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pubblicato: mercoledì, 12 marzo, 2014

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Renzi: “1000 euro in più all’anno a chi ne guadagna fino a 1500”

“Saranno cento giorni di lotta molto dura per cambiare pubblica amministrazione, fisco e giustizia”. Lo afferma Matteo Renzi nella conferenza stampa a conclusione del Consiglio dei ministri che ha varato il piano per il rilancio dell’economia. Questi tre punti, comunque, non sono stati oggetto di discussione nel cdm, che ha visto come punto centrale la riduzione del cuneo fiscale sulle famiglie.

Taglio dell’Irpef – Dal 1° maggio “per i lavoratori dipendenti o assimilati, il limite è 25.000 euro lordi, che significa circa 1500 al mese netti. Queste persone sono i destinatari del nostro intervento, che permetterà loro di recuperare circa 1000 euro all’anno”. La platea interessata è di circa 10 milioni di italiani ed è formata da persone che hanno contratti da lavoro dipendente o parasubordinato. Il costo totale avrà un costo di circa 10 miliardi di euro.

Taglio dell’Irap – Dal 1° maggio diminuirà anche la tassazione sull’Irap di 10 punti percentuali, finanziata dall’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, che passeranno dal 20% al 26%. “Abbassiamo il costo del lavoro alzando la tassazione sulle rendite, equiparata a livello europeo. Non toccheremo i bot”, ha assicurato il Presidente del Consiglio, che poi ha aggiunto: “Dal 1° maggio ridurremo del 10% anche il costo dell’energia per le Pmi”.

Riforma del Lavoro – “Nei prossimi giorni spiegheremo una manovra sul lavoro giovanile, che io ricomprendo nella fascia d’età tra i 18 e i 29 anni”. “Dobbiamo creare posti di lavoro con l’impresa sociale, a cui destineremo 500 milioni”. Per le misure sul lavoro Renzi promette un decreto e un disegno di legge. “Nel decreto semplificheremo la legge Fornero, con il contratto a termine che può valere al massimo 3 anni”. “Inoltre rivedremo l’apprendistato”.

renzi

Coperture – Per quanto concerne le coperture, il premier assicura che “il dettaglio dei numeri sarà nel Def che sarà presentato nei prossimi giorni, ma già il premier ha cercato di dare un’idea delle possibili fonti di raccolta della somma necessaria precisando che circa 7 miliardi arriveranno dalla spending review. Si potrà poi utilizzare parte del margine l’attuale 2,6% e il 3% di rapporto massimo tra deficit e pil («che nessuno si sogna di superare») che vale fino a 6 miliardi («ma che non intendiamo utilizzare per intero»).  “Lo Stato italiano spenderà i propri soldi nel rispetto dei limiti europei”.La copertura di questa somma arriverà «dal risparmio di spesa», da altre manovre di bilancio e, ha assicurato il premier, «senza aumento di tassazione». «Sarà lo Stato – ha precisato – a stringere un po’ la cinghia».

Credit crunch ed edilizia scolastica – Previsto il rafforzamento del fondo di garanzia per il credito, con 500 milioni di risorse in più. Questo strumento, ha ricordato il premier insieme a Graziano Delrio, “ha già garantito 10 miliardi di euro di accesso al credito. E’ una misura importante e significativa, le aziende sanno quanto è importante”. In relazione al piano per le scuole, le risorse a disposizione sono 3,5 miliardi e dal 1° aprile sarà attiva presso il Miur una unità di missione che segua il lavoro di rilancio dell’edilizia.

Altri provvedimenti – Il premier ha snocciolato una serie di provvedimenti di carattere economico, che serva a dimostrare come la politica dia il buon esempio. “Dal 26 marzo al 16 aprile – ha spiegato ad esempio – le auto blu andranno all’asta come abbiamo fatto a Firenze. Sono oltre 1500. Dal 26 marzo andranno all’asta». Il premier ha poi garantito lo sblocco «immediato e totale» dei debiti della pubblica amministrazione: «22 miliardi già pagati – ha sottolineato – e 68 miliardi che pagheremo entro luglio». Il premier parla anche del piano casa, che prevede invece uno stanziamento da 1,7 miliardi. L’ultimo provvedimento annunciato riguarda la diminuzione del 10% del costo dell’energia per le Pmi.

Italicum e riforme istituzionali – Una battuta, infine, sulla legge elettorale: “Sono molto contento, nonostante i gufi, che l’Italicum sia stato approvato alla Camera con 200 voti di scarto”. Poi l’annuncio a sorpresa: “Se non riesco a superare il bicameralismo perfetto considero conclusa, oltre che l’esperienza del governo, anche la mia carriera politica”.

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