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pubblicato: lunedì, 15 settembre, 2014

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Riforme, spending review e Legge di Stabilità Inizia la partita a scacchi tra Renzi e l’UE

renzi

Con l’insediamento della nuova Commissione Europea, inizia ufficialmente la battaglia di Matteo Renzi in UE per la concessione di una maggiore flessibilità, vitale per evitare che – come sottolineato dallo stesso premier e dal ministro Padoan – “l’Italia muoia di eccessivo rigore”.

FLESSIBILITA’ – Matteo Renzi ha già avvertito i partner comunitari: “Dall’Europa non ci aspettiamo lezioni, ma i 300 miliardi di investimenti”. Un messaggio che suona più o meno così: sappiamo di dover fare i compiti a casa ma non accetteremo alcuna supervisione. Ma intanto si avvicina la stretta sulla legge di stabilità, con la necessità di reperire risorse per effettuare i tagli alla spesa da 20 miliardi suggeriti dal piano di spending review approntato dal commissario Carlo Cottarelli.

TECNOCRATI – Nonostante le difficoltà, Renzi non ha intenzione di cedere all’UE. Il suo pensiero sull’operato e l’utilità dei tecnocrati è già stato espresso chiaramente nel corso del suo intervento alla Fiera del Levante, sabato scorso a Bari: “Dopo anni di ubriacature per soluzioni tecniche o tecnocratiche è arrivato per la politica il momento di fare la propria parte”.

padoan ministro economia

SOVRANITA’ – Ma intanto c’è da registrare anche la posizione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Il quale, a margine del vertice Ecofin di sabato scorso, non ha chiuso la porta all’ipotesi di supervisione europea sul processo di riforme da attuare: “Il controllo europeo sulle riforme è uno strumento utile, perché è un controllo reciproco dei Paesi tra pari che si scambiano esperienze, non è solo un elemento di disciplina ma anche di apprendimento”. Una sostanziale apertura ad una parziale ed ulteriore cessione di sovranità, alla quale Renzi invece sembra ancora contrario.

EXIT STRATEGY – Così la soluzione finale potrebbe essere un compromesso: una parziale cessione di sovranità in cambio di un allentamento sui vincoli di bilancio. Venendo incontro alla richiesta di coordinamento delle riforme da parte dell’UE ma ottenendo la sospirata flessibilità. Garanzie su un pacchetto di riforme strutturali – dalla Pubblica Amministrazione a Scuola e Giustizia, oltre ad interventi sull’articolo 18 – in cambio di un lasciapassare per una legge di stabilità “più morbida”, restando sotto al 3% del rapporto deficit/pil ma sforando l’obiettivo di 1.8% per il 2015. Allontanando quindi lo spettro di ulteriori manovre correttive. La partita a scacchi è appena iniziata.

Emanuele Vena

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