08/09/2015

Polonia, costo referendum 8 euro a votante, affluenza flop al 7,8%

Le elezioni in Polonia

Polonia, affluenza ferma al 7,8% per uno dei referendum più cari d’Europa. Molte le polemiche.

I tre referendum “anticasta” cui sono stati chiamati ad esprimersi i cittadini della Repubblica di Polonia domenica 6 settembre sono stati ampiamente ignorati dall’elettorato. In questo articolo avevamo approfondito i tre quesiti.

L’affluenza alle urne pari al 7,8% rappresenta un record storico negativo: degli oltre 30 milioni di aventi diritto al voto, hanno votato appena 2 milioni e 385 mila elettori, addirittura meno dei 3,1 milioni che alle presidenziali dello scorso maggio avevano votato Paweł Kukiz, principale “ispiratore” del primo quesito referendario.

Kukiz infatti aveva puntato molte energie nella sua battaglia per l’introduzione dei collegi uninominali anche per l’elezione della Camera polacca (Sejm), un sistema elettorale che a suo dire avrebbe scalzato la partitocrazia instaurando un rapporto diretto tra eletto e elettori della sua circoscrizione, senza la mediazione dei partiti.

Polonia, i risultati del referendum del 6 settembre

Venendo al dettaglio dei tre quesiti, per il primo, a favore dei collegi elettorali uninonimali si è espresso il 78,75% dei voti validi; per il secondo, l’82,63% dei voti validi ha optato per un cambiamento dell’attuale sistema di finanziamento pubblico ai partiti; per il terzo, il 94,51% si è mostrato favorevole al principio “in dubio pro tributario” che risolve le controversie interpretative in materia fiscale a favore del contribuente, principio appena entrato nell’Ordinamento polacco il mese scorso.

L’affluenza non ha superato il 7% nei voivodati di Lubusz, al confine con la Germania orientale, e di Podlachia, dal lato opposto della Polonia, confinante con Lituania e Bielorussia. Più elevata invece, in Pomerania, il voivodato che include Danzica, sul Mar Baltico, dove ha raggiunto l’8,4%. Nel seggio di Kukiz, a Łosiów, si sono recate alle urne 299 persone (14,51%); a maggio, solo per lui, avevano votato 728 elettori. Maggiore affluenza all’estero, superiore al 64%, in quanto il computo è basato solamente sui 17 mila, di cui 11 mila votanti, che si sono iscritti a questa specifica votazione; per le presidenziali si erano registrati in 257 mila. Venendo ai seggi consolari in  Italia, a Milano hanno votato in 44 su 77 iscritti, mentre a Roma in 32 su 74. I tre quesiti hanno visto complessivamente il 74,7% favorevole all’uninominale, 78,4% favorevole ad un cambiamento del finanziamento pubblico ai partiti e addirittura il 100% favorevole al principio “in dubio pro tributario”.

Secondo la Commissione Elettorale Nazionale (PKW) la spesa per i referendum sarebbe pari a 84 milioni di złoty (19,8 milioni di euro), con un costo superiore a 8€ per elettore votante: una delle consultazioni più costose mai realizzati in Europa. Ciò riaccende le polemiche.

Le elezioni in Polonia

Le reazioni

Il ministro dell’Agricoltura Sawicki (del partito ruralista governativo PSL) da un mese continuava a sostenere che avrebbe speso a favore dei contadini quella cifra che invece è andata alla macchina elettorale. Il partito di destra sociale Diritto e Giustizia (PiS), che esprime neoeletto Presidente della Repubblica Andrzej Duda, incolpa il presidente uscente Komorowski, della forza di centrodestra liberale Piattaforma Civica (PO), che ha indetto tale consultazione solo per tentare la (mancata) rielezione. Della stessa idea Leszek Miller, l’esponente socialdemocratico (SLD), che accusa innanzitutto il governo a guida PO, con la premier Ewa Kopacz, oltre a Kukiz e a Ryszard Petru, un economista che ha fondato recentemente la formazione politica liberale “Moderna” (Nowoczesna), stimata nei sondaggi attorno al 7%. Al contempo c’è chi accusa il Presidente Duda (PiS) per non aver voluto cancellare l’appuntamento con le urne e, anzi, di aver proposto altri referendum, poi bocciati dal Senato, da tenersi ad ottobre, in concomitanza con le elezioni per il rinnovo del parlamento.

Elezioni Polonia, il candidato Paweł Kukiz

Paweł Kukiz, “padre del dibattito sull’uninominale, ma non dei referendum” di domenica 6 settembre

Kukiz, dal canto suo, sostiene di aver dovuto fronteggiare la disinformazione – in quanto molti avrebbero pensato che la decisione del Senato avrebbe annullato anche questi referendum – e di aver proposto una precisazione dei quesiti referendari, che invano ha chiesto di rimandare ad ottobre o dopo. In base a tale affluenza, non è possibile stabilire, secondo Kukiz, se i polacchi siano o meno favorevoli ai collegi uninominali, anche perché PO e PiS avrebbero trasformato la consultazione in una lotta per il potere partitocratico. Kukiz accetta quindi il “padre” del dibattito sull’uninominale, ma rifiuta di esserlo anche per questo referendum.

Da gran parte dell’elettorato questa consultazione referendaria è stata percepita come inutile, se non una presa in giro, vista la vaghezza della formulazione dei quesiti che voleva assumere una forma plebiscitaria. Va infine precisato che, non avendo raggiunto la soglia del 50%, i referendum sono comunque validi, ma non vincolanti.