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pubblicato: mercoledì, 22 giugno, 2011

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Referendum: un istituto da riformare?

referendum astensione

Approfondimento in due puntate sull’istituto del referendum abrogativo

 

Il referendum del 12 e 13 giugno ha raggiunto il quorum e anche in modo netto, ma resta viva la necessità di riformare tale istituto. Le ragioni che inducevano a chiedere una sua revisione permangono, anzi forse ne escono persino rafforzate. Ma andiamo con ordine.

LE RAGIONI DELLA PREVISIONE DEL QUORUM

In un articolo apparso proprio qui su Termometro Politico si legge:

Quale fu la ratio del suo inserimento? Perché, per esempio, introdurre il quorum per il referendum quando questo, per le elezioni (che pure determinavano chi avrebbe avuto diritto di parola su tutte le leggi per la durata di un’intera legislatura, non su qualcuna), non era previsto? Le motivazioni, principalmente, erano due. La prima, era che bisognava garantire che solo le leggi di reale interesse collettivo fossero sottoposte a referendum. La seconda, invece, era quella di costringere innanzitutto comitati promotori a informare più persone possibile dell’esistenza del referendum, e, contemporaneamente, imporre, sia a questi, sia a coloro che ai vari quesiti referendari erano contrari, di informare i cittadini per permettere loro di crearsi un’opinione e dunque decidere, di volta in volta, con la maggior consapevolezza possibile.

Curiosamente, nonostante gli scontri anche durissimi che si ebbero durante i vari dibattimenti, nessuno di questi riguardò la questione del quorum: l’ipotesi che questo limite venisse sfruttato per delle campagne di boicottaggio venne presa in considerazione solo marginalmente, tendenzialmente ignorata; l’importanza dell’esercizio del diritto di voto appena riconquistato, la volontà, comune a tutti gli schieramenti politici, di portare avanti un processo di educazione e responsabilizzazione politica delle masse affinché certe esperienze come l’appena conclusa dittatura fascista non si potessero più replicare, resero quella del boicottaggio, agli occhi dei Costituenti, un’ipotesi remota.

Ricordiamo le parole di Aldo Moro in Assemblea costituente il 16 ottobre del 1947 sul valore del  referendum:

«Il presupposto dal quale partiamo nell’atto di stabilire, come abbiamo stabilito stamane, il referendum è questo: la possibilità di un disaccordo, fra la coscienza pubblica e le Camere che di essa dovrebbero tener conto nell’attività legislativa. Quindi, è inutile richiamarsi alle Camere, è inutile dire che esse intendono bene qual è il loro dovere di fronte ad una legge la quale non corrisponde alla coscienza pubblica. Ammettere il referendum significa ritenere appunto la possibilità di questo disaccordo, la possibilità di questa minore comprensione da parte delle Camere nei confronti di una evoluzione della coscienza pubblica, la quale può manifestarsi ed operare fin dal primo momento in cui la legge è entrata in vigore…».

 

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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3 comments
Vito Contardo
Vito Contardo

