Sbarcano a Praga i pirati d’Europa

Pubblicato il da EaST Journal

Sul fenomeno dei pirati è stato scritto molto (esempio: East Journal qui) e c’è ragione di credere che quello appena trascorso sia stato un biennio quantomeno riuscito per la formazione. Successi elettorali, visibilità e funzionali casse di risonanza per gli obiettivi prefissati. In Germania vale quanto si dice talvolta nel meteo con il fronte freddo: arriva dal Baltico. Scende da nord (il Piraten Partei tedesco è filiazione dello svedese Piratpartiet del 2006) e -organizzata una struttura sovranazionale: i Pirati Europei- eccoli pronti per riunirsi a Praga. Scopo del meeting organizzare una piattaforma comune in vista delle elezioni al parlamento europeo del duemilaquattordici. Il piano è spiegato al České noviny da Mikulas Ferjencik, vicepresidente del Česká pirátská strana. I pirati cechi. Si tratta di stilare un documento che dovrà essere approvato dai pirati delle singole nazioni, ad oggi venticinque nel vecchio continente e una sessantina sparsi per il mondo. A modello -ma senza atteggiamenti cattedratici poiché sarebbero poco piratesco- la delegazione arrivata dalla Germania, dimostratasi capace di proporre programmi in grado di convincere sostanziose fette di elettorato su più livelli.

pirati[ad]Ultimi saliti a bordo ma all’istante ammessi nel circolo i pirati greci e croati (al contrario dei pirati slovacchi, che a Praga parteciperanno in collegamento online da Bratislava. Ad occhio non un problema di inaffrontabile distanza geografica) e conseguenza di un eventuale successo al parlamento europeo sarà la formazione di uno stabile gruppo da collocare a Strasburgo.
Sparata ironica fin troppo facile ma inevitabile: pur non vantando sbocchi sul mare la Repubblica Ceca ha un nutrito numero di pirati. Il tutto è analizzabile dal duemilanove, ovvero da quando il Česká pirátská strana è stato registrato al ministero dell’interno e fioccano le cifre.

Nato in un contesto universitario, alla prima tornata elettorale accademica raccoglie un decoroso 7.7 percento, cui segue lo 0.8 delle politiche nel maggio 2010. Numeri non da exploit tuttavia quanto basta per il cauto ottimismo degli attivisti, che lanciano un portale in rete nel quale trattare le tematiche più care ai pirati europei tout court: trasparenza, partecipazione, maggiore e più libera informazione/fruizione dei media.

Considerazione scontata e prevedibile però anch’essa inevitabile: trattasi di movimento nutrito dalla attuale crisi dei partiti ufficiali cechi (l’Ods si barcamena in un governo di sopportazione nazionale con il Věci veřejné travolto dagli scandali e Top09 a rimorchio, mentre i socialdemocratici del ČSSD paiono alla perenne ricerca del leader per il rilancio che garantisca un successo da molti dato come ovvio)? Risposta: forse sì. Ma non è tutto. I successi tedeschi d’altronde riportano di un movimento non solo abile nel sottrarre ma anche in sintonia con molti nella fase propositiva.

Ok. Però la Repubblica Ceca ha caratteristiche diverse dalla vicina Germania. Quindi? Quindi per il momento i pirati a Praga si radunano e si contano. Si strutturano e si studiano da vicino. Per l’Europa c’è tempo ma tra Boemia e Moravia il voto amministrativo -e conseguente banco di prova- è alle porte. Tendenzialmente un momento propizio, sebbene lo scenario attuale ceco sia talmente instabile che pure quanto si direbbe ben augurante può rivelarsi un mezzo fiasco alla prova dei fatti.

Da EastJournal

di Gabriele Merlini

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