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pubblicato: venerdì, 26 febbraio, 2016

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India: Nuova Delhi senz’acqua mentre la protesta paralizza il Paese

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India: da circa una settimana Nuova Delhi è senza acqua. Il problema nasce dalle proteste degli appartenenti alla casta rurale Jat, contrari alla decisione del governo indiano di garantire un certo numero di posti di lavoro per le classi sociali meno abbienti. I disordini hanno bloccato la popolazione, le fabbriche e i trasporti e gli scontri tra manifestanti e polizia hanno finora provocato 19 morti e 200 feriti. La comunità Jat ha dichiarato di essere vittima di una discriminazione: se il governo decide di garantire posti di lavoro alle classi meno abbienti, gli Jat rischiano di rimanere fuori dal mercato del lavoro. Chiedono quindi l’adozione di quote per accedere alla pubblica amministrazione e all’università nello stato di Haryana, nell’India settentrionale.

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India: Nuova Delhi senz’acqua mentre la protesta paralizza il Paese

La protesta si è spostata a Delhi in quanto cuore pulsante del governo indiano: i manifestanti hanno assaltato le abitazioni dei funzionari pubblici, sono state incendiate alcune stazioni ferroviarie ed è stato gravemente danneggiato il canale Munak, importante sistema di rifornimento idrico che garantisce alla città 20mila litri di acqua al secondo. Le scuole sono state chiuse e l’acqua è stata razionata per garantire i servizi medico-sanitari ma come ha detto Gopal Kumar, operaio in un hotel intervistato dalla Rai: “Non ci sono certezze che i camion d’acqua arrivino o meno. Ogni giorno ci sono dei litigi per l’acqua. Ogni volta che arrivano portano sempre meno acqua e il loro arrivo non ha un orario fisso”.

Delhi è una metropoli da oltre 20milioni di abitanti, l’elevata popolosità ha acuito maggiormente i dissidi tra caste per assicurarsi lavoro e istruzione. I Jat sono circa un quarto della popolazione nello stato di Haryana, quasi 80 milioni in tutto. La società indiana è da sempre basata sull’organizzazione per caste secondo cui l’appartenenza ereditaria ad un determinato gruppo sociale, stabiliva il lavoro della persona. La Costituzione indiana, scritta circa sessanta anni fa, proibì la divisione per classi prevedendo, inoltre, una quota garantita per i ceti più bassi in termini di posti occupazionali. Negli ultimi vent’anni tale quota è stata portata al 49 per cento.

Narendra Modi ha spesso ignorato le proteste nel Paese così, mentre a Delhi quattromila soldati e cinquemila paramilitari venivano schierati contro più di duemila manifestanti che avevano occupato un casello, bloccato il traffico e costretto i negozi a chiudere, lui era nel Chattisgarh ad inaugurare la statua di un guru indiano. “Siamo pronti a morire” – dice Rajendra Ahlavat, leader della protesta, raggiunto da Reuters – “Andremo avanti fino a quando il governo ascolterà le nostre richieste”. Modi ha effettivamente promesso di procurare alla nazione investimenti stranieri per creare entro il 2022 cento milioni di posti di lavoro. Una stima però che non convince molto: secondo alcuni calcoli sarà già molto se riuscirà a crearne otto milioni.

Federica Albano

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