Rock, spie e mafiosi: la faccia nascosta della musica

Rock, spie e mafiosi: la faccia nascosta della musica Si pensi a un luogo simbolo della musica e delle tendenze in Italia: il Piper Club a Roma, per esempio, aperto nel 1965. L’arrivo del beat, gruppi italiani e stranieri, vestiti alla moda, migliaia di giovani da tutta l’Italia. E tra loro – adesso si sa – c’erano anche spie e osservatori di vario tipo. In particolare, agenti o emissari dei servizi segreti americani (come Roby Cunningham, giornalista e stampatore, persona di fiducia di vari artisti stranieri e, secondo alcuni, infiltrato negli ambienti dell’estrema sinistra) nonché informatori delle forze di polizia. Tutti loro erano incaricati di monitorare cantanti e musicisti e di prestare attenzione al pubblico che li venerava; mentre altri suonavano e ballavano, altri lavoravano per cogliere eventuali minacce alla sicurezza o all’ordine pubblico. Qualcosa di simile si è ripetuto per anni in locali, a concerti, raduni ed eventi con la musica al centro. Si tratta di una storia non nuova, in fondo, ma raccontata sempre sottovoce e quasi mai messa per iscritto. Lo ha fatto da pochissimo Michele Bovi, nel libro Note segrete (Graphofeel, 18,50 euro). In 280 pagine percorre anni di musica suonata e narrata in prima persona. Sassofonista con la passione del pop (ha anche fatto da spalla a Jimi Hendrix nel 1968 a Roma con i... View Article