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pubblicato: giovedì, 2 luglio, 2015

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Crisi greca, le richieste dell’Europa, nessun massacro, ma un adeguamento al resto del continente

crisi greca , due tweet scritti in inglese e in greco

Domenica, il giorno dell’annuncio della chiusura della banche in Grecia la mossa mediatica del giorno è stata fatta da Juncker, dopo quella di Tsipras il giorno precedente, ovvero la convocazione di un referendum sull’accettazione delle proposte dei creditori europei e del FMI alla Grecia per il 5 luglio.

Da navigato politico (è stato per 19 anni premier lussemburghese) si è rivolto direttamente al popolo greco che domenica prossima si dovrà recare alle urne e ha pubblicato il testo delle richieste dei creditori

crisi greca , due tweet scritti in inglese e in greco

Possiamo leggerle nel link a piè di pagina qui:

Di cosa si tratta? A prima vista è chiara l’impostazione liberista, molto diversa da quella di Tsipras e Syriza, che si basava in massima parte su aumenti delle imposte alle imprese e promesse di maggiori controlli sull’evasione fiscale, anche se negli ultimi giorni effettivamente le distanze tra le due parti si erano ridotte.

In realtà ad osservare i singoli punti più rilevanti si tratta nè più nè meno di adeguare la Grecia agli standard europei, Italia compresa.

Crisi greca, le richieste sull’IVA

Prendiamo l’IVA. In Grecia l’aliquota più alta è al 23%, quella intermedia al 13%, la più bassa al 6%

Di fatto ci sono diversi Paesi in Europa con aliquota più alta, come vediamo di seguito

crisi greca, tabella con elenco di Paesi e aliquote iva

L’Ungheria è al 27%, la Svezia e la Danimarca al 25%, la Romania e la Finlandia al 24%, per esempio. In tutta Europa vi è stato negli ultimi anni uno spostamento verso la tassazione indiretta, sui consumi, spesso anche per rimediare alle lacune nei sistemi con base impositiva ridotta, a causa di evasione o lavoro nero, come del resto Italia e Grecia, e per non pesare invece sulle attività produttive.

L’Europa chiede:

The reform will target a net revenue gain of 1 percent of GDP on an annual basis from parametric changes. The new VAT system will: (i) unify the rates at a standard 23 percent rate, which will include restaurants and catering, and a reduced 13 percent rate for basic food, energy, hotels, and water (excluding sewage), and a super-reduced rate of 6 percent for pharmaceuticals, books, and theater; (ii) streamline exemptions to broaden the base and raise the tax on insurance; and (iii) eliminate discounts, including on islands.

E’ stato accontentato il governo greco sull’esistenza di una terza aliquota del 6% per prodotti come i farmaci, ma anche i libri e il teatro. Ricordiamo che in Italia l’IVA sui farmaci è al 10%!

Il punto di attrito è però sull’IVA al 23% per ristoranti e catering, che la Grecia rifiuta, e sull’eliminazione dello sconto del 30% sull’IVA nelle isole.

Sconti del genere non esistono altrove, per esempio sulle isole italiane, e l’IVA su hotel e ristoranti peserebbe più sui turisti stranieri, certamente più ricchi del greco medio, che viene a usufruire di servizi turistici già più economici della media europea. Inoltre è stata accettata la richiesta di Tsipras di non alzare l’IVA sull’energia dal 13% al 23%, come inizialmente era stato domandato.

