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pubblicato: lunedì, 6 giugno, 2011

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Referendum, acqua: cosa chiedono i quesiti

acqua

Domenica 12 e lunedì 13 giugno si torna alle urne per esprimere un voto per quattro quesiti referendari. Termometro Politico dedicherà questa settimana all’approfondimento dei temi oggetto dei referendum.

Oltre al nucleare e al legittimo impedimento, si vota anche per due quesiti – cosiddetti “sull’acqua pubblica” – il primo dei quali punta all’abrogazione di alcune norme contenute nel decreto Ronchi del 2009.

[ad]Entrambi i quesiti in questione sono stati promossi dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, a differenza degli altri due promossi dall’Italia dei Valori e da alcune associazioni ambientaliste. La natura dell’ente promotore ha contribuito, direttamente e indirettamente, a creare confusione nella campagna di comunicazione dei quesiti sull’acqua. Per capire meglio questo punto è bene entrare subito nel merito.

Il primo quesito (scheda colore rosso), denominato Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, si propone di abrogare l’art. 23-bis della Legge n. 133/2008 e successive modifiche, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

In pratica si vuole cancellare la norma che affida, previa gara d’appalto ad evidenza pubblica, la gestione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporti) a società pubbliche, private o  miste. Per le società miste dove i privati (scelti anch’essi tramite gara pubblica) detengano almeno il 40% del capitale non è necessaria la gara. Le società miste quotate in Borsa, inoltre, per non perdere il diritto alla gestione della risorsa pubblica, devono portare la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013, e al 30% entro dicembre 2015.

 

Il secondo quesito (scheda colore giallo), denominato Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito, si propone di abrogare l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’«adeguatezza della remunerazione del capitale investito».

In parole semplici, l’abrogazione eviterebbe che i gestori di servizio idrico ricevano il 7% del capitale investito come remunerazione adeguata allo sforzo economico fatto.

Alla luce dei due quesiti risulta evidente che l’ormai famoso slogan “sì all’acqua pubblica” sia fuorviante, sia per quanto riguarda la parola “acqua” sia per quanto concerne il termine “pubblica”. Questo perché non tutti e due i quesiti si riferiscono esclusivamente all’acqua: il primo, infatti, coinvolge tutti i servizi pubblici locali. Un’eventuale abrogazione riguarderebbe non solo il servizio idrico, ma anche lo smaltimento dei rifiuti e i trasporti pubblici. La natura dell’ente promotore, il Forum sull’acqua, ha sicuramente influito perché nella campagna referendaria si ponesse l’attenzione soprattutto sul servizio idrico, tralasciando gli altri servizi pubblici.

L’aggettivo “pubblica”, inoltre, farebbe pensare che qualcuno l’abbia aggiunto per indurre i cittadini a credere che il decreto Ronchi voglia privatizzare l’acqua. Ciò, evidentemente, non è vero: la proprietà dell’acqua è e resta pubblica (come esplicitato nel comma 5 dell’art. 23-bis L. n. 133/2008). L’obiettivo del decreto Ronchi non è privatizzare l’acqua ma favorire una maggiore presenza dei privati nella gestione della stessa.

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5 comments
Pietro Tirelli
Pietro Tirelli

Hai contribuito a chiarire alcuni aspetti che, mi rendo conto sempre di più, la polemica politica pretestuosa contribuisce semmai a confondere. Complimenti!

Riccardo
Riccardo

A me l'articolo è piaciuto molto. Invece quello di Repubblica che pubblica jecko proprio per niente. Dice che gli aumenti di tariffe ci sono stati per colpa del privato.. poi si legge dove ci sono stati gli aumenti maggiori e si trova Venezia, Treviso,Udine,Parma.. tutti luoghi dove l'affidamento è pubblico. C'è una cosa di cui BISOGNA tener conto. Le tariffe DEVONO aumentare. Sono basse non perchè come dice jecko c'è il pubblico e per ragioni elettorali il pubblico lascia basse le tariffe scaricando i costi sui bilanci pubblici oppure (cosa ormai nota in Italia), sui GIOVANI che verranno penalizzati dalla mancanza di investimenti. Ma tanto in questo paese si sa che è sempre meglio spostare i costi in avanti rinunciando agli investimenti importanti (comprese scuola ed università). Insomma l'acqua è un bene importante. Su questo siamo tutti d'accordo.. Io dico che spendere 50 euro in più all'anno a famiglia per un bene fondamentale si può fare se questo significa usarla con più parsimonia. Altrimenti credendo di fare il bene dei "poveri" facciamo solo il bene di chi ha la piscina in giardino e un impianto d'irrigazione per tutti i propri ettari di cortile..

Giuseppe Ceglia
Giuseppe Ceglia

@jecko Hai ragione, ho provveduto a inserire le fonti che avevo malauguratamente omesso.

jecko
jecko

Raramente ho visto articoli cosi' mediocri su TP. Intanto per la sfacciata pretesa di terzieta' (a partire dal titolo) che riveste un articolo che invece e' palesemente avverso ai quesiti, un artificio da censurare immediatamente. Inoltre alcune affermazioni meriterebbero, per essere fatte, un supporto fattuale. -"Secondo alcuni" non e' una citazione, fonte please, cosi' ci si potrebbe fare un'idea di chi lo dice -la bolletta dell'acqua "relativamente economica" e' tale proprio perche' in Italia la gestione dell'acqua e' prevalentemente pubblica, sarebbe carino un accenno a questo fatto, cosi' come al fatto che in Italia sono proprio le gestioni private a conseguire aumenti spettacolari delle tariffe, con buona della famosa autorita' pubblica. (per i link ai documenti, rimando a http://www.repubblica.it/politica/2011/06/05/news/acqua_altroconsumo-17185748/) -Infine "vede gestioni virtuose e fallimentari in entrambi i casi, in numero più o meno uguale". A me risulta che se si comparano i dati di aumento tariffario, recupero dell'efficienza della rete (minori dispersioni), investimenti sulla rete questo numero piu' o meno ugule impallidisca. Sono pronto a cambiare idea, mi basterebbe vedere il numero. Il confronto europeo e' comunque ancora piu' impientoso, essendo la privatizzazione iniziata prima. Un ultimo appunto sul mantra "non si privatizza l'acqua, si affida solo la rete ai privati". In un sistema in cui la distribuzione di un bene fondamentale avviene forzatamente in regime monopolistico (e' inimmaginabile un sistema con piu' acquedotti in parallelo in concorrenza tra loro), privatizzare la distribuzione equivale de facto a privatizzare l'accesso alla risorsa, visto che comunque i cittadini non hanno altri modi di usufruirne. e' vero che ai privati in questo modo non si consente di convogliare acqua per i propri scopi come se fosse una risorsa mineraria, pero' e' anche vero che non e' possibile derubricare l'allarme privatizzazione ad un mero allarmismo ingannevole

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  1. […] un soggetto di diritto pubblico. Relativamente al merito dei quesiti referendari proposti, si veda questo articolo. […]