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pubblicato: lunedì, 27 luglio, 2015

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Grecia: la fine di un sogno (non) europeo

Varoufakis

Grecia: mentre ad Atene arrivano i creditori per intraprendere i negoziati sul nuovo prestito, l’ex ministro delle Finanze Yannis Varoufakis racconta del suo piano segreto per tornare alla dracma bloccato da Tsipras.

Grecia: di nuovo la Troika

I rappresentanti di UE, BCE ed FMI sono sbarcati ad Atene per condurre i negoziati su un nuovo prestito-ponte (dopo quello di 7,2 miliardi di una settimana fa). Sono 5 settimane che la Grecia è sottoposta al controllo dei capitali e alla chiusura del mercato azionario: la situazione si sbloccherà solo dopo il risultato delle trattative sul terzo salvataggio (dovrebbe raggiungere quota 86 miliardi di euro) e conseguente nuova lista di riforme da approvare.

Già la scorsa settimana il parlamento greco è riuscito ad approvare il pacchetto di “misure prioritarie” richieste dai creditori internazionali (riforma del codice civile per velocizzare i procedimenti e quindi favorire gli investimenti stranieri, adozione della direttiva UE sul risoluzione delle crisi bancarie) previste dall’accordo sottoscritto da Tsipras a Bruxelles per continuare il “dialogo”. Presto sarà il turno delle cosiddette “baby pensioni” e del regime fiscale agevolato per gli agricoltori.

Anche se Christian Noyer, membro della BCE, ha detto che la scadenza dei negoziati è fissata all’11 agosto, quando si riunirà il prossimo Eurogruppo, in realtà, c’è tempo fino al 20 agosto, giorno in cui Atene dovrà restituire 3,2 miliardi di euro proprio alla BCE. Da parte greca si continua a spingere sul taglio del debito (haircut) o comunque su un suo alleggerimento in termini di scadenze e tassi d’interesse, tuttavia, Atene non può permettersi nessun rigidità in questo momento.

Saltare questo pagamento – dato che la BCE ha acquistato i bond greci tramite il “Securities Markets Program” del 2010-2011 (è dunque da considerarsi alla stregua di un investitore privato) – potrebbe dare la possibilità agli obbligazionisti di chiedere che sia formalmente ufficializzato il default e ottenere il rimborso tramite i Credit Default Swap (strumento di copertura tra i più comuni derivati creditizi).

grecia

Grecia: un sogno non europeo

Mentre Tsipras si trova a fronteggiare anche la crisi interna al suo partito – in effetti ha perso la maggioranza parlamentare dopo la defezione di alcuni membri di Syriza, che hanno preferito la “Piattaforma di Sinistra” dell’ex ministro dell’Energia Panagiotis Lazafanis – il suo “fedelissimo” Varoufakis non rinuncia a creare problemi alle trattative con i creditori.

Una decina di giorni dopo il referendum, durante un incontro con gli investitori tenutosi contestualmente al Forum Ufficiale delle Istituzioni Finanziarie e Monetarie, l’ex ministro delle Finanze greco avrebbe confessato ai presenti di avere avuto mandato da Tsipras, ancora prima di vincere le elezioni, di studiare un “piano B” per l’uscita dalla moneta unica.

Allora, Varoufakis, insieme a 4 esperti informatici avrebbe messo a punto un sistema che avrebbe permesso il ritorno alla dracma accedendo ai file fiscali dei contribuenti ellenici ma depositati presso dei server gestiti dalla Troika. Insomma, si parla di una sortita “hacker” che avrebbe creato automaticamente delle riserve valutarie (gli euro si sarebbero trasformati in dracme in una notte), che poi sarebbero state utilizzate per i pagamenti in caso di emergenza.

Varoufakis naturalmente ha negato tale lettura della ricostruzione, comunque “accurata“, offerta per primo dal quotidiano greco Ekathimerini, che d’altronde si basa su una registrazione pubblicata dagli organizzatori del Forum, dicendo che: “il sistema avrebbe consentito al ministero di effettuare trasferimenti digitali con un tasto” (sistema “IOU”, cioè “I owe you”, una sorta di “pagherò” che avrebbe potuto costituire una “moneta parallela” all’euro),  ma “sarebbe stato denominato in Euro, anche se con la possibilità di convertirlo in dracme” in caso di necessità.

D’altra parte, unita alla ultime indiscrezioni sul “no” di Putin a una richiesta di 10 miliardi che avrebbe permesso alla Grecia di tornare a stampare dracme, la vicenda permetterebbe di capire molte cose sulle dimissioni dello stesso Varoufakis e sul successivo accordo Grecia-creditori.


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