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pubblicato: venerdì, 25 ottobre, 2013

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Occupy Santoro, la nuova idea di Renato Brunetta (senza hashtag)

Renato Brunetta

Ex docente d’economia, ex ministro della PA, ex candidato sindaco di Venezia, oggi capogruppo alla Camera del Pdl, falco forzista e editorialista del Foglio. Il curriculum di Renato Brunetta non smette di riempirsi d’incarichi e hobby, non ultimo il commento dei talk show politici di mamma RAI (della zona rossa, ovviamente) e dell’operato di Michele Santoro a La7.

Il provetto critico televisivo fogliante ha attaccato, Servizio Pubblico e la sua squadra: “Chiedo diritto di rettifica contro l’illegalità santoriana”, ha tuonato Brunetta, che – secondo i maligni di Dagospia – è il nom de plume di un altro Renato, l’ex spia-giornalista Farina, per gli amici dei servizi segreti “Betulla”.

A una settimana dall’intervista dell’attrice bulgara Michelle Bonev – sedicente amante del Cavaliere e presunta testimone dell’omosessualità di Francesca Pascale –, il capogruppo a Montecitorio pidiellino cerca giustizia “appellandosi al decreto legislativo del 31 luglio 2005, n.177 come modificato dall’articolo 8 del Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 44 che vuole che la rettifica sia trasmessa in fascia oraria e con il rilievo corrispondenti a quelli della trasmissione che ha dato origine alla lesione degli interessi. Rilievo identico vuol dire: stesso spazio. Ma anche uguale potenza espressiva. Medesima teatralità, o comunque qualcosa del genere”.

Da qui “l’idea grandiosa” – sic! – “inventare un movimento che si chiami e agisca come Occupy Wall Street. Ma in questo caso si denomini Occupy Santoro oppure Occupy Fazio eccetera. E non sia qualcosa di illegale. Ma rientri nella norma, sia addirittura battezzato dal diritto e persino dal dovere. Dovere morale e civico di ristabilire la verità. Qualcosa di situazionista e anarchico, ma legatissimo, anzi basato sulla legalità, contro l’illegalità di chi si chiama Servizio Pubblico e invece trita il prossimo per scopi cannibalistici”.

La lettera di Brunetta è l’esempio di come il linguaggio incomprensibile di certa politica ostenti protervia e superbia allo stesso tempo. Un burocratese già rintracciabile nei progetti di legge o nelle clausole dei contratti, quelle remote e in calce.

La missiva brunettiana termina con un autoincitamento: “Avanti, noi di Occupy Santoro siamo pronti, signora Pascale. Siccome deve avere lo stesso rilievo, bisogna che Santoro e Ruotolo, Travaglio e Vauro, garantiscano la possibilità di accesso a un pubblico che dia il dovuto identico rilievo con applausi, risate, scorni, alla rettifica. Si può chiamare anche contrappasso. Ma eviteremmo di usare una parola dantesca a proposito di Santoro. Quello va bene per Occupy Benigni”.

La nuova frontiera del berlusconismo militante, in difesa della consorte del Capo. Forse è soltanto la metamorfosi dei berluscones in pascalones: parola di Renato.

 

Fabrizio Neironi


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