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pubblicato: mercoledì, 11 febbraio, 2015

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Il Senato approva il Ddl contro il negazionismo

Palazzo Madama dà il disco verde al disegno di legge sul negazionismo, presentato dalla senatrice democratica Silvana Amati. Il provvedimento passa con 234 voti favorevoli, 8 astenuti e 3 contrari ed andrà, ora, all’esame della Camera dei Deputati. Il disegno di legge, che modifica l’articolo 3 della legge 654 del 1975, che ha ratificato e posto in esecuzione la Convenzione di New York del 1966, punisce con “la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 10.000 euro” l’apologia e la negazione di tre fattispecie di crimini previsti dallo Statuto della Corte penale internazionale: genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Prevenzione nelle scuole

La norma si applica anche nei confronti di chi “propaganda idee, distribuisce, divulga o pubblicizza materiale o informazioni, con qualsiasi mezzo, anche telematico, fondati sulla superiorità dell’odio razziale, etnico o religioso” o chi incita, fa propaganda o commette discriminazioni “con particolare riferimento alla violenza e al terrorismo”. Due ordini del giorno, poi, sono stati accolti come raccomandazioni. Il senatore grillino Airola, infatti, ha chiesto che il governo impartisca direttive affinché le scuole approfondiscano i crimini di guerra e i genocidi nel XX secolo, mentre la senatrice leghista Erika Stefani ha particolarmente insistito sul caso delle Foibe.

Altrettanto soddisfatte, poi, sono le comunità ebraiche, che hanno plaudito al provvedimento. Il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Gattegna ha affermato che il ddl oggi licenziato da Palazzo Madama “costituisce un baluardo della difesa della libertà di tutti, mirato a colpire i falsari che tentano di negare la Shoah, di offenderne le vittime e di colpire chi difende il valore universale della Memoria”.

Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, invece, all’Adnkronos ha parlato di un “evento importante per il passato e per il futuro” sottolineando che “l’Italia è il 15° Paese che prende la strada segnata dal protocollo di Budapest” e l’Europa “non è solo moneta unica e parametri, ma c’è anche per questi valori comuni”.

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