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pubblicato: mercoledì, 1 luglio, 2015

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Gli ex An a raccolta per rilanciare la destra italiana

simbolo alleanza nazionale

La destra italiana che un giorno si chiamava Alleanza Nazionale e che, oggi, è divisa in 24 sigle si è radunata, ieri, alla Sala delle Cariatidi di Palazzo Wedekind, a Roma, per parlare di un progetto unitario. L’occasione è stata quella del seminario Nuova, vera, unita. Un progetto per la destra italiana.

Un progetto per non rimanere schiacciati tra Forza Italia e la Lega

Un progetto, quello avanzato dagli ex esponenti aennini, che vuole dare nuova linfa alla destra italiana, evitando che essa rimanga schiacciata nell’alleanza tra Salvini e Berlusconi. Il leader del Carroccio “è sicuramente un nostro interlocutore, ci accomunano alcuni temi, la battaglia sull’euro, sulla burocrazia europea, abbiamo punti di convergenza sulle politiche migratorie” ha affermato Isabella Rauti, a cui ha fatto eco il marito Gianni Alemanno. “Nessuno è contro Salvini” ha spiegato il presidente di Prima l’Italia, “ma non è il nostro leader”. In questo senso, per l’ex sindaco della Capitale, un progetto unitario della destra servirebbe “per non restare schiacciati nell’abbraccio tra Salvini e Berlusconi”.

alemanni fratelli d'italia

 

Menia: “Basta darsi dei traditori a vicenda”

In sostanza, si vuole ripartire da “una destra con una cultura nazionale”, per usare un’espressione dell’ex ministro Mario Landolfi, il quale ha parlato di Fratelli d’Italia, che, oggi, detiene lo storico simbolo di An, come l'”interlocutore principale” sulla scena politica “perché “ha avuto il merito di tenere viva una presenza”. “Tocca a loro mettersi in gioco” ha detto, poi, Alemanno, che ha aggiunto che “se Giorgia (Meloni n.d.r) lo fa, ha le caratteristiche per essere il leader”.

Secondo l’ex parlamentare Pasquale Viespoli, per poter raggiungere l’obiettivo “bisogna individuare un percorso e giungere all’incrocio giusto, imboccare la strada per raggruppare tutte le anime della destra”. Il tutto, sostiene l’ex sindaco di Benevento, senza che ci sia un “reducismo”: “la nostra non è un’operazione che serve a qualcuno per riproporsi” ha affermato.

Quindi, per rimettere insieme i pezzi, secondo Roberto Menia, “serve una bella amnistia togliattiana della destra”. “Basta con il darsi dei traditori a vicenda” ha commentato l’ex parlamentare, che ha aggiunto che “non dobbiamo e non possiamo rassegnarci a vedere una destra così divisa e fuori dal gioco”.

Alemanno: “Ripartiamo dalla fondazione”

Per Alemanno, invece, il punto di ripartenza passa per la Fondazione Alleanza Nazionale, che si riunirà il prossimo 3 ottobre. “Il patrimonio della Fondazione deve servire per fare politica, non certo per fare un museo, a partire dalle sedi sparse in tutta Italia” ha affermato l’ex sindaco di Roma.

Dello stesso avviso è anche il presidente della fondazione, Franco Mugnai, il quale ha affermato che Alleanza Nazionale “resta uno snodo fondamentale per qualsiasi progetto che si ponga come obiettivo finale la riproposizione di un soggetto politico di destra”, in quanto “custode gelosa di tutti i valori della destra”.

Tatarella: “Occorre costruire un nuovo partito”

Non tutti, però, vedono nella fondazione il solo modo per ripartire. Se Tatarella ha rivendicato la necessità di un nuovo partito, l’ex paralmentare Silvano Moffa ha parlato di “un movimentismo che nasca fuori dal Parlamento”. “Dobbiamo ripartire dai territori” ha, quindi, ribadito Moffa, che qualche settimana fa non è riuscito ad agguantare il quarto mandato da sindaco della sua Colleferro, paese di circa 20 mila anime alle porte di Roma.

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