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pubblicato: domenica, 18 settembre, 2011

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L’Italia vista da Francoforte

Jürgen Stark, francoforte

Il 9 settembre 2011 la BCE aveva rilasciato un comunicato stampa contenente la notizia ufficiale delle dimissioni del membro tedesco dell’Executive Board and Governing Council of the European Central Bank, Jürgen Stark.
L’Executive Board è l’organo responsabile della politica monetaria della Banca Centrale Europea, formato da un presidente, un vicepresidente ed altri quattro membri esecutivi espressioni delle quattro maggiori economie dell’Eurozona (nell’ordine Germania, Francia, Italia e Spagna) e maggiori allocatori di capitale della banca (18,9373% Germania, 14,2212% Francia, 12,4966% Italia e 8,3040% Spagna al 01/01/2011) e due rappresentanti delle altre nazioni, a rotazione.

[ad]Il comunicato stampa in cui si indicavano come personali le ragioni delle dimissioni di Stark si era rivelato necessario dopo che la notizia era giunta in via non ufficiale all’attenzione dell’opinione pubblica, facendo letteralmente impazzire le Borse con lo scenario di una BCE spaccata sulla politica da adottare per affrontare la crisi economica e finanziaria che partendo dalla Grecia ha via via contagiato diverse economie nazionali del continente, fino ad arrivare ad Italia e Spagna.

Questo articolo pubblicato sul quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung mostra tuttavia una visione diversa, che rimuove la foglia di fico messa dalla BCE per calmare i mercati e svela pienamente le contrapposte correnti che dilaniano la massima istituzione monetaria europea, forse l’unica istituzione UE dotata di un vero e tangibile potere sulle scelte politiche degli Stati membri.

Jürgen Stark, francoforte

Da più parti si sono in realtà già esaminati gli effetti finanziari delle dimissioni di Stark sulla stabilità dei Paesi maggiormente a rischio, e su come l’esponente tedesco della BCE non potesse essere inconsapevole delle conseguenze del suo gesto senza precedenti nella pur breve storia dell’istituzione.
L’articolo del FAZ, contrariamente a gran parte di quanto apparso sulla stampa italiana, affronta invece senza pudori il tema del risiko che si gioca nella Banca Centrale Europea e getta una luce sul modo in cui gli altri Stati dell’area Euro vivono l’attuale crisi dei cosiddetti PIIGS.

Con un “grazie” al finanziamento statale non autorizzato, il governo Berlusconi ha ammorbidito la sua austerità.

 

I fronti del nord e del sud sono uno di fronte all’altro. I rappresentanti del nord, orientati alla stabilità, vogliono tenere la spesa dei peccatori del debito sotto controllo. I rappresentanti sudisti vogliono il fallimento della politica di bilancio. L’opposizione della Bundesbank e della Banca centrale olandese sono state spazzate via. Poiché il numero di paesi economicamente potenti si restringe e le fila dei peccatori debito crescono, il Sud si aggiudica i voti, e il Nord paga.

 

Il prossimo presidente della BCE, Mario Draghi, è italiano, il vicepresidente del Portogallo. Come si può fermare questo twin tip di acquistare titoli di Stato da Italia e Portogallo? Il paese più forte economicamente dovrebbe essere rappresentato da due voti nella BCE e la Bundesbank non può essere isolata all’interno del Consiglio.

Queste sono le parole che compaiono nell’articolo, questi i toni degli esponenti del rigore monetario della Bundesbank, questo il modo in cui vedono la BCE dalla Bundesbank.
Non devono stupire i toni – che ricordano indubbiamente e ironicamente quelli usati dalla Lega degli origini verso i “terroni” o da quella di oggi verso gli extracomunitari – che i tedeschi usano nei confronti nostri e degli altri Paesi a rischio: l’acquisto dei titoli di stato italianiu, spagnoli, irlandesi, greci e portoghesi viene finanziato dalle economie più stabili, ed in primis proprio la Germania.
Un simile acquisto viene visto, erroneamente dal punto di vista formale ma non senza torti da quello sostanziale, come un vero e proprio aiuto di stato, un espediente utilizzato per non intraprendere le riforme necessarie al contenimento della spesa vivendo alle spalle dei membri più virtuosi della UE.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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