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pubblicato: sabato, 11 giugno, 2011

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Non sparate sul quorum

La scheda per il referendum istituzionale del 1946

referendum, quorum

La scheda per il referendum istituzionale del 1946

Immaginate una nazione nella quale il referendum non ha il quorum. Immaginate una nazione nella quale tutte le leggi – tranne quelle di natura tributaria – possono essere sottoposte al vaglio del popolo non solo per essere abrogate, ma anche prima ancora di entrare in vigore. Immaginate una nazione nella quale le leggi di iniziativa popolare, se ignorate dal Parlamento, possano essere sottoposte autonomamente a referendum, e se approvate entrare automaticamente in vigore. Se l’avete fatto, ora avete un’idea di quello che sarebbe potuto essere il referendum in Italia, se, in Assemblea Costituente, la prima bozza presentata per la regolamentazione dell’istituto fosse stata approvata così com’era. Perché invece i Padri Costituenti scelsero di limitare la possibilità d’intervento da parte del popolo nel procedimento legislativo? Perché scelsero di “potare” il progetto originario man mano che si proseguiva nella discussione dopo questo primo slancio d’entusiasmo, che puntava già nel 1946 a creare un sistema che superasse la partitocrazia grazie al coinvolgimento attivo di tutti i cittadini alla produzione legislativa, e che quindi permettesse la costruzione di una coscienza politica diffusa?

[ad]L’opposizione più forte – fatte le dovute eccezioni – venne (per quanto per motivazioni differenti) dai liberali e dalla sinistra. Un po’ a causa di motivazioni politico-ideologiche, un po’ a causa di motivazioni contingenti come le pressioni della Chiesa Cattolica (grande sponsor dell’istituto referendario), o il timore di strumentalizzazioni dell’istituto (sul banco degli imputati, ovviamente, per primi c’erano i fascisti che andavano ricostituendosi nell’MSI) giudicato, se non manovrato con saggezza, un elemento di pericolo per la tenuta dell’intero sistema democratico, dunque, la prima, grande impostazione venne progressivamente ridotta, limitata, e ne venne reso più difficile l’utilizzo. Tra queste limitazioni, ovviamente, ci fu l’introduzione del quorum. Quale fu la ratio del suo inserimento? Perché, per esempio, introdurre il quorum per il referendum quando questo, per le elezioni (che pure determinavano chi avrebbe avuto diritto di parola su tutte le leggi per la durata di un’intera legislatura, non su qualcuna), non era previsto? Le motivazioni, principalmente, erano due. La prima, era che bisognava garantire che solo le leggi di reale interesse collettivo fossero sottoposte a referendum. La seconda, invece, era quella di costringere innanzitutto comitati promotori a informare più persone possibile dell’esistenza del referendum, e, contemporaneamente, imporre, sia a questi, sia a coloro che ai vari quesiti referendari erano contrari, di informare i cittadini per permettere loro di crearsi un’opinione e dunque decidere, di volta in volta, con la maggior consapevolezza possibile.

Curiosamente, nonostante gli scontri anche durissimi che si ebbero durante i vari dibattimenti, nessuno di questi riguardò la questione del quorum: l’ipotesi che questo limite venisse sfruttato per delle campagne di boicottaggio venne presa in considerazione solo marginalmente, tendenzialmente ignorata; l’importanza dell’esercizio del diritto di voto appena riconquistato, la volontà, comune a tutti gli schieramenti politici, di portare avanti un processo di educazione e responsabilizzazione politica delle masse affinché certe esperienze come l’appena conclusa dittatura fascista non si potessero più replicare, resero quella del boicottaggio, agli occhi dei Costituenti, un’ipotesi remota.

Altri tempi, si dirà. Verissimo, ma c’è anche da considerare un altro elemento: se si vanno a vedere i risultati dei referendum prima del ’95, oltre a raggiungersi sempre il quorum (fatta salva la tornata del 1990), i soli voti dell’opinione vincente (SI o NO che fosse) corrisposero alla maggioranza assoluta del corpo elettorale, eccetto che in tre casi (riguardanti singoli quesiti all’interno di una consultazione più ampia). In altre parole: fossero andati a votare solo loro, il quorum sarebbe stato raggiunto comunque. Solo nel 1995 l’affluenza fu sì sopra il 50%, ma nessun quesito raggiunse la maggioranza assoluta tra i SI ed i NO.