Crisi greca, le pensioni, la madre di tutti i conflitti

  • Create strong disincentives to early retirement, including the adjustment of early retirement penalties, and
    through a gradual elimination of grandfathering to statutory retirement age and early retirement pathways
    progressively adapting to the limit of statutory retirement age of 67 years, or 62 and 40 years of contributions by 2022, applicable for all those retiring (except arduous professions, and mothers with children with disability) with (26 June 20h00) List which takes account of proposals of the Greek authorities received on 8, 14, 22 and 25 Juneimmediate application;
  •  adopt legislation so that withdrawals from the Social Insurance Fund will incur an annual penalty, for those
    affected by the extension of the retirement age period, equivalent to 10 percent on top of the current penalty of 6 percent;
  •  integrate into ETEA all supplementary pension funds and ensure that, starting January 1, 2015, all supplementary pension funds are only financed by own contributions;
  •  Gradually phase out the solidarity grant (EKAS) for all pensioners by end-December 2019. This shall start
    immediately as regards the top 20% of beneficiaries with the modalities of the phase out to be agreed with the
    institutions;
  • freeze monthly guaranteed contributory pension limits in nominal terms until 2021 ;
  • provide to people retiring after 30 June 2015 the basic, guaranteed contributory, and means tested pensions only at the attainment of the statutory normal retirement age of currently 67 years;
  • increase the health contributions for pensioners from 4% to 6% on average and extend it to supplementary
    pensions;

Queste le richieste dei creditori sulle pensioni. Come avevamo detto nel nostro precedente articolo, il problema greco è che le riforme fatte nel 2010 e 2012 hanno salvato tutta quella fascia a spanne al di sopra dei 50 anni, che comunque progettava di andare in pensione entro 10 anni, rimandando i sacrifici al futuro. Così, di fatto il 75% dei lavoratori va in pensione prima dei 61 anni, e il 31% dei dipendenti pubblici e il 17% di quelli privati va prima dei 55 anni.

I creditori chiedono che si aumentino i disincentivi al pensionamento anticipato, oggi ampiamente preferito dai greci.

E che all’età di 67 anni per ritirarsi, oppure di 62 anni + 40 anni di contributi, si arrivi per il 2022. Inizialmente Tsipras aveva chiesto che la data fosse il 2036, e poi il 2025, fino a cedere all’ultimo sul 2022. Si sa, quando si tratta di un impegno comunque per il futuro i governi mediterranei sono molto più malleabili, visto che per allora la patata bollente sarà probabilmente in altre mani.

Inutile ricordare che la legge Fornero del dicembre 2011 ha sancito l’entrata immediata in vigore della riforma, o quasi, con i problemi di scalone che sappiamo (la classe 1952 che si è vista ritardare di 7 anni il pensionamento), e quindi anche qui, come per l’IVA, si tratta di una richiesta non certo eccezionale per la Grecia, ma in linea con gli standard di altri Paesi europei.

Un punto più controverso è la richiesta di eliminazione del EKAS, ovvero il fondo di solidarietà, ovviamente non legato ai contributi, che porta le pensioni più basse a 700€. E’ una misura dura, ma pensiamo al fatto che, detto in modo brutale, in un Paese con costo della vita superiore come l’Italia, le pensioni minime sono a 500€, e in Grecia come in Italia moltissimi giovani che hanno la fortuna di non essere disoccupati guadagnano esattamente queste cifre.

Quello che è certo è che non può proseguire una situazione come quella seguente:

Circa il 40% dei finanziamenti alle pensioni greche arriva da trasferimenti centrali, ovvero dalla tassazione generale, e non dai contributi, una situazione che con l’invecchiamento generale non può che peggiorare. Sempre più risorse dello Stato sarebbero destinate alle pensioni invece che a servizi o scopi produttivi, un Paese basato sulle pensioni invece che sul lavoro e l’impresa, una ricetta per il declino continuo.

Crisi greca, il mercato del lavoro, i creditori chiedono di imitare il resto d’Europa

Esemplare è il breve capitolo sul mercato del lavoro

Launch a consultation process similar to that foreseen for the determination of the level of the minimum wage (Art.
103 of Law 4172/2013) to review the existing frameworks of collective dismissals, industrial action, and collective
bargaining, taking into account best practices elsewhere in Europe. Further input to the review described above will be provided by international organisations, including the ILO. The organization and timelines shall be drawn up in consultation with the institutions. No changes to the current collective bargaining framework will be made prior to the conclusion of the review and in any case not before end -2015. Any proposed changes to the legislative
frameworks will only be adopted in agreement with the EC/ECB/IMF. The authorities will take actions to fight
undeclared work in order to strengthen the competitiveness of legal companies and protect workers as well as tax
and social security revenues.

