Venezuela, il chavismo verso il precipizio

Pubblicato il 10 Marzo 2014 alle 14:30 Autore: Giacomo Morabito

Continua il caos in Venezuela. A Caracas, l’ennesima manifestazione di protesta contro la scarsità di beni di prima necessità è stata repressa da agenti in tenuta antisommossa, i quali hanno fatto ricorso ai gas lacrimogeni per disperdere i dimostranti, evitando così che si avvicinassero al Ministero dell’Alimentazione. Sebbene le proteste siano esplose lo scorso febbraio, il recente clima di forte tensione è dovuto alla forte esasperazione popolare: “Qui c‘è gente che si batte per un futuro migliore perché in Venezuela non c‘è futuro! Ci vuole un grande cambio, ma la sola risorsa che abbiamo come venezuelani è di ribadire la nostra dignità”.

Gli scontri dello scorso giovedì avvenuti nella capitale venezuelana, che hanno causato due morti, testimoniano come ormai la situazione nel Paese sia totalmente fuori controllo: finora, si sono registrati venti morti durante il mese delle proteste contro l’inflazione, la mancanza di generi di prima necessità e la criminalità. Il governo non riesce a più a porre fine alla violenza generata dalle proteste, mentre a livello internazionale appare sempre più “isolato”. L’Organization of American States (OAS) si limita a un documento di solidarietà e invita al dialogo fra le parti del Paese, mentre l’Unión de Naciones Suramericanas (UNASUR) preferisce una posizione di equilibrio.

chavez

Il Presidente Nicolás Maduro si difende insistendo sulla linea della delegittimazione: “Quelle non sono proteste, ma puro vandalismo”, così ha dichiarato in occasione di un discorso ufficiale. Nel frattempo, i media di Stato badano a censurare gli scontri, ma dedicando maggiori attenzioni alle manifestazioni a favore del governo: si tratta di estremi tentativi (gli ultimi?) volti a salvare il chavismo ormai giunto alla fine. Le proteste in piazza non sono l’unico problema per il governo da risolvere: infatti, nonostante sia uno dei principali produttori di petrolio, il Venezuela registra un’inflazione annua del 56% e da diversi mesi non sono più reperibili nel Paese i prodotti di prima necessità, come carta igienica, farina e latte.