Genoveva Añonma, la calciatrice accusata di essere un uomo

Pubblicato il 15 Gennaio 2015 alle 13:48 Autore: Stefano Merlino
Añonma-calciatrice-uomo

Genoveva Añonma è una delle calciatrici più forti in circolazione, sicuramente la numero uno nel suo continente, l’Africa. L’attaccante della Guinea Equatoriale, attualmente in forza alla Turbine Potsdam (squadra della massima serie del campionato femminile tedesco, ndr), racconta alla Bbc quanto sia stato difficile giocare a calcio da ragazzina in una realtà dove alle donne viene proibito quasi tutto. La Añonma poi, confessa tra le lacrime l’umiliazione subita al termine della Coppa d’Africa femminile del 2008, vinta meritatamente dalla sua nazionale.

FUGA – Alle bambole, la ventiseienne ha sempre preferito il pallone e poco importa della solitudine, delle violenti litigate con la madre e della fuga da casa: la Añonma ora, può dire di aver realizzato il suo sogno. Tuttavia è stato un inferno giocare a calcio laggiù, nella poverissima Guinea Equatoriale. “Non avevo amiche” confessa la calciatrice, “nessuna voleva stare con me, nemmeno mia madre, ed ero quindi costretta a stare con i maschi”. Ad aiutare la giovane nel suo percorso sportivo, è stato uno zio: “Senza di lui non sarei diventata nessuno, è stato lui a portarmi in città (Malabo, la capitale dello stato africano, ndr), a farmi studiare e a continuare a giocare a calcio”.

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COPPA D’AFRICA 2008 – E’ la Guinea Equatoriale la sorpresa della manifestazione continentale di sette anni fa: le ragazze arrivano facilmente in finale, sbarazzandosi di nazionali ben più forti come il Ghana e la strafavorita Nigeria. Contro il Sudafrica, la Añonma realizza il goal vittoria ad una manciata di minuti dal triplice fischio, quello che permette alla Guinea Equatoriale di aprire un ciclo vincente (bis nel 2012,ndr).

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Finita la festa negli spogliatoi, la Añonma e altre due ragazze vengono duramente accusate da tutti di “essere uomini e non donne”. La Confederazione africana del calcio non si schiera a difesa delle tre calciatrici, obbligandole a presentare nel più vicino ospedale. Qui, davanti ad ispettori federali ed una commissione medica ad hoc, le tre vengono obbligate a spogliarsi per accertare il sesso. “E’ stato qualcosa di davvero umiliante dimostrare di essere donna e non un uomo ma” racconta la Añonma, “dopo molto tempo sono riuscita a dimenticare”.

L'autore: Stefano Merlino

Sono nato nel 1987 e da sempre mi piace scrivere. stefano.merlino@termometropolitico.it (Twitter: @stefano_mago)
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