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pubblicato: sabato, 2 luglio, 2011

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Perchè l’elezione di Cota sarà annullata (ma forse troppo tardi)

Mercedes Bresso e Roberto Cota

cota

Mercedes Bresso e Roberto Cota

Termometro Politico ha seguito la vicenda dei ricorsi sulle elezioni regionali piemontesi fin dal primo giorno. Abbiamo cercato di fornire ai nostri lettori tutte le informazioni e qualche retroscena. Non abbiamo risparmiato neppure i pronostici. Fin dal primo articolo dedicato all’argomento, avevamo messo in luce come il ricorso contro la lista di Michele Giovine (Pensionati per Cota) fosse certamente da considerarsi il più fondato e, di conseguenza, quello con  maggiori possibilità di successo, capace di minacciare la vittoria di Roberto Cota. Questa era l’opinione condivisa dalla maggior parte dei legali e delle parti coinvolte nella vicenda. Le sentenze del TAR Piemonte non hanno smentito questa previsione, ma hanno contribuito a spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su di un altra lista: quella di Deodato Schanderebech. La decisione con cui è stata ritenuta illegittima la sua presentazione ha colto tutti di sorpresa: si riteneva infatti che il ricorso sarebbe stato respinto. Previsione corretta: solo pochi mesi più tardi, il Consiglio di Stato, pronunciandosi definitivamente in grado d’appello, ha respinto il ricorso, ribaltando la decisione del TAR.

Da quel momento, l’attenzione dei media nei confronti della vicenda è crollata. Roberto Cota e l’attuale maggioranza in Consiglio regionale hanno lasciato intendere – non sappiamo quanto consapevolmente – che la partita fosse chiusa. La stessa Mercedes Bresso ha dato l’impressione di voler abbandonare il campo, rassegnandosi alla vittoria dell’avversario della Lega. Ma, dietro le quinte, la battaglia non è affatto terminata.

Anzi: essa è proseguita con rinnovato slancio proprio sul ricorso contro la lista Pensionati per Cota, alla quale si rivolgeva l’accusa più grave: essere stata presentata con l’ausilio di firme false. Come abbiamo già avuto modo di spiegare ai lettori, la vicenda ha del paradossale. Fin dall’inizio, da quando la Procura di Torino ha presentato le proprie perizie relative alla falsità delle firme, è apparso chiaro che le accuse di falso nei confronti di Michele Giovine e altri fossero fondate. Ne conseguiva che la lista presentata alle elezioni regionali, che aveva raccolto all’incirca 27.000 voti, determinanti per la vittoria di Roberto Cota, non avrebbe mai dovuto essere ammessa alla competizione. Tuttavia, il Tribunale Amministrativo, chiamato a pronunciarsi sulla legittimità del voto, non poteva, in virtù di una legge anacronistica, accertare direttamente la falsità o meno delle firme. Possibilità, questa, riconosciuta soltanto al tribunale ordinario, civile o penale.

Il relativo giudizio è stato pertanto sospeso dal TAR e i ricorrenti hanno iniziato, avanti al Tribunale civile, il lungo procedimento volto a far accertare la falsità delle firme, per poi riprendere il giudizio avanti al Tribunale Amministrativo e ottenere l’auspicato annullamento delle elezioni. Considerati i tempi dei tre gradi di giudizio, la decisione definitiva arriverà presumibilmente non prima del 2012-2013.

Contemporaneamente, il processo penale nei confronti di Michele Giovine è iniziato e si è concluso in primo grado, pochi giorni fa, con la sua condanna. Il giudice penale, accertando la commissione del reato, ha così accertato la falsità delle firme. Tuttavia, la sentenza, che ha condannato Giovine a due anni e otto mesi di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici (impossibilità, fra l’altro, di ricoprire incarichi elettivi) potrà essere appellata e poi fatta oggetto di ricorso in Cassazione: anche in questo caso, la sentenza definitiva rischia di non arrivare prima di alcuni anni. Essa potrà essere utilizzata dal TAR per decidere sulla legittimità del voto ma, appunto, non prima di essere divenuta definitiva.

I ricorrenti, consapevoli dei tempi lunghi che entrambe le strade avrebbero comportato, hanno quindi deciso di tentare, in parallelo, una diversa soluzione. Impugnando al Consiglio di Stato la sospensione del processo disposta dal TAR hanno chiesto di sollevare questione di legittimità costituzionale della norma che impedisce al Tribunale Amministrativo di pronunciarsi direttamente sulla falsità delle firme. Il Consiglio di Stato ha sposato la posizione dei ricorrenti e sollevato la questione di costituzionalità. I supremi giudici amministrativi hanno infatti osservato che la necessità di attendere un giudicato civile o penale prima di pronunciarsi sulla legittimità del voto rischia di vanificare i ricorsi: la sentenza potrebbe infatti giungere dopo la conclusione della legislatura o del mandato elettorale dei candidati di cui si contesta l’elezione.

Al momento, è quindi in atto una corsa a tre. Posto che la falsità delle firme è pressochè indiscutibile, fin dall’inizio della vicenda, arriverà ad accertarla per prima la sentenza definitiva del giudice penale o quella del giudice civile? O forse arriverà prima la sentenza della Corte Costituzionale (l’udienza è prevista per il 4 ottobre prossimo), che, aderendo alla posizione del Consiglio di Stato, consentirà al TAR Piemonte di pronunciarsi sulla falsità delle firme?

