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pubblicato: domenica, 19 luglio, 2015

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L’Italia e l’euro – Inflazione e tassi

Euro, Italia, Infazlione e Tassi

In questo articolo intendiamo analizzare brevemente le implicazioni dell’adozione dell’Euro da parte dell’Italia, con particolare riferimento alle conseguenze sui livelli di inflazione e sulla dinamica dei tassi di interesse comportate dal passaggio da una moneta debole e persistentemente soggetta a svalutazione, come la Lira, ad una moneta forte, come la divisa unica europea.

Generalmente parlando, minore inflazione, cioè più stabilità di potere d’acquisto del denaro, significa ovviamente tutela del valore reale dei redditi fissi, cioè salari [Grafico 1], pensioni, canoni di locazione, ecc…); ma significa anche maggiore incentivo al risparmio, in virtù della relativa “solidità” della moneta accantonata; e significa soprattutto, grazie all’assenza di eccessive fluttuazioni dei prezzi, riduzione dell’incertezza riguardo agli investimenti di lungo periodo per gli istituti finanziari e per le imprese.

Grafico 1

L'Euro

Il rallentamento dell’inflazione (Indice Prezzi al Consumo cresciuto del 45% nel periodo 1999-2015 contro il 200% del periodo 1982-1998) ha comportato più potere d’acquisto per i salari: particolarmente favorevole il decennio 2000-2009.

 

Euro e mercato del credito

Proprio perché sui prestiti denominati in una valuta stabile gli operatori economici richiedono una remunerazione minore di quella richiesta sui prestiti denominati in una valuta che si deprezza, il passaggio all’Euro ha implicato per l’Italia un’enorme riduzione del costo del denaro. Accompagnato dalla discesa dell’inflazione dal 5%-6% dei primi anni ’90 al 2% circa degli anni ‘2000, il tasso ufficiale di sconto della banca centrale è crollato dal 10% e oltre fino al 2% e poi allo 0,05% [Grafico 2], trascinando al ribasso anche gli interessi sui mutui e su tutti i prestiti a famiglie e imprese. L’Euro, insomma, ha comportato innanzitutto più facilità di accesso al credito e quindi maggiore disponibilità di liquidità per l’economia, come evidenziato anche dalla rapida crescita degli aggregati monetari.

Grafico 2

Euro, TUS, inflazione, M2

L’Euro ha comportato per l’Italia una drastica riduzione del costo del denaro e conseguentemente maggiore liquidità a disposizione dell’economia.

 

Euro e indebitamento dello stato

Della discesa dei tassi ha beneficiato anche il governo nazionale: lo stato infatti, con l’introduzione dell’Euro, ha visto un ingente calo dei tassi sui propri titoli di debito, sia in termini nominali, che in termini reali, cioè al netto dello “sconto” dell’inflazione [Grafico 3]. Ciò ha comportato una significativa riduzione della spesa per interessi in proporzione al PIL da livelli superiori al 10% al 4% circa: il risparmio per l’erario, e quindi per i contribuenti, nel periodo 1999-2011 è stato quantificato in almeno € 500 Md. vale a dire più di € 40 Md. l’anno[1]: un importo enorme di maggiori risorse da destinare ad altri capitoli di spesa oppure alla riduzione della pressione fiscale, a seconda delle scelte politiche. Quindi è falso sia che l’ingresso nell’unione monetaria abbia provocato per l’Italia un aumento della spesa per interessi, sia che la bassa inflazione garantita dalla moneta unica abbia in qualche modo limitato la capacità d’indebitamento dello stato rispetto dall’era della Lira.

Grafico 3

L’Euro ha compresso i costi di finanziamento e quindi la spesa per interessi a carico dello stato italiano.

 

Euro e crescita economica

Notiamo inoltre che, contrariamente a quanto spesso affermato, l’introduzione dell’Euro non ha avuto alcun impatto negativo sulla crescita. Il PIL pro capite dalla fine degli anni ‘70 alla fine degli anni 2000 cresce in modo abbastanza lineare e si arresta drammaticamente solo a seguito della crisi finanziaria del 2008 [Grafico 4]. Il debito pubblico pro capite invece continua a crescere costantemente, determinando l’esplosione del rapporto debito/PIL, ma non certo a causa degli interessi sul debito stesso, che anzi tendono a decrescere sempre di più; bensì evidentemente a causa di altri capitoli di spesa che rimangono attualmente in espansione nonostante la stagnazione del PIL.

Grafico 4

L'Euro non ha strozzato la crescita economica italiana ne ha aggravato la dinamica del debito pubblico.

L’Euro non ha strozzato la crescita economica italiana né ha aggravato la dinamica del debito pubblico.

Alla luce dei dati qui analizzati, possiamo concludere che, al netto delle libere decisioni politiche del governo nazionale e di eventuali variabili extra-monetarie qui non considerate, l’introduzione dell’Euro ha avuto per l’Italia un impatto sicuramente positivo, sia nella stabilizzazione del potere d’acquisto dei redditi fissi, a tutto vantaggio di salariati e pensionati; sia sul mercato del credito, con benefici per le imprese che hanno effettuato investimenti e per le famiglie che hanno acceso mutui; sia infine sui conti pubblici e quindi sui contribuenti.

