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pubblicato: domenica, 14 aprile, 2013

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I timidi segni di ripresa spingono la Romania a pensare già alle prossime Presidenziali

Fra austerity e segnali di crescita la Romania già guarda al futuro e alle nuove elezioni presidenziali, nella speranza che possano portare a un nuovo ciclo di sviluppo.  Un recente Rapporto del FMI ha infatti visto al ribasso le stime di crescita del Paese per il 2013, che si dovrebbero attestare su un risicato + 1,6% di Pil , rispetto al + 2,8% inizialmente calcolato. Ciò è dovuto in larga parte alla flessione degli investimenti stranieri (soprattutto europei), agli elevati tassi di inflazione (circa l’8% su base annua) causato dal brusco aumento dell’iva, portata dal 21% al 24% e a carenze strutturali. A questo si devono aggiungere gli effetti della riduzione della spesa pubblica, l’abbassamento dei livelli retributivi degli impiegati pubblici, licenziamenti, tagli alla sanità e all’istruzione adottati dal 2010.

[ad]Trascorsa la fase turbolenta della crisi, la Romania ha cominciato gradatamente, soltanto dalla seconda metà del 2011 a uscire dalla devastante recessione cominciata alla fine del 2008 e che nel 2009 aveva portato ad una contrazione del Pil di ben 8,9 punti percentuali.

Ora la situazione è in via di miglioramento anche se permane una fragilità di fondo. Passato il pericolo dunque, è ora  la politica a vivere un momento di forte turbolenza: le maggiori forze, che fino a ieri hanno governato unite il Paese (PSD e PNL), cominciano a dividersi.

Cominciano a formarsi gli schieramenti e si fanno già i primi nomi di candidati possibili alla Presidenza. Attualmente la Romania è governata da una coalizione di partiti di tradizioni diverse, che guidano il paese coalizzatesi in un cartello politico denominato Unione Social Liberale e costituito del partito Social Democratico guidato da Victor Ponta (attuale premier) e il Partito Nazional Liberale di Crin Antonescu. Non è detto però che alle prossime presidenziali, che si terranno fra circa un anno, le cose rimarranno come adesso. Si profila, infatti, sempre più inevitabile una frattura politica e già fin da ora i leader della coalizione vogliono mettere u’ ipoteca sulla loro candidatura alla Presidenza scompigliando l’attuale situazione di alleanze.

 

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