Rodotà e il diritto al cibo

Pubblicato il 20 Settembre 2015 alle 16:30 Autore: Piotr Zygulski

Cibo, fame, diritti. Tre parole sintetizzano l’intervento tenuto dal professor Stefano Rodotà sabato 19 settembre a Sassuolo, all’interno del festivalfilosofia. “Non intendo rispondere alle domande dei giornalisti sull’attualità politica – ha liquidato Rodotà – parlo solo di quello che riguarda il tema della mia conferenza”.

Come superare quella che talvolta è una “fame ereditaria”, che tende a trasmettersi di generazione in generazione, all’interno di una classe sociale? Questo è l’interrogativo chiave posto dal giurista; molteplici le soluzioni adottate – non sempre con piena efficacia – da nazioni differenti.

rodotà

L’invenzione del diritto al cibo è piuttosto recente” riconosce Rodotà, ma nel mondo esistono circa venti carte costituzionali, prevalentemente di paesi latinoamericani e asiatici, “dove il problema è più sentito”, in cui è menzionato esplicitamente. Parole che, purtroppo, in molti casi rimangono solo sulla carta. Ma cosa si intende per “diritto al cibo”? Il professore offre la sua definizione: “garanzia di un cibo sano, adeguato e corrispondente alle tradizioni culturali”.

Se ci sono ostacoli che si frappongono ad una piena attuazione di questo diritto, “ad esempio chi brevetta semi” o chi trascura l’eredità enogastronomica del territorio, Rodotà indica al contempo altri esempi che potrebbero andare controcorrente, dalla “via campesina” di Slow Food, che si pone obiettivi di qualità, costo e di produzione, ai piani adottati da alcune nazioni per evitare che si possa ancora oggi soffrire la fame: da circa dieci anni in India esiste una legge sul diritto al cibo che permette di accedere a pasti con prezzi molto contenuti e, al contempo, in Brasile, il progetto “fame zero”, che coinvolge l’intera filiera alimentare, compresi i produttori. In questi mesi, in occasione dell’EXPO è possibile firmare la “Carta di Milano”, che Rodotà definisce “ricca di suggestioni”, ma essa “deve essere tradotta in azione politica”. Si tratta perciò, a detta del professore, di capire “chi vorrà dare seguito e in che modo” a tali affermazioni.

L'autore: Piotr Zygulski

Piotr Zygulski (Genova, 1993) è giornalista pubblicista. È autore di monografie sui pensatori post-marxisti Costanzo Preve e Gianfranco La Grassa, oltre a pubblicazioni in ambito teologico. Nel 2016 si è laureato in Economia e Commercio presso l'Università di Genova, proseguendo gli studi magistrali in Filosofia all'Università di Perugia e all'Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), discutendo una tesi su una lettura trinitaria dell'attualismo di Giovanni Gentile. Attualmente è dottorando all'Istituto Universitario Sophia in Escatologia, con uno sguardo sulla teologia islamica sciita, in collaborazione con il Risalat Institute di Qom, in Iran. Dal 2016 dirige la rivista di dibattito ecclesiale Nipoti di Maritain. Interessato da sempre alla politica e ai suoi rapporti con l’economia e con la filosofia, fa parte di Termometro Politico dal 2014, specializzandosi in sistemi elettorali, modellizzazione dello spazio politico e analisi sondaggi.
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