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21 comments
Federico
Federico

Penso che il quorum attualmente ha un significato irrisorio in quanto come si evince dall' articolo, l' astensionismo (non inteso come terza opzione della Costituzione) certamente non è legato alla volontà diretta di NO o di non voto, ma nella maggior parte dei casi da una mancanza di possibilità di poter andare a votare (vedi anziani, infermi, fuori sede, all' estero, etc) che falsano il reale valore di inscritti alle liste (che di tanto in tanto dovrebbero pure essere aggiornate). Forse un soppressione del quorum e una richiesta (come le norme costituzionali) di due terzi di Si potrebbero validare la scelta elettore. Altra trappola al quorum siamo non votanti all' estero: la situazione è più critica in questo caso in quanto l' affluenza non è valutabile con il solo ritorno delle schede votate. Si valuta che circa il 19% degli elettori all' estero non ricevano le schede (errore indirizzo AIRE, disguido nei tempi di consegna) ma sopratutto, quando apri questa busta e vedi un foglio e delle schede scritte in modo incomprensibile mi dici come si fa a votare? Molti dei nostri ragazzi sono alla seconda generazione e parlano poco o male l' italiano, volete per favore indicargli che cavolo significa quello che devono votare almeno in una lingua che conoscono? E poi se in Italia ci si è lamentato dell' informazione pubblica, noi all' estero dobbiamo dire che non è proprio esistita, ti arriva il plico e allora? Non è esistita informativa che se tu scrivi NO allora vuol dire SI, molti hanno votata NO perchè hanno compreso che era la risposta per NON volere la cosa (ad esempio il nucleare). Riformiamo lo strumento, rendiamolo come le elezioni politiche, introducendo l' obbligo al voto e quel punto non potrà essere più usato in modo improprio

Valerio Russo
Valerio Russo

Direi che la questione quorum è sola la coda del problema... dovremmo esplicitare bene i giudizi di partenza sul meccanismo referendario abrogativo. Personalmente credo che sia uno strumento importante, eccezionale, da far giocare su questioni di grande rilevanza, garantendo quesiti chiari e favorendo una partecipazione realmente informata, da gestire con modi e tempistica coerenti con questi scopi. Lista dei desideri? No. Senza la pretesa di formulare una vera proposta... ma si potrebbe pensare a qualcosa di questo tipo. Una prima fase facilitata (con tempi brevi, commisurati ad un numero di firme eventualmente anche minore di quello attuale). La fase 1 si conclude con la verifica-formalizzazione del quesito e l'acquisizione di una serie di diritti-supporti ai Promotori per la ulteriore pubblicizzazione nella fase 2. La fase 2 (ulteriori firme .../tempi) si conclude, salvo intervenute modifiche della normativa, con due vincoli, impossibilità di modifiche alla normativa (espansione dei controlli-poteri Presidenziali in sede di promulgazione) e pari concreto supporto esteso ai Comitati per il NO in fase 3. La fase 3 alza di parecchio l'asticella delle firme, perchè, dopo aver deciso "se ne parli" (fase1) e "verifichiamo che sia una questione rilevante per i cittadini" (fase2), qui si decide "se è davvero una questione su cui arrivare a svolgere il referendum". A quel punto il referendum potrebbe tranquillamente svolgersi senza alcun vincolo di quorum. Per questo dicevo che se parliamo solo di quorum rischiamo di non capirci... :) E in ogni caso gran parte di questi ragionamenti cambiano se si arriva al voto elettronico...

