Guerra all’ISIS: Canada, stop ai bombardamenti in Siria

Pubblicato il 11 Febbraio 2016 alle 11:48 Autore: Irene Masala
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Guerra ISIS: Canada, stop ai bombardamenti in Siria

Il Canada cesserà gli attacchi aerei contro l’Isis e aumenterà gli aiuti umanitari. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha annunciato che gli F-18 cesseranno le operazioni da combattimento contro i militanti dell’autoproclamato Stato Islamico in Siria e in Iraq entro e non oltre il 22 febbraio. La repressione militare verrà sostituita con una nuova missione umanitaria dal valore di 602 milioni di dollari che verranno investiti in cibo, assistenza sanitaria, costruzione o ricostruzione degli alloggi, rifornimento di acqua e servizi igienici così come si legge in un documento ufficiale.

“In ogni missione è necessario fare delle scelte. Non possiamo fare tutto. Nella nostra decisione, siamo stati guidati dal nostro desiderio di fare tutto ciò che potevamo per aiutare e farlo nel modo giusto – assicura Trudeau in un’intervista riportata dalla Bbc – Le popolazioni terrorizzate dall’Isis ogni giorno non hanno bisogno della nostra vendetta, hanno bisogno del nostro aiuto”.  Lo stop agli attacchi aerei non è perciò segno del disimpegno del Canada dalla lotta al terrorismo, anzi è una presa di coscienza degli errori fatti e di come si possa porre rimedio.

Il Canada lascerà infatti due aerei di sorveglianza Aurora e triplicherà il numero dei soldati per la formazione della resistenza curda nel nord dell’Iraq.

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Guerra all’ISIS: il nuovo contributo del Canada

Il ritiro dei caccia canadesi dalla coalizione internazionale, capeggiata dagli Stati Uniti e impegnata a bombardare le postazioni dello Stato Islamico in Siria e Iraq, era stato uno dei leitmotiv della campagna elettorale del neoeletto Trudeau.

Secondo il leader liberale è necessario capire che mentre gli attacchi aerei  possono servire ad avanzare militarmente sul terreno, portando a progressi a breve termine, non sono funzionali per l’ottenimento di una stabilità nel lungo periodo per le comunità locali.

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“I canadesi hanno imparato questa lezione in prima persona nel corso di un decennio molto difficile in Afghanistan, dove le nostre forze sono diventati istruttori militari esperti, rinomati in tutto il mondo” conclude Trudeau.

Il Canada perciò non ha intenzione di sottrarsi ai propri impegni politici internazionale né di ritrarsi dal caos siriano, l’obiettivo è invece quello di cambiare il tipo di intervento che prevede la ripartizione di più di 1.6 miliardi di dollari canadesi che verranno spesi così nei prossimi tre anni:

264.000.000 $ (dollari canadesi) destinati a prorogare la missione militare in Iraq e in Siria per un anno, fino al 31 marzo, 2017.

145.000.000 $ per attività di sicurezza non militari, come ad esempio iniziative di lotta al terrorismo.

840.000.000 $ per l’assistenza umanitaria.

270.000.000 $ destinati a “costruire la capacità locale” in Giordania e Libano, dove ci sono un gran numero di rifugiati.

42 milioni di dollari per ridistribuire il personale e le attrezzature nella regione.

– una maggiore presenza diplomatica nella regione.

Se la nuova strategia canadese dovesse portare i suoi frutti potrebbe spingere anche gli altri alleati a ripensare il tipo di intervento militare in atto dall’aprile del 2015 e, fino a ora, decisamente poco efficace nella soluzione del conflitto.

L'autore: Irene Masala

Specializzata in Editoria e giornalismo e appassionata di geopolitica e Medio Oriente. Negli ultimi anni ho viaggiato tra Libano, Turchia, Israele/Palestina, India e Messico grazie a diversi progetti che mi hanno permesso di conoscere da vicino le realtà socioculturali di questi Paesi così diversi tra loro. Al momento frequento il master della Business school del Sole24Ore in Giornalismo economico e politico e collaboro come editor e traduttrice per diverse testate.
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