Supervisione dell’attività lavorativa per garantire il rispetto delle norme di sicurezza: il ruolo del preposto
La presenza di un preposto all’interno di un’azienda è un cardine della catena della sicurezza, un guardiano d’ordine nel lavoro quotidiano. Quando un’impresa vuole davvero assicurare che le norme vengano rispettate – che le procedure non siano solo indicate, ma messe in atto – il ruolo del preposto diventa essenziale. In questo articolo si analizza come la supervisione dell’attività lavorativa, affidata al preposto, possa diventare uno strumento concreto di prevenzione degli infortuni, come delineare chiaramente compiti e responsabilità, come monitorare l’efficacia delle misure, e infine perché la formazione del preposto risulta un investimento imprescindibile.
Il quadro normativo e la definizione del preposto
Nel contesto italiano, la figura del preposto è definita all’art. 2 del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) come «persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti dei poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa».
Questo significa che il preposto non è semplicemente “un capo”, ma ha un ruolo definito, con limiti precisi e autonomia operativa: in pratica supervisiona, corregge e agisce per evitare che le procedure restino soltanto sulla carta. La nomina del preposto deve essere formalizzata dall’azienda, indicando compiti, firma di accettazione e data di incarico.
Negli ultimi anni la normativa ha subito evoluzioni: la legge di conversione del Dl 146/2021 (legge n. 215 del 2021) ha introdotto modifiche significative in materia di obblighi e responsabilità del preposto.
Va inoltre segnalato come l’Accordo Stato‑Regioni 17 aprile 2025 abbia ridefinito contenuti, durata e modalità della formazione per preposti, dirigenti e lavoratori.
In sorta: il quadro è chiaro: c’è un ruolo formalmente individuato, con compiti e poteri definiti, nel sistema della prevenzione aziendale.
Il ruolo concreto del preposto nella supervisione della sicurezza
Mettere nero su bianco le norme e consegnarle ai lavoratori non basta: serve che qualcuno vigili, che si assicuri che queste norme vengano effettivamente applicate giorno per giorno. Il preposto ha la responsabilità di supervisionare l’attività lavorativa, di verificare che le direttive del datore di lavoro o del dirigente vengano tradotte in comportamenti concreti, e che le condizioni operative siano conformi agli standard di sicurezza.
Ad esempio, se un’azienda introduce un nuovo macchinario o una nuova sostanza pericolosa, il preposto deve intervenire attivamente: verificare che la formazione operativa sia stata effettuata, che i DPI siano in uso, che le procedure siano conosciute e rispettate. Se rileva problemi o pratiche pericolose, deve segnalarli al datore di lavoro o al dirigente, e può anche sospendere un’attività se il pericolo è grave e immediato.
In concreto, la supervisione del preposto si traduce in azioni quali: controllo dei comportamenti, verifica delle condizioni delle attrezzature, segnalazione tempestiva di condizioni anomale, coinvolgimento dei lavoratori nella sicurezza attiva.
È importante capire che il preposto non si limita a osservare: ha un potere di iniziativa. Se vede una situazione non conforme, non può “aspettare”: deve intervenire, proporre, correggere. Quel potere, insieme al dovere, rende il preposto fulcro dell’efficacia delle misure di prevenzione aziendale.
Competenze, responsabilità e ambiti di vigilanza
Le competenze richieste al preposto sono trasversali: occorre che conosca la normativa, che sappia identificare rischi specifici, comprendere procedure e dispositivi, comunicare con i lavoratori e relazionarsi con figure come il RSPP o il datore di lavoro. In questo senso, la figura del preposto richiede non solo “essere capo” ma “essere competente in sicurezza”.
Le responsabilità sono pesanti. In caso di infortunio o di violazione normativa, l’azienda potrà imputare a lui una quota di responsabilità per mancata vigilanza o supervisione. La giurisprudenza recente ha chiarito che, quando il preposto aveva reale potere di intervento e non lo ha esercitato, la sua posizione è stata considerata rilevante.