Francesca
Francesca

Immaginiamo un Paese con un referendum quasi ogni 2 mesi e senza quorum? La Svizzera? All'ultima consultazione popolare, 4 e 5 giugno 2011 ha partecipato il 28% dei votanti. Le percentuali di votanti sono inversamente proporzionali rispetto all'evoluzione e alla sicurezza di un popolo. ( le partecipazioni di massa si hanno nei Paesi del terzo mondo). Chi non ha interesse ad esprimere la propria opinione non ha neanche interesse ad opporsi all'esito. Francesca

Alessandro
Alessandro

Sono in disaccordo con l'articolo. Sono convinto che un quorum così alto possa soltanto fornire una duplice arma ai sostenitori del "NO" che si concretizza nella possibilità di astenersi oltre a quella di esprimere un voto negativo. Sarebbe opportuno abbassare il quorum al 25% - come in Germania - o al limite al 30%, mantenendo così una soglia piuttosto elevata, al fine di evitare che poche centinaia di migliaia di persone possano determinare l'abrogazione di una legge, ed al contempo incentivando a recarsi alle urne chi è contrario all'abrogazione. Per compensare una diminuzione così netta del quorum, sarebbe auspicabile raddoppiare il numero di firme necessarie per poter indire la consultazione referendaria, portandole ad 1.000.000 di cittadini aventi diritto di voto. In questo modo si avrà un rafforzamento della garanzia che l'istanza referendaria non provenga da sparute minoranze, rendendo difficile la realizzazione di referendum su temi verso i quali c'è poco interesse da parte della collettività.

Dexter
Dexter

D'accordissimo con l'autore dell'articolo ed assolutamente contrario a qualsiasi proposta di modifica del quorum. Più interessante il punto 2 del post di franco: in effetti si dovrebbe stabilire un meccanismo che eviti il ribaltamento parlamentare della volontà popolare; ogni riferimento all'abolizione referendaria del finanziamento ai partiti trasformata dal parlamento in rimborso elettorale è puramente voluto. Non dico che vada evitata qualsiasi modifica parlamentare futura nei secoli, ma che quantomeno si evitino manovre spudorate come quella appena descritta. Tornando al discorso "modifiche": piuttosto che agire sul quorum bisognerebbe modificare la "gestione mediatica" per evitare sciagurati quanto sfrontati boicottaggi mediatici come quello avvenuto per questa tornata referendaria. Bisognerebbe ampliare - e di parecchio - lo spazio "televisivo" accordato ai comitati pro-contro referendum. I referendum vanno vinti/persi avendo la possibilità di informare adeguatamente la gente. E magari ricordando - in modalità martellante - al cittadino che il voto è un "dovere civico", reintroducendo una sorta di obbligatorietà di voto o, quantomeno, sanzioni in caso di mancato adempimento. Inoltre, si agisca sul meccanismo della residenza, dando la possibilità di voto referendario in qualsiasi parte dell'Italia. Un conto è esprimere i parlamentari nella propria circoscrizione (i quali di norma dovrebbero essere "conterranei", anche se i fenomeni di "paracadutismo" sono sempre presenti, specie con l'attuale porcata elettorale a liste bloccate), un conto è votare provvedimenti di respiro nazionale, che non hanno bisogno di alcun requisito o ragionamento territorialmente più circoscritto.

CinziaT
CinziaT

Padri (e Madri Costituenti.. al 3,7% ma c'erano anche loro) potevano mai immaginare la potenza di disinformazione dei media? e a quale sproporzione di forze e mezzi ci si può trovare davanti? PS: vedi i poco felici piazzamenti della Nazione nelle classifiche per la libertà di stampa

fernando
fernando

vorrei ricordare che fino a non moltissimi anni fa in Italia era praticamente obbligatorio votare. Se non si votava veniva inserito nella fedina penale (se non erro) e dopo 3 assenze non era possibile partecipare a concorsi pubblici.

Giuseppe
Giuseppe

Anche io sono per stabilire il quorum in base all'affluenza alle ultime elezioni politiche o alla media delle ultime due elezioni politiche.

