Ddl Cirinnà alla prova del voto a Palazzo Madama

Pubblicato il 10 Febbraio 2016 alle 16:51 Autore: Alessandro De Luca
Unioni civili, unioni gay, ddl Cirinnà, in foto Monica Cirinnà mentre dialoga col ministro Maria Elena Boschi in Parlamento

Dopo settimane di polemiche, oggi, il Senato voterà il controverso Ddl Cirinnà, che mira a disciplinare le unioni civili omosessuali e le convivenze civili per le coppie eterosessuali. Un provvedimento sul quale esiste una maggioranza trasversale e differente rispetto a quella che appoggia il governo Renzi e che vede Palazzo Madama diviso.

La tensione era già alta questa mattina: l’accordo tra il Partito Democratico, la Lega Nord e Forza Italia per tagliare gli emendamenti, che era stato annunciato dal Carroccio, non è andato a buon fine e, allo stato attuale, ci sarà l’emendamento canguro firmato da Marcucci.

Dopo l’incontro con i due partiti di opposizione, a ora di pranzo, si è svolta la riunione tra i parlamentari democratici per decidere su quali emendamenti lasciare libertà di coscienza. Come riferito dall’Ansa, saranno tre i provvedimenti sul quale il Pd non darà indicazioni: due riguardano l’articolo 5 (la tanto contestata stepchild adoption) – uno di questi è l’affido rafforzato proposto da Stefano Lepri – e uno sull’articolo 22.

I numeri pro Ddl Cirinnà

A destare maggiore preoccupazione per i favorevoli alla legge, però, sono i numeri, in bilico. Come è noto, perché il provvedimento passi sono necessari 161 sì da parte dell’aula di Palazzo Madama e la scelta di Beppe Grillo di consigliare ai suoi, tramite blog, il voto secondo coscienza rende lo scrutinio ancora più incerto.

Ferme restando possibili sorprese del voto segreto, secondo i calcoli dell’Ansa, favorevoli e contrari si equivalgono: tra i primi, infatti, vi sono circa 81 parlamentari del Partito Democratico, a cui si aggiungono i 14 del gruppo misto tra cui esponenti di Sel, ex Pd ed ex Movimento Cinque Stelle. Tra i grillini, in 29/30 dovrebbero votare sì, così come gli esponenti “laici” del gruppo Psi-Maie-Per l’Autonomia: in particolare, si contano due socialisti, i due senatori eletti all’estero e altri due senatori ex M5S. A questi si aggiungerebbero circa 6 senatori di Forza Italia. Contrari, invece, sono, 30 parlamentari dem, i 32 di Area Popolare, 35 forzisti, i 12 leghisti, i 15 di Gal e i 9 Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto, la senatrice di Fare! Munerato e 5/6 pentastellati. A fare da ago della bilancia, le minoranze linguistiche di matrice cattolica – i 6 dell’altoatesina Svp, i parlamentari trentino (Patt) e valdostano (Uv) -, due ex di Scelta Civica, i senatori a vita e il gruppo di Denis Verdini, che conta 19 senatori.

Secondo Today, invece, sono circa 169 i parlamentari favorevoli, contando circa una novantina di sì provenienti dal Pd, una decina dal gruppo Maie-Psi-Per l’Autonomia, una ventina dal gruppo misto (soprattutto area Sel ed ex M5S), tra i 28 e i 30 grillini, alcuni esponenti di Forza Italia e i 19 rappresentanti di Ala. Gruppo parlamentare, quello di Verdini, dato per il voto favorevole anche dal Secolo d’Italia, che parla, invece, di una maggioranza ancor più ampia: dai 170 ai 175 sì. Secondo il quotidiano, infatti, oltre ai verdiniani e i senatori liberali di Forza Italia, Area popolare potrebbe votare non compatta, con quattro o cinque alfaniani pronti a votare il provvedimento.

Stime ancora più rialzate, invece, erano quelle di domenica del Post, che parlava di una maggioranza di circa 180 voti: quasi tutto il Pd (che conta 112 senatori), i 15 del gruppo misto, i 19 di Verdini, a cui si aggiungono circa 30 pentastellati. Secondo il sito, poi, potrebbero essere 180 i senatori favorevoli anche se i cattolici del PD votassero “no”, sfruttando il voto segreto: proprio questa modalità, infatti, potrebbe consentire ad alcuni franchi tiratori in Area Popolare di optare per il “sì”, appoggiando il governo.

L'autore: Alessandro De Luca

Classe 1990. Laureato in Scienze politiche (indirizzo Scienze di governo e della Comunicazione Pubblica) alla Luiss Guido Carli di Roma. Giornalismo e politica, le mie passioni da sempre. Collabora con Termometro Politico da maggio 2014. Attualmente è membro di Giunta dell'Associazione Luca Coscioni.
    Tutti gli articoli di Alessandro De Luca →