Come si vede non vengono date neanche indicazioni precise ma viene chiesto di imitare le “best practices” nel resto d’Europa, in termini di licenziamenti collettivi, e negoziazione, chiedendo che ogni riforma sia concordata con le istituzioni creditrici.

Di fatto si richiede un Jobs Act greco, e un reddito minimo che sostituisca come nel resto d’Europa la rigida contrattazione collettiva.

Qui lo scontro è ideologico, Tsipras è contrario a rendere più flessibile il lavoro, o meglio ciò che ne rimane in Grecia, ed è anche come la CGIL anche molto tiepido sul salario minimo come sostituto del contratto nazionale, che porterebbe maggiore autonomia alle imprese.

In questo capitolo però il governo greco è più isolato in Europa viste le recenti riforme effettuate ovunque, Italia in primis, e cui l’Europa chiede solo di uniformarsi, senza alcun trattamento speciale nè in positivo nè in negativo.

Crisi greca, privatizzazioni e liberalizzazioni indigeste per un governo si sinistra radicale

Se ne è parlato di meno ma un altro punto che Tsipras e compagni trovano indigesto è la richiesta di procedere senza indugi alla privatizzazione di aziende pubbliche come i porti di Atene, Salonicco ed Hellinikon, o gli aeroporti regionali, le ferrovie.

Vediamo le richieste riguardanti le privatizzazioni:

  • The Board of Directors of the Hellenic Republic Asset Development Fund will approve its Asset Development Plan which will include for privatisation all the assets under HRDAF as of 31/12/2014; and the Cabinet will endorse the plan.
  • To facilitate the completion of the tenders, the authorities will complete all government pending actions including those needed for the regional airports, TRAINOSE, Egnatia, the ports of Pireaus and Thessaloniki and Hellinikon(precise list in Technical Memorandum). This list of actions is updated regularly and the Government will ensure that all pending actions are timely implemented.
  • The government and HRADF will announce binding bid dates for Piraeus and Thessaloniki ports of no later than end-October 2015, and for TRAINOSE ROSCO, with no material changes in the terms of the tenders.

E le liberalizzazioni:

  • Open the restricted professions of engineers, notaries, actuaries, and bailiffs, and liberalize the market for tourist rentals and ferry transportation;
  • Eliminate non-reciprocal nuisance charges and align the reciprocal nuisance charges to the services provided;

Nonostante certamente si possa arguire che in Paesi come Spagna, Germania, Francia le ferrovie per esempio siano in mano allo Stato, le richieste, rivolte soprattutto a Stati inefficienti e con risorse insufficienti, perchè aprano ad investimenti esterni che possano rendere sostenibili questi servizi pubblici, sono in linea con quanto le istituzioni internazionali chiedono da anni.

Le liberalizzazioni delle professioni sono esattamente le stesse richieste fatte anche all’Italia e agli altri Paesi, criticabili o meno, non viene domandato nulla di peculiare alla Grecia.

Soprattutto questi ultimi elementi ci fanno pensare come le condizioni poste dai creditori siano certamente avversabili ideologicamente da chi ha puntato la propria carriera politica su una proposta di tipo socialista, ma non sono un complotto del capitale contro la Grecia, una “lezione speciale per educarne 100”, viene richiesto, e il capitolo sul lavoro è esemplare, esattamente quello che in Italia si predica da sempre, e viene fatto lentamente, e che nel resto d’Europa la Commissione Europea raccomanda ai Paesi.

Ora la scelta tra l’Europa e la bancarotta passa direttamente ai greci.

 


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5 comments
Milena Ortalda Algostino
Milena Ortalda Algostino

E gia' a suo tempo non riuscirono ad entrare, in Europa, se non con una pesante rimandatura a settembre......

Pasquale Cirillo
Pasquale Cirillo

Stanno preparando la guerra civile come a Kiev... poi parlano che non ci saranno massacri....

Camilla Santoro
Camilla Santoro

ALLORA è GIUSTO che anche la GERMANIA PAGHI finalmente il SUO DEBITO AGLI EUROPEI