Mario Ivan Grossi
Mario Ivan Grossi

Le tue considerazioni sono molto interessanti, soprattutto per me che lo abolirei. Io credo che l'abolizione o qualche meccanismo che compensasse il vantaggio costituito dall'astensione per i sostenitori del no, sia necessario per ristabilire il dibattito prima del voto. Attualmente i sostenitori del no, cercano di far passare sotto silenzio la consultazione referendaria per evitare il raggiungimento del quorum. Una democrazia ideale dovrebbe basarsi su cittadini perfettamente informati e, in questo caso, invece, i cittadini perdono esattamente la metà dell'informazione in proposito, senza considerare il pessimo stato del sistema informativo cosiddetto pubblico in Italia che rende le cose ancora peggiori. Io penso che in questo momento, per migliorare lo stato della nostra democrazia, sia necessario aumentare il potere che hanno i cittadini rispetto ai loro rappresentanti e l'abolizione del quorum ai referendum abrogativi, o un provvedimento che comunque tolga il peso dell'astensione abituale, serva proprio a questo.

Ajeje Brazov
Ajeje Brazov

Credo si possa identificare un quorum sulla base non tanto degli aventi diritto di voto, quanto sul numero effettivo di persone che nell'ultima tornata elettorale nazionale (alle politiche) sono andate ad esprimere il proprio diritto/dovere di voto; ed esprimendo il voto sono andate a dare un segno di partecipazione alla vita democratica del paese, dimostrando interesse per il futuro dello Stato, foss'anche attraverso scheda bianca o nulla per protesta. Nel caso di questo referendum ad esempio la mia proposta si tradurrebbe in: quorum sì ma calcolando il 50% + 1 sull'80 % dei votanti (affluenza alle ultime politiche).

Michele
Michele

Articolo molto interessante, visto che domani si vota e come al solito per i referendumo, i'ncognita è non tanto la vittoria del Si, quanto il raggiungimento del Quorum. Io mi sono fatto una idea. Che i conitati per il No in tutti i referendum degli ultimi anni hanno sempre fatto campagna per il no-quorum è evidente. Non votare è legittimo, ma se si somma il non voto di scelta a quello fisiologico, a mio avviso si da un vantaggio iniquo a chi propone agli elettori di non votare. Per disinnescare la furbizia di sommare un 20% di non voto fisiologico al non voto come scelta si potrebbe variare la legge stabilendo che il quorum si raggiunge se per il referendum vota la metà più uno degli elettori che hanno effettivamente votato alle ultime politiche. Esempio: politiche 2008 - aventi diiritto 47.126.326 - votanti 37.936.692 - referendum 2011 valido se votano 18.968.346 elettori + 1 (e non 25.209.345 oltretutto gonfiato dai circa tre milioni di italiani all'estero tra i quali l'astensione è ancora maggiore)

franco
franco

io aggiungerei, alle considerazioni tutte condivisibili che ho già letto e che avevo fatte mie già di per me le seguenti: 1) perchè la corte costituzionale si deve esprimere sulla validità del referendum solo dopo la raccolta delle firme? non sarebbe più logico che io - comitato promotore - sottopongo alla corte costituzionale il quesito e solo se questa mi dà l'assenso procedo alla raccolta delle firme? mi pare una follia spendere soldi tempo e fatica per raccogliere un milione di firme e poi sentirmi dire che non è corretta la formulazione del questito 2) trovo quanto mai scorretto che il palramento intervenga - a referendum ammesso - nella modifica della legge in questione : vietare che dopo che un referendum sia stato ammesso che il parlamento modifichi la legge ( a meno che non faccia esattamente quanto chiede il referendum) 3) un referendum si indice solo se si ha la ragionevole speranza di vincerlo: occorre imporre che qualora i SI ottengano una percentuale troppo bassa il comitato pro referendum contribuisca alle spese di tenuta della consultazione

Leonardo
Leonardo

Io abolirei il quorum, detto questo, soo sicuro che non si debba partire da 0, ma dal 26% - 27%, del referendum sulla fecondazione assistita. In quel caso, oltre alla poca informazione, l'argomento era molto difficile da comprendere e tanti si sono astenuti per questa ragione. I n questo caso gli argomenti (a parte il secodo sull'acqua) sono più semplici. Tra l'altro sul nucleare gli italiani si sono già espressi.Di conseguenza, partendo dal 26% e tenendo conto di questo mio ragionamento, io credo che sarà doppia la partecipazione, rispetto il referendum del 2005, quindi il quorum ci sarà. Siete d'accordo?

