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pubblicato: lunedì, 28 luglio, 2014

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Rallenta la crescita globale e la pecora nera si chiama Italia

fmi-cc

Settimana in ribasso, soprattutto nella giornata di venerdì, nella quale i mercati finanziari hanno divorato i guadagni dei tre giorni precedenti, riportandosi a livelli più bassi.

Il grilletto è nuovamente l’incertezza circa le prospettive economiche globali: il Fondo Monetario Internazionale ha infatti deciso di tagliare le previsioni di crescita economica mondiale, portandola dal 3,7 al 3,4 per cento nel 2014, tenendo ferme invece le previsioni relative al 2015 (+4 per cento, ma ci sarà tempo per ridimensionarle). Il taglio delle aspettative riguarda anche e soprattutto l’Italia, che detiene un record imbarazzante: è l’unico fra i Paesi sviluppati ad aver visto un taglio della crescita economica sia nel 2014 che nel 2015.

Per il Belpaese le attese sono per un +0,3 per cento nel 2014 (realizzando così lo scenario da noi più volte riproposto, ovvero una crescita più vicina allo 0 che all’1 per cento) e di una crescita dell’1,1 per cento nel 2015 (salvo ulteriori ridimensionamenti, tutt’altro che improbabili). Si tratta di una perdita di aspettative di 0,3 per cento nel 2014 e di 0,1 per cento nel 2015.

In generale, per l’area euro la crescita attesa nel biennio è dell’1,1 e dell’1,5 per cento rispettivamente, con Spagna e Germania sopra la media continentale e Francia al di sotto.

euro bce-cc

Non vanno comunque sottovalutati i pesanti rischi geopolitici nascenti qua e là per il mondo. Come ha dichiarato l’ex-Sottosegretario di Stato USA Madeleine Albright, il mondo è diventato un casino: ci sono focolai di tensione un po’ ovunque nel mondo (Ucraina, Iraq, Israele-Palestina, Nigeria, oltre a quelli “tradizionali” come la Siria, oppure dispute territoriali “fredde”, come quelle fra la Cina e un po’ dei suoi vicini, a cominciare dal Giappone). Queste tensioni rischiano di causare shock soprattutto sul mercato energetico. Non va poi dimenticato l’affanno dei Paesi emergenti, che sono ancora il traino della crescita globale (la Russia è già a rischio recessione).

Altri rischi importanti riguardano la fine dell’era della liquidità facile, con il rientro della Fed dalle sue opere di politica monetaria straordinarie (che il mercato non sta ancora prezzando adeguatamente): in generale, la modesta crescita economica, per ora, sembra essere soprattutto il frutto del “doping” monetario attuato dalle banche centrali, visto il ritardo nell’attuazione delle riforme strutturali.

In generale, comunque, la crescita è attesa in accelerazione nella seconda parte dell’anno, a meno che la situazione geopolitica non precipiti (scenario che non è possibile definire improbabile attualmente).

L’agenda macroeconomica per la settimana è relativamente povera di eventi. A partire da lunedì la fiducia delle aziende italiane è risultata poco inferiore alle aspettative, a quota 99,7. Mercoledì conosceremo l’andamento dell’indice dei prezzi al consumo in Germania, che dovrebbero risultare in rallentamento al +0,2 per cento mensile e +0,8 per cento annuo. Ma sarà soprattutto la prima stima del PIL USA la star della giornata: si prevede un rimbalzo nel secondo trimestre dell’anno a +3 per cento contro il -2,9 per cento precedente. In serata conosceremo le intenzioni della Federal Reserve in politica monetaria.

Giovedì sarà la volta di due importanti indicatori dell’economia italiana: il tasso di disoccupazione, atteso fermo al 12,6 per cento, e l’inflazione, sempre vicina allo 0 per cento annuo (+0,3, per la precisione). Stesso discorso per l’Area Euro: disoccupazione attesa all’11,6 per cento e inflazione a +0,5 per cento annuo (+0,8 per cento per i prodotti core). I soliti jobless claims USA, infine, dovrebbero restare in un intorno delle 300 mila unità.

Venerdì 1 agosto sarà giornata di PMI manifatturieri, e sarà ancora una volta la Francia la pecora nera fra i maggiori Paesi, con una lettura attesa in contrazione sotto quota 50 punti. Il report sul mercato del lavoro USA, infine, dovrebbe far segnare un altro mese di crescita sostenuta (rispetto al recente passato) dei posti di lavoro in settori non agricoli, ben sopra le 200 mila unità.


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1 comments
Enrico Ratti
Enrico Ratti

E Renzi che fa? Cincischia con le riforme liberticide.

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