Guerra all’Isis, Renzi: “Anche l’Italia farà parte della coalizione anti jihadisti”

Pubblicato il 5 Settembre 2014 alle 19:03 Autore: Gabriele Maestri
matteo renzi

Anche l’Italia prenderà parte alla guerra contro Isis. Ad annunciarlo è il premier Matteo Renzi a a Newport, in Galles, dove si è tenuto il vertice Nato, un vero e proprio summit di “guerra”. L’intervento, specifica il capo del governo, non prevede “truppe di terra”. “Il primo nostro interesse deve andare non a questioni geostrategiche ma alle bambine ridotte a schiave a Mosul e ai bambini fucilati. Non tutti avevano immaginato che si sarebbe prodotto un califfato all’interno di Siria e Iraq e per questo la Nato deve essere capace di rafforzare la sua intelligence, ed essere rapida anche nel pensiero oltre che nell’azione”, ha aggiunto il premier.

isis iraq

Renzi ha parlato anche del conflitto tra Ucraina e ribelli filorussi (oggi alle 18 è partita la tregua firmata dalle controparti). “La questione politica è nelle mani della Russia e voglio sperare che il presidente Putin abbia il desiderio di porre realmente fine a polemiche che sono diventate in alcuni casi violenti scontri sul terreno, invasioni di sovranità. Oggi la partita è in mano alla Russia e spero e penso che possa prevalere la saggezza”.

Il premier ha poi commentato lo sciopero minacciato dai sindacati delle forze dell’ordine che protestano contro il blocco degli stipendi pubblici annunciato dal ministro Madia.”Con le Forze dell’ordine era aperto un canale di dialogo. Trovo i toni utilizzati decisamente inaccettabili. Se questi sono i toni credo ci sia poco spazio per discutere. Se pensano che da questa parte del tavolo ci sia qualcuno abituato al ricatto si sbagliano. Si sappia che noi i ricatti non li accettiamo”. In questo modo “i sindacati fanno male a chi porta l’uniforme. In alcuni casi viene meno la convinzione della volontà da parte dei sindacati di trovare un’intesa”.

L'autore: Gabriele Maestri

Gabriele Maestri (1983), laureato in Giurisprudenza, è giornalista pubblicista e collabora con varie testate occupandosi di cronaca, politica e musica. Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate presso l’Università di Roma La Sapienza e di nuovo dottorando in Scienze politiche - Studi di genere all'Università di Roma Tre (dove è stato assegnista di ricerca in Diritto pubblico comparato). E' inoltre collaboratore della cattedra di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma, dove si occupa di diritto della radiotelevisione, educazione alla cittadinanza, bioetica e diritto dei partiti, con particolare riguardo ai loro emblemi. Ha scritto i libri "I simboli della discordia. Normativa e decisioni sui contrassegni dei partiti" (Giuffrè, 2012), "Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male" (prefazione di Filippo Ceccarelli, Aracne, 2014) e, con Alberto Bertoli, "Come un uomo" (Infinito edizioni, 2015). Cura il sito www.isimbolidelladiscordia.it; collabora con TP dal 2013.
Tutti gli articoli di Gabriele Maestri →