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pubblicato: martedì, 10 luglio, 2012

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Monti: “escludo una mia candidatura dopo il 2013”

mario monti

“Nemo propheta”, verrebbe da dire. Il governo italiano in patria è sempre alle prese con i distinguo della sua maggioranza, con problemi dei suoi ministri, con dichiarazioni strabordanti delle parti sociali. In Europa invece gode di alta credibilità e – soprattutto da quando ha creato un asse con Hollande – macina successi diplomatici nei confronti soprattutto del partner tedesco e dei suoi alfieri (Finlandia ed Olanda).

 

[ad]Questa dicotomia è alla base del problema della prosecuzione del suo lavoro oltre il 2013. Se dall’opposizione, una possibile ricandidatura del premier o una possibile Grosse Koalition all’italiana è vista come il fumo negli occhi, nella maggioranza l’idea è rilanciata spesso e trasversalmente: da Casini e Fini, ma anche da vari esponenti del Pd. In particolare nelle ultime ore, esponenti di spicco tra cui Follini, Morando, Cabras, hanno esortato il proprio partito a dire basta alle ambiguità ed a proseguire la portata riformatrice del governo in carica nel 2013. Lo stesso Monti, appena ieri commentando le dichiarazioni di Squinzi affermava che il motivo della pressione dei mercati sul nostro tesoro sia dovuta non tanto alle misure prese “oggi”, quanto alle preoccupazioni per “domani”, per l’instabilità e la presunta incapacità dei partiti e dei movimenti a mantenere fede agli accordi siglati con la comunità europea.

mario monti

Oggi però è lo stesso Monti a ribadire – una volta di più – che non ha intenzione di rimanere in carica oltre il termine di questa legislatura. E l’ha fatto rassicurando tutti che chi verrà dopo di lui collaborerà efficacemente con le istituzioni internazionali per risolvere la crisi e rilanciare l’economia comunitaria, e rispetterà le decisioni prese in tema di vigilanza bancaria unificata.

Le sue parole hanno fatto seguito a quelle del Presidente Napolitano, che, dalla Slovenia, rassicurava che le forze sociali italiane sono consapevoli della gravità della situazione, ed avranno  anche dopo il 2013 un comportamento adeguato, così come le forze che oggi costituiscono la maggioranza in Parlamento e domani daranno seguito agli impegni di risanamento presi in questi mesi.


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Francesco Liparulo
Francesco Liparulo

È  EMERGENZA   NAZIONALE PER LE FAMIGLIE ITALIANENella società politica sono ancora presenti le "male bestie" indicate da Luigi Sturzo, cioè lo statalismo che è contro la libertà, la partitocrazia che è contro l'uguaglianza, l'abuso del denaro pubblico che è contro la giustizia. La morale non può essere disconosciuta da chi governa, cioè l'etica deve stare dentro la politica, perchè l'etica sociale è l'anima della politica che permette al popolo di respirare e di esistere secondo una "vita buona" per tutti.Globalizzazione e crisi finanziaria alimentano paure nel popolo chiamato a fare sacrifici e a sopportare un rigore fiscale per sostenere il debito pubblico. Si migliorano  i bilanci pubblici e si riempiono i forzieri delle banche, ma l'ossigeno vitale non arriva alle famiglie che vedono gli imprenditori disperati senza il sostegno del credito e i lavoratori senza un reddito. I nuclei familiari più deboli sono quelli monoreddito che hanno visto anche perdere il loro potere di acquisto. Le pensioni di vecchiaia vengono dimezzate e migliaia di capifamiglia sono diventati "esodati" senza alcun reddito nell'immediato futuro. Negli ultimi 4 anni i nuovi poveri sono aumentati del 14%, percentuale che nel Sud (secondo la Caritas) arriva al 74%. I valori fondamentali della società civile (la persona umana, la famiglia, la sussidiarietà, la solidarietà) passano in secondo luogo nel sistema Stato – mercato che impone le proprie concezioni individualistiche nell’attuale mondo globalizzato, dove le regole del mercato non tengono conto della dignità della persona umana. Allarmano i dati sull'occupazione relativi ai giovani tra i 15 e i 29 anni. Quasi 2 milioni di giovani fuori ogni tipo di occupazione. "Il lavoro non deve essere un privilegio - ha detto  il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - ma una normale condizione, soprattutto per i giovani".C'è l'esigenza per la società civile di uno Stato più umano che riconosca e sostenga la persona umana secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo. L'esortazione è quella di costruire una società più giusta il cui centro è la persona che si realizza liberamente, cioè una comunità fondata sul progresso della vita e sulla forza della libertà in cui sia riconosciuta la dignità dell'uomo esistenziale dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.Le soluzioni dei problemi dell'attuale mondo economico e finanziario globalizzato minano la concezione cristiana dell'uomo e del suo destino, perchè sono basate sull'idea che l'uomo non è il soggetto delle attività umane, ma un oggetto manipolabile per qualsiasi scopo utilitaristico e individualistico. La società si è costituita intorno alla produzione e allo scambio universale delle merci e spetta alla comunità politica mediare tra le necessità funzionali del mercato e la vita quotidiana delle persone, cioè promuovere i contenuti valoriali nelle decisioni del mondo produttivo e finanziario. La necessità della ricchezza e la competizione mondiale devono armonizzarsi con i valori dell'uomo che è soggetto e fine di ogni produzione e benessere sociale.Il compito delle persone investite di potere politico è quello di emanare una legislazione che garantisca un’ordinata convivenza sociale nella vera giustizia, perché tutti i lavoratori possano trascorrere una vita dignitosa. La legge civile deve assicurare soprattutto i diritti fondamentali che appartengono alla persona. Fondamentale tra tutti è il diritto al lavoro per chi presta la sua opera per il bene proprio e della sua famiglia. La società politica necessita di uomini e donne che possano dare un senso all'esistenza concreta del cittadino  che è soprattutto aspirazione alla libertà di realizzarsi nell'ambito di una comunità civile. L'attuale crescita degli indigenti evidenzia una forte diseguaglianza tra ricchi e poveri e un fenomeno di ingiustizia sociale."Abbiamo bisogno  - ha sostenuto Pier Ferdinando Casini - di persone che credono a un progetto per il Paese. Si tratta di aprire a una casa nuova in cui ci sia spazio per la società civile, per l'associazionismo cattolico e per le forze sociali senza le quali l'Italia non può cambiare".  Per il leader dell'Udc serve "un partito plurale", fatto da diverse personalità, dove ci sia posto per i tecnici e per i politici per recuperare l'attuale degrado della politica.I sostenitori del "Partito della nazione" sono chiamati a "mantenere desta la sensibilità" per il riconoscimento dei diritti e della dignità dell'uomo, di fronte ai rappresentanti del popolo che hanno piegato la propria ragione "all'attrattiva dell'utilità individualistica" a danno delle persone che costituiscono la comunità civile. Occorre vincere lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico per il trionfo della giustizia sociale. Si tratta di raggruppare tutti coloro che vorranno dedicarsi a una certa concezione di democrazia da perseguire e dei mezzi idonei per il conserguimento della "VITA BUONA" per tutti. L'azione del testimone del popolo non è semplice sopportazione, cioè non è calma imperturbabile, ma è provocazione che mira ad eliminare gli ostacoli della vita dei cittadini per la pace e la riconciliazione sociale.