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pubblicato: giovedì, 26 settembre, 2013

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Carrozza: “Incoraggiare le università che cercano i talenti privi di mezzi”

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Le università italiane, soprattutto negli ultimi anni, devono combattere di continuo con la latitanza. Non tanto degli studenti a rischio abbandono, quanto piuttosto dei fondi, che non bastano mai eppure rischiano sempre di ridursi o sparire. Questo vale soprattutto per gli atenei pubblici: quelli privati sembrano godere di migliore salute e, rendendosene conto, iniziano a dare un contributo a modo loro.

E’ il caso, per esempio, della Bocconi, una delle università italiane private più note (e dalle rette non certo basse). Da quest’anno, infatti, l’ateneo mette a disposizione tre borse di studio da 24mila euro l’anno che coprano tutte le spese – vitto, alloggio, testi, iscrizione e persino un computer in comodato d’uso – destinate a studenti superiori di Milano e dintorni (per non recidere il legame col territorio).

Il progetto si rivolge a studenti – segnalati dai singoli istituti – che abbiano una fascia Isee sotto la soglia di “povertà” e buona predisposizione per gli studi economici o giuridici, da verificare con un colloquio, per verificare “l’attitudine del candidato, il talento e la possibilità di crescita, al di là dei voti”. Un aiuto a chi “ha le carte giuste, ma non i mezzi”.

Maria Chiara Carrozza

Maria Chiara Carrozza

Apprezzamento per l’iniziativa è venuto dal ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza: ”La Bocconi ha fatto una cosa interessante: andare a cercare i talenti nelle scuole di persone che non hanno la possibilità di pagarsi gli studi ma che meritano di studiare. Penso che sia un comportamento da incoraggiare, come altre forme che stanno venendo fuori dalle istituzioni pubbliche e private”. L’invito, certamente, va anche a tutti gli altri soggetti che sono in grado di investire risorse in progetti come questo.

L’iniziativa, che è stata chiamata “Una scelta possibile” (come a dire che gli spazi per fare qualcosa ci sono, a volerli trovare) non è originale, visto che viene da un’esperienza parigina (della Sciences Po) che valorizzando le capacità degli studenti delle banlieu parigine (e non solo) è riuscita a raddoppiare gli studenti e ad aumentare di parecchio le partecipazioni di stranieri. Nei prossimi anni il numero di borse dovrebbe aumentare (superando le 10), certamente si tratterà di una goccia nel mare, ma è un segno che merita di essere riconosciuto come positivo.

Gabriele Maestri


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