Pubblicato il 21/05/2014

Delitto Biagi, Procura di Bologna riapre le indagini

autore: Giacomo Salvini
marco biagi

Omicidio per omissione. L’ipotesi di reato su cui la procura di Bologna ha riaperto il caso sulla morte dell’ex giuslavorista Marco Biagi, è grave. Gravissima. Il 19 marzo 2002, un commando di brigatisti lo colì con sei colpi di proiettile vicino casa. Rivendicazione: Nuove Brigate Rosse. L’indagine, però, è stata riaperta dopo il sequestro di molti documenti riservati dell’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola nell’ambito di un’inchiesta che riguarda il porto d’Imperia. Successivamente, giovedì 8 maggio, i pm calabresi hanno deciso di sequestrare tutto l’archivio per sostenere le accuse di favoreggiamento al latitante Matacena.

Il pm Antonio Guastapane aveva chiesto la riapertura delle indagini. I documenti sequestrati sarebbero stati sequestrati il 9 luglio 2013 a casa di Luciano Zocchi, ex segretario di Scajola. Un quaderno rosso e altri fascicoli che riguardavano il Sismi, il G8 di Genova e anche il delitto Biagi. Secondo le prime indiscrezioni, risulta dalle indagini che Scajola sarebbe stato informato da un altro giuslavorista vicino a Biagi della pericolosità di non rinnovargli la scorta. Lo dimostrerebbe una lettera sequestrata dai magistrati in cui l’ex ministro dell’Interno viene informato della situazione emergenziale. Circa 10 anni dopo, Scajola è diventato il maitre-à-pensier dell’insaputismo nostrano.

Dopo l’omicidio fecero anche scalpore alcune dichiarazioni dello stesso ministro dell’Interno: “A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre. E poi vi chiedo: nella trattativa di queste settimane sull’articolo 18 quante persone dovremmo proteggere? Praticamente tutte”. Ma, soprattutto: “Biagi era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”. Chapeau.

Oggi intanto Scajola ha parlato per più di due ore con il suo avvocato Giorgio Perroni a Regina Coeli. ” Sta bene, abbiamo parlato principalmente del processo e poi del più e del meno – ha dichiarato Perroni Sull’archivio e sulla lettera di cui parlano tanto i giornali io non so niente. Noi conosciamo le vicende che ci sono state contestate a Roma e per le quali si è già svolto l’interrogatorio. Quella lettera non è stata sequestrata a noi e quindi non siamo in grado di fare nessun commento”.

 

 

Autore: Giacomo Salvini

Studente di Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze. 20 anni, nato a Livorno. Mi occupo di politica e tutto ciò che ci gira intorno. Collaboro con Termometro Politico dal 2013. Su Twitter @salvini_giacomo
Tutti gli articoli di Giacomo Salvini →