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pubblicato: domenica, 1 maggio, 2011

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Dalla democrazia all’autoritarismo, democraticamente

budapest2008arrivo

In Ungheria è stata appena approvata, unilateralmente, una nuova Costituzione. Che mette a rischio la concezione democratica dello Stato

 

[ad]In un recente articolo abbiamo sottolineato le differenze, sia in senso strettamente giuridico che sostanziale, tra democrazia costituzionale (o temperata) e democrazia assoluta, laddove quest’ultima è da intendersi come una degenerazione della prima a fronte di un fraintendimento, o di una sottovalutazione, di ciò che rende uno Stato sostanzialmente democratico, e cioè i limiti e il controllo tra i vari poteri pubblici. Che questo fraintendimento sia un rischio concreto nei Paesi democratici dell’Occidente lo dimostra un caso recentissimo.

Nell’aprile del 2010 si sono tenute le elezioni politiche in Ungheria per il rinnovo del Parlamento. Ribaltando ina maniera violentissima l’esito delle consultazioni del 2006, l’alleanza di centrodestra formata dal Fidesz e dal KNDP è riuscita ad ottenere il 52,73% dei voti, tornando al governo dopo due legislature passate all’opposizione.

A causa dei meccanismi della legge elettorale ungherese, che comporta l’assegnazione di una quota di seggi tramite i risultati a livello nazionale ed una attraverso i risultati ottenuti nelle singole regioni, la maggioranza di centrodestra si è ritrovata a contare su 263 seggi a fronte dei 386 complessivi a disposizione in Parlamento, ovvero il 68,13% del totale. Una maggioranza in grado quindi di affrontare in piena autonomia non soltanto la legislazione ordinaria, ma anche quella costituzionale.

Ed il 18 aprile del 2011, a circa un anno dall’insediamento del Governo presieduto da Viktor Orbán, il Parlamento di Budapest ha approvato con la maggioranza qualificata dei due terzi una nuova, controversa, Costituzione (qui una traduzione, non ufficiale, in lingua inglese), che ha fatto suonare più di un campanello di allarme nell’intera Unione Europea.

Questa Costituzione, la cui firma è stata apposta dal Presidente della Repubblica Pál Schmitt in data 25 aprile e che diventerà effettiva a partire dal 1 gennaio 2012, è stata infatti definita da più fonti un esempio di intolleranza e retorica nazionalista se non, come afferma il leader dell’opposizione socialista Attila Mesterhazy, un tentativo di istituzionalizzare un regime dittatoriale.

La nuova Costituzione dell’Ungheria, prima degli articoli di legge espressamente detti, si apre con un preambolo in forma di “atto di fede”, dove vengono presentati i valori morali che hanno guidato i legislatori nella stesura della Carta.

Tra questi spiccano il Cristianesimo, l’identità etnica ungherese e la lingua magiara come elementi fondanti della nazione, e la famiglia e lo Stato come reti relazionali primarie della comunità nazionale. Vi è naturalmente molto altro – il rispetto per la dignità dell’uomo, il dovere morale di solidarietà per i membri più deboli della società, l’apertura alle relazioni internazionali ed in particolare alla UE – ma è evidente come tra gli scopi primari (se non addirittura il principale) di questo atto di fede vi sia una solida e monolitica definizione dell'”ungheresità”, ottenuta sia attraverso il richiamo a valori storici fondativi sia tramite la definizione di elementi sociali ed antropologici. Proprio questi ultimi sono visti con estrema preoccupazione dalla comunità internazionale, in quanto tendono ad identificare lo Stato politico con un lo Stato etnico: non è realmente Ungherese chi vive in Ungheria rispettandone le leggi, ma chi è di sangue ungherese, parla ungherese ed è di religione cristiana. La definizione dell’entità politica sulla base dell’etnia residente nella zona non può che richiamare alla mente i nazionalismi imperanti in Europa nella prima metà del XX secolo, se non addirittura i terribili conflitti etnico-tribali che hanno insanguinato ed ancora insanguinano il continente africano.

La Costituzione è organizzata in tre parti: “principi fondamentali”, “diritti e doveri” e “lo Stato”; scorrendone gli articoli le impressioni ricavate dalla lettura del preambolo non possono che enfatizzarsi.

L’articolo D della sezione “principi fondamentali” riprende ad esempio il tema dell’identità nazionale ungherese, specificando il dovere da parte dello Stato ungherese di preoccuparsi della vita dei suoi cittadini che vivono all’estero, contribuendo alla loro sopravvivenza e benessere, con particolari riferimenti alla preservazione della loro identità nazionale ungherese. Di fatto un articolo del genere è del tutto coerente per una Costituzione riferita ad uno Stato etnico inserito in un contesto di nazioni definite dal punto di vista geografico, ma costituisce un fattore di certa ingerenza nelle politiche nazionali degli Stati con minoranze etniche magiare, come ad esempio la Slovacchia o la Romania.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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