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pubblicato: martedì, 26 marzo, 2013

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Il linguaggio dei segni di Papa Francesco

La Chiesa un anno dopo il gran rifiuto di Ratzinger

Papa Francesco: sono passate meno di due settimane dalla sua elezione ma già si possono assegnare a Papa Francesco alcuni successi. Primo in ordine di importanza, la storica visita del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo in occasione della Messa per l’inizio del pontificato: non era mai successo. Anche l’udienza ai rappresentanti delle altre chiese cristiane e delle altre confessioni religiose, con la partecipazione del rabbino capo di Roma, è da ritenere un successo per il numero e l’importanza delle personalità presenti.

[ad]Inoltre, dobbiamo ricordare le unanimi dichiarazioni di apprezzamento da parte dei leader politici mondiali. L’imponente partecipazione dei fedeli alla Messa per l’inizio del Ministero Petrino. L’aumento dei cristiani che accede al sacramento della Confessione registrato da numerosi parroci in tutte le parti d’Italia; ed in ultimo i vari aneddoti sull’umiltà del papa che girano su Facebook, la cui veridicità spesso è dubbia ma che testimoniano un certo affetto nei confronti del successore di Pietro.

Anche le polemiche sulla presunta complicità con il regime dittatoriale argentino negli anni ’60 e ’70 sembrano ormai sopite, del resto in difesa di Bergoglio si sono espresse due personalità rilevanti: il presidente della Corte Suprema argentina e Perez Esquivel, Premio Nobel per la Pace nel 1980 e tra gli eroi della resistenza alla dittatura.

Cosa c’è all’origine del successo del nuovo Papa? Sicuramente non c’è discontinuità nel campo della dottrina ed ai temi etici: da arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio si è spesso scagliato contro l’eutanasia e l’aborto e ha avuto un forte scontro con il governo in occasione dell’approvazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Non è  nemmeno l’umiltà a distinguere l’attuale papa con il suo predecessore: il “gran rifiuto” di Ratzinger è sicuramente un atto umilissimo.

La vera differenza tra papa Francesco e Benedetto XVI è solo ed esclusivamente il linguaggio. Nei suoi discorsi  Bergoglio è più diretto, più comprensibile, ed anche (elemento da non sottovalutare) molto più breve di tutti i  suoi predecessori. Pur rimanendo saldo nella dottrina, nei suoi primi discorsi non ha continuamente ribadito gli imperativi etici (il “no” a sesso, diritti gay, aborto…) che troppo spesso (e forse, a volte, anche fuori luogo) trovavano spazio nei testi scritti per Benedetto XVI. Proprio la scelta dei termini, cioè il suo definirsi continuamente “vescovo di Roma, Chiesa che presiede nella carità” anziché “Capo della Chiesa Universale” ha raccolto l’apprezzamento delle confessioni acattoliche che hanno poi risposto massicciamente all’invito per la Messa e l’udienza all’inizio del Pontificato.

Il linguaggio dei segni, poi, segna un ulteriore differenza tra Papa Francesco ed il suo immediato predecessore. Bisogna però notare che quanto all’abbigliamento e ai segni del ministero petrino, Bergoglio si avvicina molto a papa Wojtyla. Entrambi, ad esempio, hanno preferito una normale poltrona al trono di Pio IX; entrambi ricevono i capi di Stato con la normale talare bianca, senza la mozzetta rossa (una specie di mantella) e il rocchetto (una sorta di camice); entrambi preferiscono utilizzare in pubblico il loro anello episcopale anziché quello piscatorio. Il risultato è un apparato più sobrio, che in tempo di crisi economica è probabilmente più apprezzato dalla gente.

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