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pubblicato: mercoledì, 28 ottobre, 2009

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Questione di appeal?

primarie repubblicani

Questione di appeal?

 

Questione di appeal?

Sembra sorprendente, ma secondo un recente sondaggio effettuato negli States l’indice di gradimento di Hillary Clinton è superiore a quello di Barack Obama. Non tutti gli americani appoggiano le riforme del Presidente.

SONDAGGIO – Un sondaggio rischia di spaccare in due il Partito Democratico e l’elettorato liberal, già diviso durante la campagna per le primarie dello scorso anno. Il prestigioso istituto di ricerca Gallup, il più quotato quando si tratta di percepire i cambiamenti d’umore dell’opinione pubblica, ha infatti pubblicato uno studio i cui risultati sembrano sorprendere gli analisti ed osservatori e riaccendere vecchi attriti all’interno del partito che è stato capace di conquistare la Casa Bianca e i due rami del Parlamento in un’unica tornata elettorale. Gli indici di gradimento negli Stati Uniti sono un po’ il termometro dell’attuale situazione politica, indicatori abbastanza fedeli dell’appeal di un presidente presso il suo elettorato o segnali premonitori della fine di un idillio politico. Messi a confronto, gli attuali indici di gradimento presso l’elettorato del presidente Barack Obama (56%) e del Segretario di Stato Hillary Clinton (62%) devono far riflettere. Tanto più se si pensa che solo qualche mese fa, infatti, la situazione era profondamente diversa, con il presidente che incassava il 78% delle preferenze mentre la Clinton era solo intorno al 50%.

ANALISI – I risultati pubblicati da Gallup hanno di fatto ringalluzzito i sostenitori della corsa alla presidenza della ex first lady, che potrebbero chiedere nel prossimo futuro una nuova discesa in campo proprio contro quel presidente che la stessa Clinton ha sostenuto durante l’ultima campagna elettorale. La diretta interessata ha negato con una certa decisione di volersi candidare contro Obama nel 2012, memore probabilmente di quanto successo nelle ultime primarie e dei debiti contratti per sostenere una campagna elettorale quanto mai costosa in termini di sforzi economici e non. Più che tentare di gettare lo sguardo verso un futuro che è ancora tutto da scrivere e che potrebbe cambiare data la fluidità della situazione, è interessante soffermarsi su un presente che denuncia una certa sofferenza del pubblico verso il programma di riforme interne varato dalla Casa Bianca. Barack Obama vede assottigliarsi sempre più le percentuali di gradimento dell’elettorato che riguardano sia la sua figura che l’amministrazione al completo. Le tanto discusse riforme sulla Sanità e l’Istruzione e ancor prima il pacchetto di stimolo ad un’economia che non è ancora uscita da una crisi profonda potrebbero portare ad una clamorosa sconfitta dei Democratici alle prossime elezioni di mid-term per il rinnovo di Camera e Senato. Per non parlare poi di possibile debacle nel 2012, quando Obama cercherà probabilmente una rielezione che potrebbe non essere così scontata.

PREVISIONI – I temi di politica interna stanno erodendo lentamente, ma inesorabilmente, la fiducia che gli elettori hanno riposto nelle urne lo scorso novembre insieme al loro voto. Da sempre un presidente Democratico rischia di arenarsi davanti a riforme profonde del sistema statunitense e spesso ad una perdita di appeal si accompagnano fallimenti nei progetti presentati. Il cammino dell’attuale presidente verso una riconferma sarà lungo e probabilmente costellato di ostacoli. Barack Obama dovrà gestire infatti non solo una situazione interna caratterizzata da un certo nervosismo e dalla paura di una nuova crisi dell’economia, ma al contempo si troverà a dover fare i conti con alcune scelte di politica estera che potrebbero rivelarsi particolarmente difficili. Iraq ed Afghanistan sono infatti due temi caldi ed il secondo potrebbe presto diventare bollente, data la richiesta di nuove truppe avanzata dai generali che guidano la missione. Non sarà di certo il Nobel a fare di Obama un presidente amato e ricordato, ma saranno le decisioni che prenderà nel prossimo futuro a confermarlo o meno inquilino della Casa Bianca.

 

di SIMONE COMI, (Il caffè geopolitico).

 

L’autore è laureando in Scienze e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Pavia ha conseguito un diploma di specializzazione in meccanica motoristica e tecnologica aeronautica alla scuola italiana aerotecnica di Mantova. Esperto di Geopolitica e Analisi delle relazioni internazionali, ha incentrato la sua ricerca sulla politica estera statunitense e le questioni geopolitiche globali legate agli Stati Uniti divenendo responsabile del progetto “Focus elezioni presidenziali 2008”, trasformatosi poi in “Stati Uniti Global Focus” per Equilibri.net. Collabora stabilmente con il Centro di Formazione Politica di Milano nell’area Politica Globale e con la Fondazione Italia Usa per cui cura la rubrica USA- News of the week. Ha svolto attività di tutorato per il corso di Economia Politica all’Università degli Studi di Pavia. Ha collaborato alla redazione dell’opera “Atlante dell’America Latina. Attori, dinamiche e scenari del XXI secolo” (2008) di Aldo Pigoli e Giacomo Goldkorn.

 

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