G20 2015 Antalya: Turchia tra sicurezza e scenari futuri

Pubblicato il 11 Novembre 2015 alle 17:24 Autore: Irene Masala
G20 2015 Antalya Turchia 15-16 novembre

La Turchia si prepara per ospitare il suo primo G20, che vedrà riuniti, il 15 e il 16 novembre ad Antalya, i leader delle venti economie più solide e importanti del mondo. Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, forte dell’ultimo risultato elettorale in cui il suo partito, l’Akp, ha ottenuto la maggioranza assoluta in parlamento con il 49,46% dei voti, pari a 316 seggi su 550, approfitterà dei riflettori accesi sul G20 per proporre la visione turca circa le politiche economiche e sociali necessarie per incrementare l’economia mondiale, con particolare riferimento ai paesi emergenti.

G20 2015 Antalya: le tre “i”

Secondo le parole di Ali Babacan, vicepremier turco fino al 28 agosto 2015, la Turchia punterà su tre parole guida per indirizzare il summit: implementazione, inclusione e investimenti. Per quanto riguarda l’implementation, si tratterà di mettere in atto tutti quei meccanismi di monitoraggio che permettano di valutare il comportamento dei singoli Stati.

Sul punto dell’ investment, si riprenderà la linea iniziata nel precedente G20 ospitato dall’Australia in cui gli investimenti, sopratutto nel campo delle infrastrutture, vengono considerati la leva principale in grado di stimolare una crescita del Pil a livello globale.

Mentre sarà proprio l’ultima “i” di inclusiveness a rappresentare la vera nota innovativa introdotta dalla Turchia: l’attenzione sarà diretta ai Paesi in via di sviluppo e alle piccole e medie imprese. Il G20, occupandosi anche dei Paesi a basso redditto e di quelli non inclusi nel gruppo dei 20, mira a ridurre il divario tra economie emergenti e per il riequilibrio di quella globale.

G20 2015 Antalya: i perché della scelta della Turchia

La scelta del Paese ospitante avviene attraverso un meccanismo di rotazione fra cinque raggruppamenti di paesi, su base geografica, che assumono una dimensione regionale. Il precedente summit era stato ospitato dall‘Australia mentre quello successivo è stato assegnato al continente asiatico, il cui padrone di casa sarà dalla Cina. Si cerca comunque di mantenere una linea di continuità tra i vari summit: il lavoro portato a termine dalla Presidenza di turno viene generalmente mantenuto e implementato da quella successiva.

Partecipanti e tematiche

Il gruppo dei G20 comprende i 19 Paesi più industrializzati, ad esclusione di Spagna, Paesi Bassi e Svizzera, più la partecipazione dell’Unione Europea. Ed è proprio la presenza di quest’ultima, che sarà rappresentata dal presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, e dal presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, a influenzare maggiormente i temi che saranno trattati nel G20 di Antalya. Le questioni chiave verteranno perciò su come affrontare la crisi dei rifugiati, con attenzione alle conseguenze economiche e alla necessità di una maggiore solidarietà internazionale, sull’occupazione giovanile e sulle prospettive di crescita e su una serie di azioni a livello globale per affrontare il tema della trasparenza e dell’evasione fiscale. Altri temi importanti saranno l’impulso politico per aumentare la mole degli scambi commerciali, sopratutto in direzione dei Paesi in via di sviluppo e infine l’evergreen dei cambiamenti climatici. Su questo punto il lavoro del G20 si unirà a quello delle Nazioni Unite e dell’Ue con l’obiettivo della graduale eliminazione dei combustibili fossili e per l’espansione delle energie rinnovabili.

Il problema della sicurezza

Il tasto più dolente alla vigilia del G20 nella località marittima di Antalya sembra però essere proprio quello della sicurezza interna: per il summit saranno mobilitate le forze di polizia, l’intelligence e l’esercito. Queste ingenti misure di sicurezza, straordinarie rispetto ai precedenti forum, sono state richieste in primis dai paesi partecipanti in seguito agli ultimi attacchi dei ribelli curdi, alla dura repressione della sicurezza interna e alle continue infiltrazioni delle forze dello Stato Islamico nel territorio turco. Solo il 6 novembre scorso, l’unità antiterrorismo turca ha arrestato 20 sospetti accusati di affiliazione all’Isis proprio nella provincia di Antalya. Si prevede anche l’attivazione di una “zona spaziale sicura” per atterraggio e decollo dei voli con cui viaggeranno le delegazioni, sopratutto in seguito all’incidente, per il 99% attribuito allo Stato Islamico, che ha visto precipitare il volo russo sul Sinai.

L'autore: Irene Masala

Specializzata in Editoria e giornalismo e appassionata di geopolitica e Medio Oriente. Negli ultimi anni ho viaggiato tra Libano, Turchia, Israele/Palestina, India e Messico grazie a diversi progetti che mi hanno permesso di conoscere da vicino le realtà socioculturali di questi Paesi così diversi tra loro. Al momento frequento il master della Business school del Sole24Ore in Giornalismo economico e politico e collaboro come editor e traduttrice per diverse testate.
    Tutti gli articoli di Irene Masala →