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pubblicato: mercoledì, 8 luglio, 2015

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Audit debito greco, report preliminare: “Il pagamento può essere sospeso”

debito pubblico

Debito greco, primi risultati della commissione internazionale d’inchiesta: ci sarebbero i margini per un “ripudio”.

“Sulla base del diritto internazionale il governo ha la possibilità di sospendere in maniera sovrana il pagamento del debito greco”. Questo è ciò che si evince dal report preliminare della Commissione parlamentare per la Verità sul Debito Greco, un audit voluto dalla presidente del Parlamento greco Zoe Konstantopoulou che ha coinvolto 35 esperti internazionali indipendenti insediatisi lo scorso aprile.

Le conclusioni del rapporto

Il rapporto è stato presentato mercoledì 17 giugno in conferenza stampa e può essere letto qui in lingua inglese.

Tra i punti più caldi, troviamo scritto che

“ (…) l’insostenibilità del debito pubblico greco era evidente sin dall’inizio ai creditori internazionali e ai giornali economici. Tuttavia le autorità greche, insieme ad alcuni altri governanti dell’Unione Europea, hanno congiurato contro la ristrutturazione del debito pubblico nel 2010 per proteggere le istituzioni finanziarie. I media economici hanno nascosto la verità all’opinione pubblica dipingendo una situazione in cui il salvataggio era presentato come qualcosa che andava a beneficio della Grecia, assumendo la popolazione come responsabile dei propri misfatti”.

Nel rapporto, il debito greco è analizzato sotto i profili dell’illegittimità, illegalità e insostenibilità ed è definito “odioso”. A queste conclusioni sono giunti giuristi e revisori conti di tutto il mondo che si sono concentrati su due aree lavoro: la prima sui diritti umani, la seconda invece di natura più marcatamente finanziaria.

La commissione del debito greco, al centro la presidente del parlamento Konstantopoulou

La commissione del debito greco; al centro, la presidente del parlamento Konstantopoulou

Vivien: “I diritti umani vengono prima dei creditori”

Per quanto riguarda i diritti, il giurista Renaud Vivien ha evidenziato che in stato di necessità, qualora il pagamento implicasse una violazione di principii fondamentali, una nazione “può sospendere un’obbligazione che ha nei confronti dei creditori perché i diritti umani vengono prima”. È il caso della Grecia, dove la Troika che detiene l’85% del debito greco avrebbe violato “in particolare il Trattato di Lisbona che impone di tenere conto del diritto alla protezione sociale”.

Persone che cercano di recuperare frutta e verdura distribuiti gratuitamente dagli agricoltori durante una protesta al di fuori del ministero dell'agricoltura, Atene, 6 febbraio 2013.

Distribuzione di frutta e verdura ad Atene, febbraio 2013.

Fattorelli: “Spesa pubblica greca? Più della metà è debito e interessi”

L’esperta brasiliana Maria Lucia Fattorelli, revisore dei conti di professione, ha commentato il bilancio nazionale greco per il 2013. Dei 113,73 miliardi di euro di uscite, il 50% è andato all’ammortamento del debito, di prestiti e altre obbligazioni, il 5% agli interessi sul debito, 1% per coprire altre spese, per il 6% si trattava di quote di azioni private, e il 5% investimenti e progetti. La spesa pubblica effettiva per far funzionare lo stato greco invece è pari solo ad un terzo delle uscite annuali: 5% per trasferimenti a comuni e regioni, 13% per la previdenza sociale e il 15% per salari e servizi. “Se continuiamo a ridurre ancora la spesa, lo stato greco scompare”, afferma la Fattorelli.

Le cause del debito greco

Ma come si è formato e a cosa è dovuto il debito? Stando al rapporto,

“La crescita del debito non è dovuta all’eccessiva spesa pubblica, che di fatto restava inferiore agli altri paesi dell’Eurozona, ma era piuttosto dovuta al pagamento di interessi ai creditori estremamente alti e da ingiustificate spese militari, perdite di entrate in tasse dovuti a illecite fughe di capitali, forme di ricapitalizzazione di banche private e squilibri creati da difetti nella costituzione della stessa Unione Monetaria.”

Esaminando con attenzione gli accordi bilaterali di prestito che hanno portato ai 3 memorandum sottoscritti dallo Stato greco, la Fattorelli trova che siano molto complicati, perché nascondono informazioni importanti in paragrafi molto lunghi che iniziano e si concludano parlando del nulla; inoltre conterrebbero omissioni e salti logici.

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I ‘prestatori coinvolti’ di cui si parla “sono i detentori di titoli [cioè le banche] che così si possono trasformare in una parte nell’accordo”, con lo scopo di generare nuovo debito con creditori bilaterali, senza però che il denaro possa arrivare direttamente in Grecia. Ciò avviene con un meccanismo che “usa un conto nella BCE e quando i veri prestatori, gli Stati, depositano nei conti, il denaro va ai detentori dei titoli”. A quale scopo? La revisore dei conti giunge alle conclusioni che “[le banche] volevano che il settore pubblico comprasse i titoli tossici” e, nonostante i divieti presenti nei trattati europei che non permettono alla BCE di farlo direttamente, è stato creato un piano ad hoc. Oltre a ciò, per trasferire questi titoli tossici è nato il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, una società privata con sede in Lussemburgo i cui soci sono le nazioni europee che emettono garanzie, con un rischio molto grave per tutte le nazioni europee.

Per i risultati finali dovremmo attendere il termine del 2015, però queste conclusioni sul debito greco sembrano essere già abbastanza significative e di certo il governo Tsipras ne terrà conto.


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