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pubblicato: mercoledì, 10 novembre, 2010

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Bersani-Vendola: forme e contenuti a confronto

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Il mattino del 2 novembre 2010 il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ospite al Salone del Ciclo e Motociclo di Rho-Pero, si è lasciato scappare, in un tentativo di calmare le acque dopo lo scandalo Ruby, la contestata battuta meglio essere appassionati di belle ragazze che gay.

Bersani-Vendola: forme e contenuti a confronto

[ad]Nel corso della stessa giornata quelli che sono attualmente visti come i principali competitori a capo della coalizione di centrosinistra, il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani ed il Presidente della Puglia Nichi Vendola, hanno indirettamente risposto all’uscita del premier, ciascuno con metodi e contenuti legati alla propria personalità, alla propria posizione e alla propria visione della politica.
Anche in vista delle – eventuali – primarie che decreteranno il candidato premier per il centrosinistra alle prossime – eventuali – elezioni anticipate, può essere quindi opportuno confrontare lo stile e le parole dei due interventi.

In primo luogo è differente il contesto scelto: Vendola sceglie il proprio canale YouTube per una videolettera di pochi minuti, Bersani dedica mezz’ora ad una conferenza stampa, il cui inserimento in rete su YouDem diventa un semplice spin-off. Più attento alle nuove tecnologie e legato a doppio filo con il suo popolo Vendola, più classico e legato a logiche d’apparato Bersani, che però utilizza una forma che lo mette a confronto diretto con le domande degli intervistatori.

Molto diverso è anche l’ambito affrontato dai due leader: l’intera videolettera di Vendola è incentrata sul comportamento e sull’immagine di Berlusconi, e invoca le dimissioni del Presidente del Consiglio come atto di rinascita morale del Paese. Bersani affronta invece un’analisi generale sulla situazione italiana, e la sfortunata battuta del premier è solo il punto di ingresso dell’analisi del segretario PD, quasi la scusa per parlare di occupazione ed economia.

Anche a causa del mezzo scelto, è poi diametralmente opposto l’impatto provocato dai due video.
Lo studio da cui parla Vendola è curato nei minimi dettagli: la provenienza della luce, la bandiera iridata della pace, il mobilio, la pianta, ogni cosa è studiata e si abbina all’immagine stessa del leader di Sinistra, Ecologia e Libertà: Vendola appare sicuro di sé, indubbiamente fotogenico e padrone dello schermo, elaborato ma non lezioso nell’esposizione di un testo altrettanto elegante. L’immagine che rimane al termine della visione è al tempo stesso quella di un importante esponente delle istituzioni che si erge a modello alternativo rispetto a quello di potere, e dall’altro quella di un comune cittadino indignato per la deriva morale del proprio Paese.
La differenza con Bersani è immensa. Tanto curata è la videolettera del Presidente della Puglia tanto è forte l’idea di approssimazione che traspare dalla conferenza del segretario PD. Bersani parla a braccio, si ripete, gesticola, si mangia le parole, non guarda la telecamera, e pur scagliando verso il governo accuse ben più gravi di quelle lanciate da Vendola, traspare quasi un’idea di scoramento, di smarrimento.
Eppure il centrosinistra ha tutto da guadagnare dalla perdita di consensi che, anche a causa della condotta morale di Berlusconi, attanaglia il centrodestra; come mai, quindi, atteggiamenti così diversi tra Vendola e Bersani?

Questa differenza deve essere valutata a fronte della differenza del messaggio: Vendola si scaglia contro l’immoralità di Berlusconi, il suo è un attacco puro e semplice e lui è – e sa di essere, in quanto omosessuale e quindi oggetto della battuta – la persona più indicata a portarlo. L’orizzonte della videolettera non supera le dimissioni di Berlusconi.
Di tutt’altro significato la conferenza stampa di Bersani. La battuta del Presidente del Consiglio – pur grave nella sua sintomaticità della mentalità italiana – viene riportata alla sua reale dimensione di granello di sabbia nel mare dei problemi dell’Italia, problemi di una mole e di una complessità tali da essere di difficile risoluzione per qualsiasi compagine di governo sia chiamata a farlo.

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