In ambito di vigilanza, il preposto copre tutti i momenti dell’attività lavorativa: dall’inizio del turno, alla verifica delle condizioni, all’applicazione delle procedure, fino alla fine delle attività. Il preposto deve essere fisicamente presente o comunque raggiungibile: l’interpello n. 51 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali chiarisce che la presenza del preposto è obbligatoria sul luogo di lavoro, indipendentemente dal numero di lavoratori.
Va segnalato inoltre che la distinzione tra preposto “formalmente nominato” e “preposto di fatto” è rilevante: chi svolge le funzioni tipiche del preposto, anche senza formale incarico, può essere considerato tale dalla giurisprudenza e sottoposto a responsabilità.
In sintesi: il preposto è la chiave della supervisione, non solo un “supervisore generico”, ma la figura che materialmente traduce in comportamento ciò che la normativa prescrive.
Strumenti e approcci per una supervisione efficace
La supervisione dell’attività lavorativa per garantire il rispetto delle norme di sicurezza richiede strumenti operativi e un approccio metodico. Innanzitutto, il preposto deve avere accesso a documenti fondamentali: piano di valutazione dei rischi, DVR, procedure scritte, schede tecniche, registro di formazione. Solo così può svolgere una vigilanza informata.
In secondo luogo, la supervisione deve essere integrata: non è un’ispezione occasionale, ma un processo continuo. Il preposto deve programmare verifiche, osservare comportamenti nel real time, intervenire, dare feedback, segnalare anomalie. Deve instaurare una cultura dove ogni lavoratore sa che la sicurezza non è un optional.
Un terzo aspetto è il coinvolgimento attivo dei lavoratori. Il preposto può organizzare brevi momenti di confronto, verificare che i lavoratori sappiano cosa fare in caso di emergenza, che abbiano compreso i rischi specifici, che partecipino alle simulazioni. Un approccio proattivo migliora la percezione di responsabilità di ciascuno.
Un quarto strumento è la comunicazione: il preposto deve saper comunicare in modo chiaro, adattando il linguaggio all’ambiente di lavoro, spiegare i motivi delle procedure, ricevere segnalazioni dai lavoratori, agire sulle non conformità con trasparenza. Quando il preposto è percepito come “partecipe” della sicurezza e non solo come “controllore”, l’efficacia sale.
Infine, il preposto deve osservare se le misure funzionano nella pratica, se emergono nuovi rischi, se procedure e DPI vanno aggiornati. In questo senso, un sistema di feedback continuo è essenziale.
Con tutti questi strumenti il preposto assume un ruolo di leadership operativa per la sicurezza: non impone, ma guida, non ammonisce solo, ma previene.
L’importanza della formazione per il preposto alla sicurezza
La formazione del preposto è un investimento strategico. A livello normativo, l’articolo 37 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che il datore di lavoro assicura che il preposto riceva “una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha ridefinito in maniera precisa obiettivi, durata, contenuti e modalità della formazione del preposto.
Una formazione ben strutturata consente al preposto di svolgere il suo incarico con maggiore consapevolezza: capire i rischi specifici, valutare i comportamenti, comunicare efficacemente, intervenire in emergenza, dare feedback. È anche un elemento che rafforza la credibilità del preposto agli occhi dei lavoratori: vedere che la persona ha competenze certifica che la supervisione è seria.
I migliori enti formativi propongono sia il corso di formazione preposto e sia il corso di aggiornamento preposto in modalità videoconferenza. I corsi coprono ruolo, responsabilità del preposto, rischi tipici, misure preventive, organizzazione della sicurezza e modalità di comunicazione con i lavoratori.
Investire in formazione significa anche mitigare il rischio di sanzioni: in caso di mancata formazione o aggiornamento, le ispezioni possono rilevare carenze e attribuire responsabilità. Con la formazione, la supervisione acquistata dal preposto non è solo efficace, ma anche documentata.
Infine, la formazione alimenta un circolo virtuoso: il preposto informato può contribuire a sviluppare procedure più efficaci, favorire segnalazioni, proporre miglioramenti, e generare un ambiente di lavoro più sicuro e responsabile. Solo così la supervisione non resta un “atto isolato”, ma si inserisce nel processo di miglioramento continuo aziendale.