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pubblicato: venerdì, 11 novembre, 2011

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Vento radioattivo tra Israele ed Iran

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L’Agenzia internazionale dell’energia atomica si prepara a dire la verità sul nucleare in Iran. Secondo un rapporto che sarà reso pubblico il prossimo 17 novembre a Vienna dal direttore dell’Agenzia Yukiya Amano, l’Iran sta compiendo dei passi cruciali nella fabbricazione della bomba nucleare che sarà pronta fra qualche mese.

[ad]Nella base militare di Parchin, a 30 km da Teheran, vi sono delle installazioni destinate a testare le esplosioni nucleari e per realizzare il suo piano, l’Iran ha beneficiato dell’aiuto di numerosi scienziati stranieri tra cui Abdul Qadeer Khan, padre della bomba atomica pakistana, lo scienziato sovietico Vyacheslav Danilenko ed esperti nord coreani.

A seguito della notizia del rapporto dell’AIEA, Cina e Russia, due paesi in affari con l’Iran per il petrolio e il nucleare, hanno esortato l’agenzia ad evitare la diffusione di particolari dettagli riguardanti il programma nucleare iraniano.

Il Presidente israeliano Shimon Peres ha  dichiarato che un attacco militare contro l’Iran sarebbe una soluzione più verosimile dell’opzione diplomatica;  Teheran a sua volta, ha avvertito che punirebbe severamente l’attacco israeliano con conseguenze drammatiche anche per gli Stati Uniti.

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In Francia, il Ministro degli Esteri Alain Juppé è risultato contrario ad un possibile scontro tra Israele e Iran che destabilizzerebbe l’intera regione. Secondo Juppé è invece necessario l’impegno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per la creazione di nuove sanzioni contro il regime di Ahmadinejad.

La Russia in particolare, vuole evitare un attacco militare delle forze occidentali contro l’Iran; secondo Sergueï Lavrov, capo della diplomazia russa, un eventuale conflitto sarebbe “un grave errore dalle conseguenze imprevedibili”.

Dal 2007, l’ONU ha già inflitto quattro serie di  sanzioni economiche e finanziarie all’Iran ma sembrano non arrestare la volontà di Ahmadinejad di raggiungere il suo scopo, forte anche del sostegno della Russia e della Cina presenti all’interno del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Pechino e Mosca hanno infatti affermato la loro contrarietà ad una nuova serie di sanzioni da parte delle Nazioni Unite ed è così poco probabile che vengano decise in tempi brevi; una soluzione alternativa risulterebbe invece l’approvazione di sanzioni unilaterali da parte degli Stati Uniti e della Francia.

Israele intanto ha effettuato una vasta esercitazione difensiva simulando un attacco di missili nella regione di Tel Aviv, anche se un possibile attacco all’Iran non convince nemmeno la maggior parte dei quindici ministri che compongono il Consiglio di Sicurezza israeliano. Un intervento in Iran non sarebbe né un semplice raid come avviene spesso nella striscia di Gaza, né una guerra lampo.

Israele, sentendosi minacciato da vari fronti a causa dell’incertezza della situazione politica medio orientale creata dalla logorante crisi siriana e dall’alta tensione con un Egitto prossimo alle elezioni, si ritrova a conservare lo status di “pace armata” senza però tradurlo in un reale scontro. Lo sa bene anche Teheran che ha definito Israele  “ un gatto in un angolo che tenta di ruggire come un leone”.

di Gaia Bottino

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