I media e il coronavirus: costruirsi la frusta per la propria schiena

Pubblicato il 3 Febbraio 2020 alle 15:31 Autore: Nicolò Zuliani

Dai la cera, togli la cera: crea allarmismo, indignati perché la gente è allarmata

I media e il coronavirus: costruirsi la frusta per la propria schiena

Anche i sassi del parco del Piraghetto di Mestre sanno cos’è il coronavirus, e nel febbraio 2020 radio, televisioni, giornali, testate online e social non parlano d’altro. Questa frase è per chi capiterà qui nel 2021 e leggendo coronavirus alzerà un sopracciglio e dirà “eh?”.

I parallelismi con film catastrofici sono all’ordine del giorno; i cinefili citano Contagion, i più vintage L’ombra dello scorpione, mentre la grande maggioranza preferisce il sempiterno Virus letale. Esiste addirittura una mappa in tempo reale delle infezioni. Ovunque viene dato ampio spazio al professor Burioni che posta “siamo nei guai”. Le mascherine vanno esaurite, poi qualcuno nota che sono prodotte a Wuhan ed è il panico.

Girano foto di morti per strada, video di strade deserte (sembra 15 giorni dopo!), voci incontrollate di morti a milioni che la Cina censurerebbe – e può essere vero – a cui seguono esperti USA per cui “quasi certamente sarà una pandemia”. Paragoni con la spagnola del 1918. A Roma e a Milano si vedono girare per strada persone che indossano protezioni al viso e alle mani. Persone con tratti asiatici vengono evitate, ristoranti e negozi gestiti da cinesi sono deserti, in alcuni locali sono state affissi cartelli che proibiscono l’ingresso ai cinesi.

In tutto questo, i giornali tuonano:

Gli italiani sono razzisti

Ma mi prendete in giro?! Prima facciamo titoli da fine del mondo, martelliamo sulle paure delle persone, teniamo toni ansiogeni e cavalchiamo l’isteria per raggranellare visite, tappezziamo le prime pagine di VIP con mascherine, mostriamo corpi in camere a tenuta stagna, asiatici che vengono visitati da medici in tuta hazmat, ribadiamo che si può essere contagiati anche da chi non presenta sintomi, che il virus si diffonde più rapidamente del previsto… e se la gente prende precauzioni è razzista? Se per due mesi racconti che chi tira lo sciacquone muore, non puoi stupirti se piove merda dalle finestre. E non puoi dire che gli italiani sono incivili, al massimo siamo noi media che andremmo processati per procurato allarme.

Cosa dovrebbero fare?

Cliccare freneticamente i pezzi più clickbait e ansiogeni per poi dimenticarseli? A me dispiace per gli episodi sgradevoli che stanno subendo le persone asiatiche soprattutto perché la responsabilità è di chi fa informazione. L’unica colpa degli italiani è quella di non essere virologi e di badare ancora a bombe d’acqua, bombe d’aria, emergenza fascismo, colpi di Stato!1!! e regimi striscianti. Se persino le persone razionali, con un buon bagaglio culturale – o con un seguito importante – se la stanno facendo addosso in maniera più o meno mascherata, allora figuriamoci le anime semplici.

O meglio, gli “ignoranti”, colpevoli di badare ancora ai mass media.

Lo so che dobbiamo pronunciare “razzismo” almeno tre volte a settimana altrimenti non ci invitano nei salotti, ma posso assicurare che è puro e semplice terrore. Se adesso vado in metropolitana tutto sudato e comincio a starnutire, in cinque minuti avrò i sedili liberi e una carrozza larga.

Vogliamo scommettere che la redazione di qualunque giornale è razzista e islamofoba? Basta presentarsi con addosso un lenzuolo e camminare spediti ripetendo ad alta voce “Allah akbar”; chi si allontana o esce dalla stanza è islamofobo e mi autorizzerà a fare un sit in di protesta contro una redazione di ignoranti.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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