ESCLUSIVA TP: Simboli per le elezioni europee, al via il secondo giorno
Piano piano i misteri cadono: sono da poco passate le 6 e 40 di domenica mattina quando in testa alla fila che aspetta di depositare i simboli per le elezioni europee al Viminale si materializza Roberto Calderoli, con un vistoso plico pronto per la consegna. Era dunque legato alla Lega il primo misterioso depositante, così come il secondo, al quale è venuto a dare man forte il deputato Davide Caparini: lui addirittura ha dormito lì e poco dopo le 6 si alza da un sottile materassino posto alla base delle transenne.
Parlano dunque del Carroccio i primi due contrassegni: il primo è l’ultima variazione dell’emblema tradizionale, con la pulce del Freiheitlichen accompagnata all’Alberto da Giussano e il riferimento “Basta €uro”; il secondo contiene solo quella dicitura su fondo blu. Il significato del messaggio ripetuto due volte non è ben chiaro, toccherà al ministero capirci qualcosa. I simboli si scoprono poco dopo le 8, quando la polizia ha detto a Mirella Cece, che fino a quel momento ha tenuto l’ordine sulla piazza, che i depositanti possono entrare a gruppi di tre.

Il primo a entrare nella seconda infornata è Marco Marsilio per Fratelli d’Italia: appena la Cece chiama il suo nome, spuntano e iniziano a sventolare una ventina di bandiere, tenute ben nascoste fino a quel momento. Il contrassegno scelto somiglia in tutto a quello uscito vincitore dalle primarie, con il simbolo di An in basso, ma si è voluto inserire a ogni costo anche il cognome di Giorgia Meloni (in giallo, com’era giallo il riferimento a Fini nel contrassegno del 2006), a costo di incastrarlo in alto tra il contorno e il nome del partito, con un effetto grafico che è per lo meno discutibile. Dopo Marsilio tocca a Carlo Gustavo Giuliana, con la sua collaudata provocazione “Io non voto” e a Casa Pound.
Entra poi lo storico depositante Luciano Gesuelli (tutti pensano sia venuto a portare il contrassegno del Pd, mentre si scoprirà che ha riesumato, per precauzione e d’accordo con Pierluigi Castagnetti, il simbolo del Ppi) finché, con il numero 8 (“Mi piace molto, è il segno dell’infinito!”) è proprio il turno di Mirella Cece. Passa a qualcun altro il blocchetto con i numeri d’ordine per governare la fila e varca la soglia del palazzo: la seguiamo, mentre saluta tutti (non è un eufemismo: dopo tanti anni di pratica di deposito dei simboli e governo della fila conosce quasi tutti i poliziotti e i funzionari del servizio elettorale) e, dopo il check in, viene accompagnata da un’addetta al salone allestito per la presentazione dei contrassegni.



Il fatto è che l’Udc, con il numero 26, è arrivata più tardi: con il numero 10 era già apparsa in bacheca la Democrazia cristiana. Anzi, meglio precisare (viste le liti giudiziarie che continuano da quasi vent’anni): la Democrazia cristiana il cui segretario è il friulano Angelo Sandri. Due donne erano arrivate sabato in fila a prendere posto (“Siamo del movimento Veritas”), ma al mattino successivo con l’apparizione di Sandri in piazza si è svelato l’arcano: “E’ arrivata la Democrazia cristiana!”, ha gridato qualcuno, e non si sarebbe potuto dire altrimenti, vista la cravatta dello stesso Sandri con lo scudo in bella vista. Scatta immediata la curiosità e arrivano le interviste. E se Misuraca, richiesto di un parere sulla convivenza dei due scudi crociati, si limita a dire che “non è una novità, è già successo, toccherà al ministero decidere”, la delegazione agguerrita di Sandri ha già presentato un esposto al Viminale per lamentarsi della confondibilità dei due simboli. Staremo a vedere.

Spazio anche a Io Cambio, formazione guidata dall’ex leghista Angelo Alessandri che ha fatto un accordo con il Maie e, grazie al suo seggio parlamentare (quello di Ricardo Merlo), potrà presentarsi in tutta l’Italia senza raccogliere firme. Subito dopo, con il numero 32, finisce in bacheca il nuovo simbolo del Pd, mentre Forza Italia ha il numero 38. I big – per lo meno i partiti che sembrano avere intenzioni serie sulle liste – ormai hanno depositato tutti, compresi i Verdi europei che cercando di sfruttare il collegamento al gruppo esistente a Strasburgo (senza avere però propri eletti) per evitare la raccolta firme: sarà dura, molto dura. C’è tempo ancora mezza giornata per il deposito: nel frattempo, il rito della predemocrazia va avanti.