Riccardo
Riccardo

Interessante l'articolo. Mi ha fatto riflettere su alcune questioni da me sottovalutate. C'è da aggiungere però che la "minoranza che detta la legge" oggi come oggi è, o potrebbe essere, quella del NO che decidendo di astenersi si somma a quelle persone che vorrebbero davvero asteneresi per mancanza di interesse nella politica o nel quesito sottoposto a referendum. Senza contare che, come già detto, questo significa annullare la segretezza del voto. Forse come passaggio intermedio si può pensare che il quorum sia la metà dei votanti alle ultime elezioni politiche (abbasandolo così a circa il 40%).. ma secondo me non sarebbe ancora una soluzione, perchè comunque se una persona decide di astenersi perchè obiettivamente del quesito non gliene importa nulla, non vedo perchè debba influenzare decisioni di altri che invece ne sono interessati. Insomma, andrebbe rivisto tutto meccanismo referendario, per esempio aumentando considerevolmente il numero di firme richieste (1-2 milioni) visto che 500 mila firme erano previste per 40 milioni di abitanti, così da risolvere il problema dell'importanza del quesito e poi eliminare il quorum, lasciando a chi interessa la capacità di scegliere..

Luigi Spagnolo
Luigi Spagnolo

In questi ultimi 20 anni abbiamo assistito a numerose distorsioni di quello che era lo spirito dei padri costituenti che hanno messo in crisi molte istituzioni. Questo perché nessuna legge è perfetta di per sé, ma si basa comunque su una cultura civica e politica che definisce una serie di consuetudini e convenzioni non scritte che dovrebbero sussistere in una democrazia sana. Consuetudini di cui la classe politica, ma anche i cittadini, dovrebbero farsi custodi, perché fanno la differenza tra corretta e scorretta applicazione delle leggi e della Costituzione. Tanto per fare esempio, il principio per cui un parlamentare non ha vincolo di mandato è sacrosanto, e non dovrebbe essere mai messo in discussione. Eppure, nonostante questo, è palese il "tradimento" della volontà popolare quando avvengono dei mercimoni come quelli a cui abbiamo assistito. Ma non è con vagheggiate norme anti-ribaltone che si risolve il problema, quanto con più responsabilità dei politici e soprattutto dei cittadini che li eleggono. Venendo al referendum, è chiaro comunque che qualcosa non va se da 16 anni a questa parte sono falliti tutti, anche su argomenti non proprio di "interesse minoritario". E in ogni caso, il fatto che sempre più spesso i comitati del No si siano trasformati in comitati per l'astensione (e purtroppo lo hanno fatto tutti, anche parte di quelli che oggi dicono che sostengono la necessità della participazione) è una realtà con cui dobbiamo confrontarci. Perché una democrazia in cui si invita esplicitamente a non partecipare non è sana. E perché così muore il principio sacrosanto della secretezza del voto. Ci rendiamo conto che, di fatto, domani e lunedì tutti gli occhi e le previsioni saranno puntati sull'affluenza alle urne, dando per scontato il risultato che uscirà dalle urne? Recarsi alle urne (comunque si voti) è diventato un voto palese per il sì: quanto ha pesato tutto ciò nei piccoli centri quando si è trattato di votare contro la legge 40, con la chiesa schierata apertamente per il non-voto? In nessun'altra democrazia sappiamo in tempo reale chi perde e chi vince, e soprattutto quali singole persone hanno contribuito a questa vittoria o sconfitta. E allora un adeguamento ci vuole, magari senza cancellare il quorum, ma quantomeno abbassandolo a una quota più ragionevole in relazione ai tempi cambiati. Un abbassamento si potrebbe compensare, ad esempio, con meccanismi che rendano più impegnativo presentare le firme necessarie per un referendum, in modo da evitare quelli troppo tecnici. In quanto ai referendum divorzio e aborto, bisogna ricordare che allora vinsero i no. La massa critica che portò a una larga partecipazione fu quindi spinta anche dal fatto che gli elementi più potenti e conservatori (DC e chiesa) allora dovevano portare la gente al voto per il Sì. In tutti gli altri casi, il blocco conservatore è stato schierato dalla parte del no e ha quindi potuto giocarsi anche la più comoda carta dell'astensione.

