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pubblicato: martedì, 28 luglio, 2015

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Fmi ed economia italiana: il rischio delle ‘generazioni perdute’

premier renzi con lagarde del fmi

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha tracciato un cartiglio importante sulla situazione economica europea e italiana da prendere con le dovute cautele e attenzioni, specie per ciò che riguarda l’analisi sociologica di lungo termine, in aggiunta a quella di facciata lapalissianamente macroeconomica, soggiacente.

Dati macroeconomici

Nell’ultimo rapporto della prestigiosa istituzione di controllo monetario con sede a Washington si legge di alcune buone previsioni di crescita riguardanti l’eurozona con riferimento specifico ad un incremento di massima del Pil dell’1,5 per cento per il 2015 e dell’1,7 per cento per il 2016.

Guardando alla più specifica situazione italiana, tuttavia, il Fmi ha registrato una sintesi analitica di lungo periodo abbastanza scoraggiante. Ciò che viene paventato tra le carte del dossier è infatti una ripresa economica tricolore troppo debole specie considerando l’attuale tasso di disoccupazione, ancora piuttosto elevato rispetto alla media comune europea, ed una inflazione in crescita tendenziale, ma non certo bastevole per poter postulare un sostegno del potere d’acquisto reale. Date queste premesse, arguiscono dagli USA, “occorreranno dieci anni per la Spagna e 20 per Portogallo e Italia prima di poter tornare ai livelli di disoccupazione antecedenti la crisi”.

FMI e le ‘Generazioni perdute’

Se l’organizzazione attualmente presieduta da Christine Lagarde avesse ragione, nell’arco temporale di due decadi potremmo ritrovarci con due generazioni parzialmente o totalmente disconnesse dal mercato del lavoro con una potenzialità produttiva collassata su se stessa. La prima generazione, gli attuali precari di età compresa tra i 30 ed i 40 anni, lascerebbe in eredità salati balzelli previdenziali ad una nuova classe d’impiego che non sarebbe più in grado né di mantenere un fisco proprio, né di rifondere a debito quello della precedente. Questo affresco a tinte fosche rappresenta però soltanto uno scenario possibile il quale andrebbe preso con le dovute cautele. Molti analisti economici hanno definito azzardati e rischiosi gli studi portati avanti dal Fmi.

L’ex ministro Tiziano Treu ha in proposito commentato: ”Questa è una fase dell’economia in cui è difficile fare previsioni a cinque anni, figuriamoci a 20!”. Treu si è inoltre soffermato sulla nuova politica di decontribuzione fiscale riguardante il lavoro che, ha dichiarato, “non può essere dimenticata”, all’interno di tutte le variabili prese in considerazione.

Riccardo Piazza

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4 Commenti

  1. Giancarlo De Luca ha scritto:

    Ma va?

  2. Giommaria Derudas ha scritto:

    Se il rapporto da deficit e Pil deve stare obbligatoriamente dentro il 3% venti anni sono molto pochi x ritornare ad una disoccupazione pre crisi del 2007

  3. Omar Polaris ha scritto:

    Sentire il FMI che si preoccupa della disoccupazione e della crescita troppo lenta è come sentire Kim Jong-un lamentarsi della mancanza di democrazia in Corea del nord. Non fanno parte della “troika” che non fa altro che imporre draconiane misure economiche? Non sono (anche) loro che si oppongono a qualunque minima violazione degli assurdi patti di stabilità? In queste condizioni ritengo difficile aumentare l’occupazione ….

  4. Stefano Angeli Innocenzi ha scritto:

    nn e’ che potremmo l’avete gia’ fatto

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