Nessuna delle prime due ipotesi potrà realizzarsi, verosimilmente, prima di uno, due anni. Ma l’esito sembra scontato: in  qualche momento, tra il 2012 e il 2013 (o molto prima: l’autunno prossimo in caso di decisione favorevole della Consulta), il giudice amministrativo avrà tutti gli elementi per decidere sull’ammissione della lista di Michele Giovine alle elezioni regionali piemontesi. Se le firme sono false, la lista dovrà essere esclusa. Con la sua esclusione, Roberto Cota verrà quasi certamente privato dei 27.000 voti ricevuti mediante la lista (il TAR Piemonte ha già deciso in questo senso riguardo alla lista Scanderebech e il Consiglio di Stato non ha cassato la decisione sul punto). Senza quei 27.000 voti, la vittoria sarebbe andata a Mercedes Bresso ed alla coalizione di centrosinistra: sarà quindi inevitabile annullare il voto e ripetere le elezioni.

Le incognite e le variabili sono molte: più di quante possano essere qui analizzate. La decisione potrebbe arrivare troppo tardi, nell’imminenza o addirittura dopo le prossime elezioni regionali. Ma è evidente che, dopo la condanna in primo grado di Giovine, il rischio di una conclusione anticipata della legislatura si fa più concreto. Se questo fosse l’esito della vicenda, risulterà doverosa una riflessione: il Piemonte sarà stato governato per anni da una Giunta abusiva. E la giustizia non sarà stata in grado di porre rimedio.


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7 comments
Pierluigi
Pierluigi

Salve a tutti: ho trovato estremamente interessante l'rticolo, ma avrei una domanda perchè sto conducendo una ricerca inrerente a questo caso: come si può sapere il nome dell'avvocato o del collegio di avvocati che seguono questa questione presso la Corte Costituzionale che si pronuncerà il 4 ottobre? Grazie. Pierluigi

Giovanni Polli
Giovanni Polli

Il caso Scanderebech dovrebbe avere insegnato che pretendere l'annullamento del voto al presidente a causa della lista non valida è semplicemente un non senso giuridico. Perché con il voto alla lista e il voto al presidente sono sempre DUE anche quando non è disgiunto. Sono espresse, sulla scheda, DUE espressioni di voto, con modalità differenti. Possono essere date al presidente e a una lista collegata anche solo con un voto alla lista collegata che ne trasferisce uno al presidente. Prova ne è che quando c'è il voto disgiunto si vota una lista e un presidente non collegato, dando piena evidenza al fatto che i voti sono DUE. Motivo per cui, se una lista non è valida, non sarà valido il voto dato alla lista, ma quello al presidente, giuridicamente, è un altro voto che non cade se non per l'ineleggibilità eventuale del candidato presidente. Tentare di rovesciare un presidente regionale eletto direttamente dai cittadini tramite l'annullamento di una lista di sostegno è atto fortemente contrario allo spirito ed alla lettera della legge elettorale stessa.

Polo
Polo

Son d'accordo con Gianni.

Gianni Balduzzi
Gianni Balduzzi

Tra l'altro, un conto è far ripetere l'elezione, un conto dare la vittoria alla Bresso. Vuol dire supporre in automatico che senza la lista Pensionati quei 25 mila elettori non sarebbero andati a votare, che cioè per loro la motivazione del voto era la lista a non il presidente collegato. Proprio dei voli pindarici.

Gianni Balduzzi
Gianni Balduzzi

Non condivido affatto queste interpretazioni. A decadere è la lista di Giovine e lui stesso come consigliere. Nel voto di trasferimento dalla lista al presidente, invece, gli elettori erano (o dovevano essere) consapevoli del fatto che stessero votando, con la lista, il presidente, che si era presentato, naturalmente, legittimamente. Questa volontà delgi elettori deve rimanere inalterata e rispettata.

Gaspare
Gaspare

Non capisco tutti questi cavilli quando i fatti sono di lapalissiani, di una palesità incontrovertibile. In Italia siamo specialisti in truffe, anche in giurisprudenza , non per niente siamo discendenti di Macchiavelli ! Però . . . che vergogna |

Gian Antonio
Gian Antonio

è comprensible che per chi ha vinto gli secchi ritirarsi e per chi ha perso gli secchi sia successo con un'azione irregolare, però bisogna anche avere il coraggio di condannare queste manovre, a prescindere. E i presidenti che vengno eletti (destra o sinistra che sia) dovrebbero avere il buon gusto di non accettarle, perché bisogna che ogni tanto si ricordino che sono messi lì esclusivamente al nostro servizio e non per tenere il potere a qualunque costo. Quindi, più l'elezione è credibile, più la giunta è solida e più il suo servizio sarà efficiente. Non serve a nulla una giunta che non si sa se stia o se crolli. E' un costo e basta. Non è possibile per noi elettori accettare che avvengano imbrogli del genere (peraltro "gratuiti" perché sono anche stati fatti molto maldestramente in maniera evitabilissima, cosa che dimostra quanto ci rendano per il culo). La truffa è indiscutibile e le elezioni devono essere ripetute, possibilmente immediatamente la prossima volta. Senza se o ma ... e anche per fatti meno gravi di questo.