Pier Paolo Pasolini, questa potrebbe essere la sua poesia più bella: te ne innamorerai

Pubblicato il 5 Dicembre 2025 alle 15:30 Autore: Barbara Leotta
Chi ha ucciso Pier Paolo Pasolini
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Pier Paolo Pasolini è una figura indimenticabile, non solo per il suo impegno politico e culturale, ma anche per la sua capacità unica di fondere poesia e denuncia sociale.

Tra le sue opere più emblematiche, Le ceneri di Gramsci si distingue come un capolavoro di intensa profondità emotiva e riflessione civile, ancora oggi capace di toccare le corde più intime del lettore.

Pubblicato originariamente nel 1957, Le ceneri di Gramsci non è soltanto un omaggio al pensatore marxista Antonio Gramsci, ma un testo che segna una svolta fondamentale nella letteratura del dopoguerra italiano.

Pier Paolo Pasolini, questa potrebbe essere la sua poesia più bella: te ne innamorerai

Il poemetto che dà il titolo alla raccolta si apre con una scena carica di simbolismo: Pasolini si ferma davanti alla tomba di Gramsci, nel cimitero degli Inglesi a Roma, e da questo incontro nasce una riflessione profonda sul conflitto interiore che lo divide tra l’appartenenza borghese e l’attrazione verso le classi popolari.

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Questa tensione rappresenta il cosiddetto “scandalo del contraddirmi”, un concetto chiave per comprendere la condizione dell’intellettuale moderno secondo Pasolini. Egli si percepisce diviso, “con te e contro te”, un essere capace di amare e contestare allo stesso tempo, di partecipare senza mai sentirsi pienamente parte. È un dissidio che riflette la complessità di un’Italia in trasformazione, sospesa tra desiderio di riscatto sociale e perdita di identità.

La potenza di questa poesia risiede anche nella capacità di Pasolini di utilizzare una lingua che unisce la densità culturale a un’urgenza emotiva immediata. Il poeta romano descrive la sua città non come un semplice sfondo, ma come un protagonista vivo nelle sue borgate proletarie, nei sogni di chi lotta per emergere dalla miseria. Roma diventa così il teatro di un “credo laico”, un’idea di fede non religiosa ma profondamente umana e politica, che attraversa ogni verso.

In questo contesto, Le ceneri di Gramsci si configura come una confessione intima e una cronaca sociale, un documento poetico che racconta un’Italia ferita ma ancora vibrante, tra speranze e delusioni, progresso e disgregazione. La poesia è insieme personale e collettiva, un dialogo tra il poeta e la sua epoca, un richiamo alla responsabilità civile.

Attribuire a Le ceneri di Gramsci il titolo di “più bella poesia di Pasolini” non è solo un giudizio estetico, ma un riconoscimento del suo significato profondo. In questi versi si condensano le tematiche centrali dell’intera opera pasoliniana: la ricerca della verità, la pietà verso gli ultimi, la consapevolezza del dubbio come strumento di conoscenza.

Lo “scandalo del contraddirmi” diventa così emblema di un’esistenza divisa, segnata da un amore che non può essere semplice o lineare, ma è attraversato da conflitti e rimorsi. È la poesia del contrasto, della lucidità e della sofferenza, che riflette il dramma di un uomo che si sente traditore e al tempo stesso testimone di una storia ineludibile.

Ancora oggi, dopo quasi settant’anni dalla sua prima pubblicazione, Le ceneri di Gramsci mantiene intatta la sua forza evocativa. La poesia ci parla di un’Italia in bilico, di un intellettuale che non si rassegna a semplici etichette e cerca, attraverso il dolore e la bellezza, un senso autentico per la propria esistenza e per quella del suo paese.

**“Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere
con te e contro te; con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;

del mio paterno stato traditore
– nel pensiero, in un’ombra di azione –
mi so ad esso attaccato nel calore

degli istinti, dell’estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione

la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza; è la forza originaria

dell’uomo, che nell’atto s’è perduta,
a darle l’ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più

io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia…

Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto

ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante

dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:

ma a che serve la luce?”**

Questi versi, tratti dalla raccolta pubblicata da Garzanti nel 2015, continuano a risuonare come un monito e una testimonianza di un’Italia segnata dal conflitto tra memoria e cambiamento, tra appartenenza e distanza. Pasolini, con la sua voce unica e inconfondibile, rimane una figura imprescindibile per comprendere non solo la letteratura, ma anche la storia culturale e politica del nostro paese.