[1] https://oraliberale.wordpress.com/2012/11/03/quanto-abbiamo-risparmiato-in-interessi-con-leuro/


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25 comments
Anna Friscia
Anna Friscia

A questo punto dovresti chiederlo anche per una parte del PD (fassina e c. E una serie di premi nobel per l'economia)

Gianluca Mencarelli
Gianluca Mencarelli

ma commercianti a parte...chi prendeva 2 milioni di lire e si è ritrovato con 1000 euro?

Paolo Minioni
Paolo Minioni

io rimango pro euro..agli inizi non capivo il motivo ma ora si...in un mondo globalizzzato, e un Paese che compra materie prime per poi lavorarle e rivenderle, l'euro è una moneta ok..inoltre tra mutui, movimenti bancari in europa, bonifici e cambi vari, con l'euro è una pacchia..prima dell'euro un bonifico verso la germania mi costava 12 mila lire...ora zero..e poi ci sono tanti altri vantaggi ma non voglio dilungarmi

Fernando Giannoni
Fernando Giannoni

Come si fa a dirlo a Grillo? Ed a Salvini? Trovate un modo indolore per spiegarglielo.

Tiziano Tumiatti
Tiziano Tumiatti

Perché nei negozi il cambio è stato di 1 a 1 e non 2 a 1. Il governo di allora non ha fatto niente, o per incapacità o per interesse elettorale. I commercianti poi la stanno pagando ora. Ma è una triste consolazione.

Giuseppe Serra
Giuseppe Serra

Il popolo é manipolabile a prescindere, se diamo per scontata la sua ignoranza. Grazie alle distorsioni antidemocratiche attuate in Unione Sovietica e nei Paesi satelliti, l'ideologia socialista ha perso. E questo è un dato di fatto. Hanno vinto i sacerdoti del liberismo e del sistema bancario e speculativo, divaricando ulteriormente le diseguaglianze sociali. Anche questo, é un dato di fatto. Populismo? 😏

Franco Gulino
Franco Gulino

"Il debito pubblico estero un è cancro che si moltiplica, invade l’organismo e lo uccide - l’imperialismo ha creato questa malattia, ha creato questo cancro che deve essere estirpato chirurgicamente, totalmente. Non vedo altra soluzione". Fidel Castro - 5 agosto del 1985 a L’Avana.

Cristaldini Roberto
Cristaldini Roberto

Dalla entrata nell'euro il risparmio sul debito in interessi e' stato fra gli 80 e i 90 m.di anno, soldi che a differenza di altri paesi non sono stati destinati alla diminuzione del debito o a investimenti pubblici, ma ad alimentare clientele, caste, stipendifici, corruzione ecc dx e sin. Non solo, in questi anni il debito e' cresciuto. Per rimediare a tutto questo la soluzione non sono né i grulli, ne' Salvini, ne' la brigata kalimera, ma un programma serio di riforme possibili

Paolo Graziani
Paolo Graziani

C'è stata una parte di commercianti (soprattutto piccoli commercianti) che ha approfittato del cambio lira-euro per fregare un po' di affannati mentali incompetenti in aritmetica. Tutto il resto sono balle populiste.

Paolo Graziani
Paolo Graziani

See, vabbe'. Populismo è fare discorsi basati su luoghi comuni privi di fondamento, discorsi che fanno presa sul popolo solo perchè il popolo è ignorante e manipolabile (da chi fa questo tipo di discorsi).

Lorenzo Bonfini
Lorenzo Bonfini

Infatti indovina chi c'era nel 2002 al governo. ma tutti "nOOOOoooOOO, è tutta colpa di Prodi!1!!1!!"

Gianfranco Dalla Battista
Gianfranco Dalla Battista

Per quanto capisco io la macroeconomia ne ha avuto vantaggio con interessi minori da pagare. In quel momento andavano imposti i controlli dei prezzi al dettaglio, vero calo del potere di acquisto. Spettava al governo di allora e con i soldi risparmiati dagli interessi pubblici fare le rifirme che la Germania ha fatto e abbassare le tasse.

Giuseppe Serra
Giuseppe Serra

Quando si fanno discorsi DAL popolo e PER il popolo, si viene tacciati di populismo. Un tempo si veniva accusati di "comunismo". Le mode cambiano e a ruota i presunti insulti. Mah... \U0001f60f

Gianluca Mencarelli
Gianluca Mencarelli

1 marco 990 lire, il giorno dopo 1 marco 1 euro, 2000 (lire circa) 1 euro, qualcosa non ha quadrato....il resto è vita quotidiana, disoccupazione povertà mancanza di futuro...

Giuseppe Serra
Giuseppe Serra

Concordo. Questi sono tecnicismi che portano acqua esclusivamente ai burocrati di Bruxelles ed alla loro religione liberista. La vita vera, quotidiana e reale , é tutt'altra cosa. Il resto è aria fritta.

Gianluca Mencarelli
Gianluca Mencarelli

ma fammi il piacere, che è stato raddoppiato tutto e nessuno a controllato un cazzo, oltre ad aver svenduto la lira....

Paolo Graziani
Paolo Graziani

tutte balle populiste. "La mattina dopo" l'entrata in vigore dell'euro non era cambiato praticamente niente, quanto a potere d'acquisto.

Gianluca Mencarelli
Gianluca Mencarelli

bene scienziati, allora spiegatemi perché un soggetto che guadagnava 2 milioni di lire al mese e faceva una vita dignitosa, la mattina dopo l'entrata della moneta unica con 1000 euro al mese faceva e fa la fame? a me stanno bene i grafici e tutto il resto. ma la realtà è quella che vi ho espresso io.