Armadio pieno? Il metodo giapponese che ti fa recuperare il 50% di spazio

Pubblicato il 14 Dicembre 2025 alle 11:00 Autore: Claudio Rossi
Metodo KonMari
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Il metodo KonMari sta conquistando sempre più persone per ciò che concerne il riordino di casa. Ecco in cosa consiste

Negli ultimi anni il metodo KonMari ideato da Marie Kondo ha rivoluzionato il concetto di riordino domestico, trasformandolo in una vera e propria filosofia di vita. Con oltre tre milioni di copie vendute e una serie televisiva di successo su Netflix, la guru giapponese ha portato il suo sistema in più di trenta paesi, tra cui l’Italia, dove il suo bestseller Il magico potere del riordino continua a essere un punto di riferimento per chi desidera migliorare la propria quotidianità attraverso l’ordine.

Ma cosa c’è dietro questo fenomeno mondiale? E quali sono i punti salienti e le critiche più diffuse attorno al metodo KonMari?

Il metodo KonMari: origini e principi fondamentali

Nata a Tokyo nel 1984, Marie Kondo ha iniziato a interessarsi al riordino fin dall’infanzia, sviluppando la sua passione già a cinque anni e iniziando a studiare seriamente il tema a quindici anni, mentre era studentessa di sociologia alla Tokyo Woman’s Christian University. Nel 2011 ha pubblicato il libro che ha dato vita al metodo KonMari, un sistema che si basa su un approccio molto personale e meditativo all’organizzazione degli spazi domestici.

Metodo KonMari
Il metodo KonMari – (termometropolitico.it)

Il cuore del metodo è molto semplice: si tratta di selezionare gli oggetti da conservare in base alla felicità o alla gioia che essi suscitano nel proprietario. Ogni oggetto va toccato, ringraziato e valutato, e solo quelli che “scatenano gioia” devono essere mantenuti. Questo approccio si traduce in una serie di passaggi precisi e ordinati per categoria: abiti, libri, documenti, oggetti vari (chiamati komono) e infine i ricordi dal valore sentimentale.

Un altro elemento distintivo è la modalità di piegatura e conservazione degli indumenti: Kondo suggerisce di piegare le magliette e gli altri capi in modo da poterli riporre in verticale, così da vedere e accedere facilmente a tutto. Questo metodo, pur non essendo una novità assoluta, ha conquistato milioni di persone per la sua efficacia nel recuperare spazio e facilitare il mantenimento dell’ordine.

Il successo di Marie Kondo non ha mancato di suscitare un acceso dibattito. Da un lato, moltissimi fan hanno abbracciato il suo metodo, raccontando trasformazioni positive non solo negli spazi domestici, ma anche nella gestione del proprio equilibrio mentale e nella percezione di sé. Alcuni hanno addirittura modificato radicalmente la loro vita, come testimoniano le numerose recensioni entusiastiche che raccontano di cambiamenti epocali a partire dall’ordine delle mutande.

Dall’altro lato, però, non sono mancate le critiche, anche molto ironiche e pungenti. Alcuni osservatori contestano l’eccessiva enfasi sul “parlare con gli oggetti” e il ringraziamento quotidiano rivolto a vestiti e scarpe, definendo questi aspetti quasi ossessivi o addirittura surreali. Altri mettono in discussione l’effettiva sostenibilità ecologica del metodo, visto che spesso si invita a buttare la maggior parte degli oggetti superflui senza una chiara indicazione di riciclo o donazione.

I principi base restano validi e utili per chi desidera iniziare un percorso di decluttering consapevole:

  • Fare decluttering per categorie, partendo dagli abiti e passando gradualmente a libri, documenti, oggetti e ricordi.
  • Valutare ogni oggetto toccandolo e chiedendosi se suscita gioia, un criterio soggettivo che aiuta a liberarsi del superfluo.
  • Piegare e riporre gli indumenti in verticale, per ottimizzare lo spazio e mantenere l’ordine nel tempo.
  • Ringraziare gli oggetti prima di disfarsene, un gesto simbolico che aiuta a distaccarsi emotivamente da ciò che non serve più.
  • Non rimandare il riordino, ma affrontarlo con decisione e continuità per evitare ricadute nel caos.