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pubblicato: martedì, 5 maggio, 2015

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Messico: una “nuova” guerra alla droga

Messico: dopo l’attacco contro un elicottero dell’esercito da parte del cartello di Jalisco, il governo ha dato il via a un’operazione militare su la larga scala.

Il cartello di Jalisco

La forza dello stato messicano si farà sentire nello stato di Jalisco – ha detto il commissario per la sicurezza nazionale Alejandro Rubidomolto presto arriveranno risultati soddisfacenti”. Il governo messicano ha deciso di mettere in campo tutte le proprie energie per contrastare il crescente potere dell’organizzazione basata a Guadalajara, capitale dello Stato di Jalisco.

Il mese scorso in un attentato sono stati uccisi 15 agenti di polizia. Nella giornata di venerdì, invece, un elicottero militare che partecipava all’operazione anti-droga denominata, appunto, “Jalisco” è stato colpito da un razzo sparato dai trafficanti. Quasi simultaneamente, sono state date alle fiamme 11 banche e 5 stazioni di servizio in tutto lo stato. L’ondata di violenza è stata causata, ha detto il governatore Aristoteles Sandoval, “dalla volontà del governo di andare fino in fondo e arrestare tutti i leader dell’organizzazione”.

Il cartello dello Stato di Jalisco, da 5 anni a questa parte, si sta segnalando come uno degli attori più importanti del narcotraffico messicano. A gestirlo una “nuova generazione” di intraprendenti “signori della droga” che hanno saputo approfittare del vuoto di potere lasciato da altre organizzazioni (Zeta, Caballeros Templarios), la cui capacità operativa è diminuita in seguito alle offensive governative.

messico jalisco

“Nuova” guerra alla droga

Il cartello di Jalisco (oltre a distinguersi per un’insolita capacità di infiltrare le istituzioni) si è dimostrato coeso e in grado di rispondere alle operazioni condotte da esercito e polizia. Ad ammetterlo proprio Rubido che, dopo l’attacco all’elicottero (la prima volta che un cartello attacca un velivolo militare), ha dichiarato: “questo gruppo criminale possiede una non indifferente potenza di fuoco”.

Come rilevano molti analisti, il governo messicano non ha le risorse per affrontare più di un cartello alla volta, dunque, quando ne attacca uno, gli altri tendono a rafforzarsi. Inoltre, le autorità centrali riscontrano molte difficoltà nella repressione di quei piccoli gruppi che si formano una volta smantellata un’organizzazione più grande.

A peggiorare la situazione per il governo di Pena Nieto lo stato pietoso in cui versano le forze dell’ordine. Nonostante i tentativi di riforma (i disegni di legge che dovrebbero radicalmente modificare la struttura degli apparati di sicurezza sono in stallo al Senato), le statistiche ufficiali dicono che il 47% degli “agentes municipales” non sono sufficientemente addestrati. Nel frattempo una ”nuova” (100mila morti negli ultimi 8 anni) guerra alla droga sta per scoppiare ma la polizia continua a essere percepita come un’istituzione “corrotta” dal 90% dei messicani.

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