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pubblicato: mercoledì, 4 marzo, 2015

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Espulsione Cesare Battisti: il Brasile non lo consegnerà all’Italia

espulsione cesare battisti

Espulsione Cesare Battisti: un tribunale brasiliano ha ritirato la concessione permanente di residenza all’ex terrorista ma senza chiederne l’estradizione.

La decisione del tribunale

Cesare Battisti, nel 1988, era stato condannato in Italia per dei fatti commessi dieci anni prima quando apparteneva ai Proletari armati per il comunismo. Il Brasile gli aveva concesso lo status di rifugiato politico. Adesso, un tribunale ha accolto la richiesta della procura federale: la giudice Adverci Rates Mendes de Abreu ha spiegato che Battisti è “di fatto un cittadino straniero senza documenti in Brasile, e visto che è stato condannato per crimini nel suo paese di origine, non ha diritto di rimanere”.

Negli scorsi anni sia la Corte Suprema brasiliana sia l’ex presidente Lula avevano rifiutato la richiesta di estradizione presentata dall’Italia. La giudice Abreu ha sottolineato che la sua richiesta non è in contraddizione con questa linea, poiché non è stata richiesta l’estradizione ma unicamente l’espulsione. Insomma, Battisti non verrà consegnato all’Italia, potrà andare in un paese che sia disposto a ospitarlo, come il Messico o la Francia. Tuttavia, Battisti ha ancora la possibilità di presentare ricorso contro la decisione giudiziaria.

espulsione cesare battisti

Un caso controverso

Cesare Battisti è nato a Latina nel 1954. Nel 1972 viene arrestato per rapina, due anni dopo per rapina e sequestro di persona. Nel 1977 viene incarcerato sempre per rapina e conosce Arrigo Cavallina, fondatore dei Proletari armati per il comunismo (PAC). Uscito di galera si trasferisce a Milano e comincia a partecipare attivamente alle azioni dei PAC: sabotaggi, rapine, aggressioni e omicidi. Verrà riconosciuta la sua partecipazione diretta o indiretta a 4 diversi omicidi.

I processi riguardanti proprio questi ultimi fatti si svolgeranno in contumacia. Arrestato nel 1979, Battisti evaderà nel 1981. Quindi lascerà l’Italia per non farvi più ritorno. Andrà in Francia, protetto dalla “dottrina Mitterand”, poi in Messico e di nuovo in Francia. Quando la “dottrina” viene abolita e viene annunciata la sua estradizione in Italia, nel 2004, fugge in Brasile. Qui viene arrestato nel 2007 ma, nel 2009, gli viene concesso lo status di rifugiato politico. Tarso Genro, ministro della Giustizia brasiliano, dichiarò che l’incolumità di Battisti in Italia era a rischio a causa delle sue idee politiche.

Nel 2009 la Camera dei deputati ha votato all’unanimità una mozione che chiedeva al Brasile la revoca dello status di rifugiato politico. Nello stesso anno il Supremo Tribunal Federal ha considerato illegittimo lo status di rifugiato politico concesso a Cesare Battisti dal governo brasiliano, la sentenza lasciava, però, la decisione finale alla presidenza della Repubblica. Nel 2010 il presidente Lula, nell’ultimo atto ufficiale della sua presidenza, ha negato l’estradizione. Dopo il suo insediamento, Dilma Rousseff ha chiesto il nuovo esame da parte del Supremo Tribunal Federal. Nel giugno del 2011 il tribunale ha votato contro l’estradizione.


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