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pubblicato: lunedì, 30 novembre, 2009

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Un lodo Alfano costituzionale. Il problema non considerato.

lodo alfano

 

Un lodo Alfano costituzionale. Il problema non considerato.

 

Un lodo Alfano costituzionale. Il problema non considerato.

La politica è l’arte del compromesso. E questo porta molti politici, o grandi statisti, a fare i conti con la propria morale: il fine giustifica i mezzi (frase erroneamente attribuita a Machiavelli, ndr)? Questa corrente di pensiero porta alcuni uomini politici a confrontarsi, a seconda delle proprie responsabilità, con ardue scelte. Se in certi casi si baratta la “morale” per ottenere “l’ordine”, in altri casi la vicenda si ridimensiona parecchio.

[ad]Non solo perché non si è “grandi statisti”. Ma anche perché non ci sono altri mezzi per realizzare quello che all’inizio abbiamo illustrato come la quintessenza della politica: il compromesso. Può accadere allora che, nel corso dell’estate del 2008, un gruppo parlamentare dell’opposizione (l’Udc) voti l’astensione per il Lodo Alfano, pur essendo contrario al testo, in quanto era comunque stata ritirata la cosiddetta norma ammazza-processi. Un compromesso, dunque. Col passare del tempo però le cose cambiano. Dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del lodo Alfano, il governo ci riprova: si chiede una norma che velocizzi i processi ma che, in certi casi, li ammazza lo stesso.

Ecco quindi il drappello di eroi dell’”estate 2008” che utilizza la stessa rispettabile strategia: mai una legge che blocchi i processi! A questo punto meglio un nuovo lodo Alfano costituzionale. La sentenza della Consulta infatti ricordava che il cosiddetto lodo Alfano, che in pratica era uno scudo immunitario per far lavorare “in pace” le prime quattro cariche dello stato, era incostituzionale per violazione dell’articolo 138 della Costituzione italiana, ovvero quell’articolo che ricorda che, ogni qual volta si legifera su una materia che intacca la Costituzione, è necessario un particolare iter parlamentare (in primis il voto di almeno 2/3 dell’Assemblea, altrimenti si può ricorrere facilmente e in vari modi a referendum confermativo). Trovata geniale dunque, quella degli eroi dell’estate 2008! Salvi i processi, salvo il capo (pardon, i capi) e maggioranza parlamentare che, su questo tema, si estende sino a parte dell’opposizione.

Si discute della questione politica e altri gruppi, come il Pd e l’’Italia dei Valori, si schierano contro questa strategia: se si vuole fare una riforma della giustizia, discutendo anche di questioni inerenti all’immunità, è necessaria una riforma organica. E soprattutto una riforma che sia per i cittadini, e non per pochi singoli. Sul cattivo funzionamento della giustizia in Italia a parole sono tutti d’accordo. Ma in molti, anche nell’opposizione, non hanno forse colto un tratto essenziale della questione che rende la strategia fin qui analizzata vana. La Corte infatti non ha solo ribadito che il lodo Alfano era incostituzionale per l’articolo 138. Ma anche per l’articolo 3, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. La critica fatta da gran parte della maggioranza alla sentenza della Corte, che appunto a differenza della sentenza per il lodo Schifani nel 2004 inseriva tra gli elementi di incostituzionalità la violazione dell’articolo 138, ha del tutto trascurato questo aspetto che sembrava scontato.

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