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pubblicato: lunedì, 13 gennaio, 2014

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Porcellum, la Corte deposita la sentenza: premio irragionevole, ma Camere legittime

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Porcellum, la Corte deposita la sentenza: premio irragionevole, ma Camere legittime

Dopo aver dichiarato la morte parziale del Porcellum, la Corte costituzionale ha reso nota da poco la sua diagnosi: è stata pubblicata oggi la sentenza con cui i giudici della Consulta hanno spiegato perché a dicembre hanno deciso per l’incostituzionalità di due dei punti fondanti del sistema elettorale introdotto alla fine del 2005, il premio di maggioranza e le liste bloccate. Il testo – una ventina di pagine di cui risulta redattore Giuseppe Tesauro, sotto la presidenza di Gaetano Silvestri – è arrivato a sorpresa in tarda serata, dopo quattro ore di camera di consiglio.

L’accusa si appunta innanzitutto sul premio di maggioranza così come previsto dalla legge, che era “foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione”, potendo dare luogo a “una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica” per la mancanza di una soglia per far scattare il “bonus” di seggi. Quel premio sarebbe “manifestamente irragionevole”, perché provocherebbe la creazione di coalizioni nate solo per raggiungere il premio (e che potrebbero sciogliersi subito dopo il voto, non assicurando così la governabilità) e altererebbe gli equilibri istituzionali, perché la maggioranza beneficiaria del premio potrebbe eleggere gli organi di garanzia “che, tra l’altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura”.

corte-costituzionale

Lo stesso premio, da ultimo, contrasterebbe anche con il principio di uguaglianza del voto, perché “l’entità del premio, in favore della lista o coalizione che ha ottenuto più voti, varia da Regione a Regione ed è maggiore nelle Regioni più grandi e popolose”, per cui i voti finirebbero per avere peso diverso “a seconda della collocazione geografica dei cittadini elettori”.

Chiarito poi il dubbio di costituzionalità sulle liste bloccate: la bocciatura non è tout court, ma solo per quelle espressamente previste dal Porcellum, per la loro lunghezza esagerata. Sarebbero infatti “tali da alterare per l’intero complesso dei parlamentari il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti” e in più “coartano la libertà degli elettori nell’elezione dei propri rappresentanti in Parlamento”. Non sarebbe dunque garantita “l’effettiva conoscibilità” dei candidati e, di riflesso la libertà degli elettori. Al posto della lista bloccata, la sentenza di fatto reintroduce la preferenza unica: stante l’assenza del premio di maggioranza, il sistema di fatto è molto simile a quello usato alle elezioni del 1992.

Potenzialmente, dunque, secondo la corte è già possibile votare con questa legge, ma i giudici sottolineano che non si creano vuoti di legittimazione del Parlamento eletto con il Porcellum: “Il principio fondamentale della continuità dello Stato non è un’astrazione e dunque si realizza in concreto attraverso la continuità in particolare dei suoi organi costituzionali: di tutti gli organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento”. Tutti gli atti delle Camere, insomma, valgono e a monte sono legittimi anche i risultati delle elezioni di febbraio.

Gabriele Maestri

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