Francia, Sarkozy: sui “Repubblicani” l’ombra dei giudici e di… Chirac

Pubblicato il 8 Maggio 2015 alle 12:05 Autore: Niccolò Inches

La Corte di Appello di Parigi ha giudicato legittime le intercettazioni ai danni dell’ex Presidente, indagato nel luglio 2014 per corruzione attiva. Il nuovo partito “I Repubblicani” rischia di nascere sotto una cattiva stella.

Parigi – Neanche il tempo di godersi il trionfo elettorale alle ultime Elezioni Amministrative e la rinnovata leadership nell’Union pour un Mouvement Populaire, che Nicolas Sarkozy deve tornare a ripararsi dai propri guai giudiziari. Giovedì 7 maggio la Corte d’Appello di Parigi ha infatti convalidato l’uso delle intercettazioni telefoniche nei confronti dell’ex Presidente francese e il suo avvocato (Thierry Herzog), rese pubbliche la scorsa estate e all’origine dell’indagine su Sarkozy per “corruzione attiva e violazione del segreto professionale”.

Il leader della destra transalpina, secondo l’accusa, avrebbe promesso al magistrato Gilbert Azibert (anch’egli indagato) un alto incarico nell’ambito della giurisdizione del Principato di Monaco in cambio di informazioni sul dossier Bettencourt, allora al vaglio della Cassazione. Quest’ultimo processo – dal quale Sarkozy venne prosciolto nel 2013 – riguarda i presunti finanziamenti illeciti a favore dell’ex Ministro dell’Interno per la campagna delle Presidenziali 2007, provenienti dal ricco patrimonio dell’anziana ereditiera “L’Oréal” Liliane Bettencourt.

Sarkozy e “i repubblicani”

I nuovi sviluppi giudiziari rappresentano un vero e proprio fulmine a ciel sereno per Sarkozy. Dopo anni di tribolazioni, la destra repubblicana francese stava vivendo uno dei momenti più floridi dalla sconfitta alle Presidenziali 2012: controllo della maggioranza dei Dipartimenti sul territorio, nuovo slancio dato al partito con l’ufficializzazione delle Primarie 2016 per designare il candidato all’Eliseo, ma soprattutto “sorpasso” a destra ai danni dell’odiata Marine Le Pen, invischiata nella diatriba familiare con papà Jean-Marie nel Front National.

sarkozy

Martedì 5 maggio l’ufficio politico dell’UMP aveva inoltre dato il via libera alla nuova denominazione per il partito: Les Républicains (i Repubblicani). Una scelta fortemente caldeggiata da Sarkozy per “pensionare” l’etichetta corrente, a suo dire eccessivamente inquinata da scandali e lotte intestine. Il nuovo marchio – anticipato all’ex Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini nel corso del recente incontro bilaterale a Parigi – non sembra però raccogliere un consenso unanime: in attesa della consultazione ufficiale tra i militanti, in programma alla vigilia del Congresso del 30 maggio, un sondaggio “Odoxa” svela che i simpatizzanti di centrodestra preferiscono al 57% il vecchio nome “UMP”.

Sarkozy, Juppé e il “fantasma” Chirac

Il “brand” politico UMP fu concepito nell’aprile 2002, nel corso delle elezioni presidenziali alle quali Jacques Chirac superò al ballottaggio il candidato del Front National Jean-Marie Le Pen. Il passaggio all’UMP mirava ad archiviare il vecchio RPR post-gollista (Rassemblement pour la République) e fagocitare tutte le sensibilità alternative alla sinistra. Già allora la battaglia per l’egemonia nel partito si rivelò un affare a due tra lo chirachiano Alain Juppé, ex Primo Ministro e delfino del successore di François Mitterand, e l’allora titolare degli Interni Nicolas Sarkozy.

Complice la condanna di Juppé nel 2004 per finanziamenti illeciti al RPR, Sarkozy assunse il controllo del partito per poi accreditarsi all’elettorato conservatore come “uomo della sicurezza” (grazie alla gestione delle violenze nelle Banlieues), fino ad imporre la sua candidatura a Presidente della Repubblica. A distanza di 12 anni, è di nuovo il duello SarkozyJuppé ad esaurire l’attualità (e l’offerta) politica nella destra francese, in vista delle attese Primarie per il 2017. Più che le grane giudiziarie di Sarko, in soccorso del “filo-centrista” Juppé potrebbe arrivare proprio il suo vecchio mentore: Chirac, che il 7 maggio ha festeggiato i 20 anni dalla sua prima elezione a Capo dello Stato (1995), in un recente sondaggio Paris Match è stato designato “il Presidente più amato della V Repubblica”.

Niccolò Inches

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L'autore: Niccolò Inches

Laureato in Scienze Politiche, ho frequentato il Master in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali presso la S.I.O.I di Roma. Scrivo per Termometro Politico da Parigi, con un occhio (e anche l'altro) sulla politica dei cugini d'Oltralpe. Su Twitter sono @niccolink
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