Riporto da Wikipedia la descrizione della disciplina del referendum in Svizzera. Badate che non ci sono notizie molto approfondite e che qualche informazione potrebbe anche non essere corretta. Questo perché si tratta di un'enciclopedia - passatemi il termine - “partecipata”, nel senso che le voci vengono inserite e controllate dagli utenti. “A livello federale, il referendum è previsto dalla costituzione del 1848, rivista poi interamente nel 1999. Il referendum è facoltativo per ogni progetto di legge o decreto adottato dal Consiglio federale; in tal caso, se vengono raccolte le firme di 50.000 cittadini che domandano la costituzione, la questione è sottoposta a voto popolare. Il referendum è invece obbligatorio in caso di modifica costituzionale o di adesione a un organismo internazionale. Mentre nel caso di referendum facoltativo è sufficiente la maggioranza di popolo (metà più uno dei votanti), per le modifiche costituzionali (referendum obbligatorio, senza raccolta delle firme) in Svizzera è richiesta una doppia maggioranza, la maggioranza di popolo e di cantoni. Non è quindi sufficiente la maggioranza dei voti espressi, ma si valuta anche il risultato della votazione a livello cantonale; per l'accettazione del referendum è necessario che il referendum ottenga la metà più uno dei voti sia a livello federale, sia in 14 cantoni. Dal 1891, inoltre, la costituzione prevede, come strumento di democrazia diretta, il diritto di iniziativa popolare. Questo diritto permette di sottoporre a voto popolare una modifica di legge costituzionale, se almeno 100.000 cittadini la richiedono. Anche in questo caso è prevista la doppia maggioranza, di popolo e di cantoni. In media, ogni anno si tengono una decina di referendum. Dal 1875 ad oggi, il popolo svizzero ha votato 537 volte, accettando 257 referendum e rifiutandone 280. La democrazia semidiretta esiste anche all'interno di ogni cantone, con procedure simili ma con un diverso numero di firme necessarie. Alcuni cantoni e comuni prevedono un referendum obbligatorio per l'introduzione di spese non previste nel bilancio preventivo e superiori ad un dato ammontare. In questo caso non è nemmeno necessaria la raccolta di firme. Nel canton Ginevra, per esempio, anche alcuni articoli del bilancio annuale sono soggetti a referendum facoltativo; a livello federale, invece, il bilancio non può essere modificato tramite referendum.” Pertanto, se non ho capito male, non c'è il quorum perché per proporre la consultazione è necessaria la “doppia maggioranza” accennata sopra. Il quorum insomma sarebbe una clausola pleonastica. Mi devo documentare meglio. Da queste nozioni comunque non si evince che l'istituto in Svizzera funzioni meglio. Ricordo piuttosto di alcuni referendum controversi che sono stati strumentalizzati alimentando sentimenti di paura tra la gente. Penso a quello sul divieto di costruire nuovi minareti e a quello sull'espulsione degli stranieri che commettono reati gravi, in entrambi i casi prevalsero i “si” (consiglio di leggere questi due articoli: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/esteri/svizzera-referendum/svizzera-referendum/svizzera-referendum.html e http://www.repubblica.it/esteri/2010/11/25/news/svizzera_la_guerra_dei_manifesti_per_il_referendum_sugli_stranieri-9475346/ ). Su certi temi secondo me non si dovrebbe ricorrere a tale istituto perché si determinano risvolti paradossali: come porre dei limiti a diritti fondamentali, entrando quindi in contraddizione con le convenzioni internazionali firmate. Non è un caso che in Italia il referendum abrogativo non sia ammesso per le leggi di amnistia e di indulto, tributarie e di bilancio, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali (oltre che: leggi costituzionalmente vincolate, leggi rinforzate o atipiche e altre leggi esplicitamente o implicitamente sottratte). Questa loro particolare disciplina può trovare una spiegazione - è un'ipotesi che sto facendo - nel fatto che quella elvetica è una Repubblica federale di tipo direttoriale. In estrema sintesi, questo significa che non esistono né crisi di governo, né mozioni di sfiducia e che, reciprocamente, il Governo non ha alcun potere di sciogliere le Camere: insomma si va fino alla scadenza della legislatura, non ci sono elezioni anticipate. Riguardo al come riformare il referendum abrogativo spiegherò la mia posizione nella seconda parte di questo approfondimento (che sarà pubblicata a breve).

Federico V
Federico V

Ottima analisi che ci fa capire quanto sia culturalmente e politicamente inadatta la nostra classe dirigente; a mio avviso l'Istituto del referendum non va assolutamente rifondato, così come voluto dai costituenti fa si che le norme da abrogare debbano avere comunque un interesse generale in larghi settori dell'opinione pubblica e non interessi settorali o di poche persone. L'astensione dal voto come strumento di arma politica è qualcosa di aberrante in un sistema politico che si definisce democratico e svilisce uno dei mezzi fondamentali per costruire una sana e salubre democrazia, la Svizzera ne è un esempio. è sbagliato politicizzare alll'estremo un referendum, ma dovrebbe essere concepito come uno strumento utilizzato al solo fine di sentire il giudizio del corpo elettorale su temi che lo riguardano da vicino e dimezzare quindi quella distanza, a volte siderale, fra rappresentanti e rappresentati.

Riccardo
Riccardo

Si ma c'è una contraddizioni in quello che dici Federico. Se si vuole mantenere il referendum così com'è l'astensione è il normale metodo per contrastare il referendum. In svizzera tutto funziona perchè il quorum non c'è, o sbaglio? Secondo me il metodo migliore sarebbe.. referendum passa se vincono i si e sono più del 25% degli elettori. In questo modo votare no non aiuta il si (come dovrebbe essere), inoltre si ha interesse a votare no (se sono maggiori dei si vince il no). Però allo stesso tempo non si lasciano passare referendum con partecipazioni ridicole al voto