pino
pino

REFERENDUM SUL NUCLEARE: IO VADO A VOTARE Al referendum sul nucleare del 12 e 13 giugno io vado a votare.... visto i temi di questo periodo vorrei fare una considerazione semplice sull'energia. Si parla tanto di dover fare le centrali nucleari perchè abbiamo bisogno di energia, secondo me bisognerebbe cambiare politica perchè invece non incentivare elettrodomestici a++ per rilanciare le nostre aziende? Perchè non le energie alternative come han fatto in Baviera e Danimarca? Perchè non interrare i cavi energetici dove possibile e migliorare la manutenzione per aumentare la resa? L'energia c'è, il nucleare mi sembra solo un interesse economico di qualche affarista dato che , secondo le stime, dovrebbe fornire solo 1% di energia in più! Mi ricorda il fatto delle case sfitte a Milano, si devono costruire nuovi alloggi quando ce ne sono già in abbondanza ma non utilizzati e che non si vogliono utilizzare e ristrutturare. E poi perchè non viene fatto lo stesso discorso fatto per l'acqua? L'acqua non arriva perchè tanta se ne perde per strada, per l'energia è identica cosa! Senza poi prendere in considerazione i danni alla salute, i costi esorbitanti delle centrali e lo smaltimento delle scorie che poi come al solito pagherà pantalone! Per cui meditiamo, c'è proprio bisogno di cambiar politica!

Wilson
Wilson

Io punterei di più semplicemente a ribassare il quorum (almeno per il referendum abrogativo): un quorum al 35% o al 40% renderebbe molto difficile il non raggiungimento (almeno se il referendum è ben pubblicizzato), cosa che ci restituirebbe la segretezza del voto e costringerebbe i contrari a fare la campagna informativa desiderata (a ragione) dai Costituenti, mantenendo la protezione dai vari usi distorti (una minoranza comunque non potrebbe vincere le singole consultazioni). Le soglie inferiori al 50% sono molto sottovalutate nella costituzione italiana (in pratica ci sono solo nelle condizioni per la presentazione di leggi, mi pare), ma credo abbiano una loro validità (mi pare che in USA per fare ostruzionismo al congresso serva una minoranza qualificata, ad esempio, e non è un cattivo sistema).

francesco
francesco

Grazie per il bell'articolo davvero interessante! Vorrei fare alcune considerazioni. Premetto che non sono un giurista e spero di non dire idiozie... Personalmente concordo pienamente sull'esigenza di una forma di quorum per le motivazioni ottimamente espresse nell'articolo. Detto cio' mi sembra pero' indubbio che ormai e' invalso un uso distorsivo del quorum che nei fatti depotenzia l'istituto referendario. Vorrei anche sottolineare che tra gli effetti negativi di quest'uso c'e' il venir indirettamente meno della segretezza del voto (se voti, voti si' o anche se voti no e' come se votassi si'): cio' in alcuni referendum sensibili secondo me condiziona in parte l'elettorato soprattutto in realta' piccole. A mio avviso esistono altri modi per introdurre forme di quorum che si prestano meno ad usi distorsivi. Infatti se il problema principale e' quello di stabilire una massa critica di SI affinche' il referendum passi, basterebbe introdurre una norma per cui il SI vince se si verificano due condizioni: 1) il numero di SI supera il numero di NO (condizione ovvia), 2) il numero di SI rappresenti almeno una certa percentuale (il 30% ad esempio) degli elettori (a legge vigente teoricamente sarebbe possibile che un referendum passasse essendo il numero dei SI pari 25%+1 degli elettori) Voi cosa ne pensate?

valerio.
valerio.

Favorevole. Perché la stessa idea l'ho avuta anch'io. Propongo una quota del 33,333333333333333%+1(cioé più di un terzo) di SI. In questo modo SI, NO e Astensioni si equivalgono.

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  1. […] il quorum e circa il COMMENTO 4 vorrei sottoporvi questo articolo, ribadendo che se è vero che l’elction day è un buono strumento di risparmio, è […]