Siria: attacco a Dabiq, 30mila in fuga verso la Turchia

Pubblicato il 15 Aprile 2016 alle 14:28 Autore: Redazione
siria, rifugiati, colloqui di pace siria

Siria: l’attacco sorpresa di ieri dell’Isis ha costretto almeno trentamila siriani all’esilio. I profughi sono ora in cammino lungo il confine turco, in fuga dalle città della provincia di Aleppo, tra cui Dabiq, importante centro nevralgico per gli jihadisti. Solo due giorni fa sono ripresi i negoziati di Ginevra tra ribelli e regime siriano.

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Siria: attacco a Dabiq, 30mila in fuga verso la Turchia

Human Rights Watch parla attualmente di trentamila siriani in fuga, ma non ci sono ancora dati assolutamente confermati. L’attacco di ieri nella provincia di Aleppo è costato la vita ad almeno tre persone ed ora una nuova ondata migratoria è in cammino verso il nord della Siria, al confine turco.

L’epicentro dell’attacco è stata Dabiq, città simbolica per gli estremisti che la ritengono la località predestinata ad uno “scontro apocalittico”. Le milizie Isis puntavano a questo obiettivo da almeno tre anni e non si erano mai avvicinate tanto come ieri dopo un assedio durato circa dieci giorni.

Il confine turco è quindi messo a dura prova e i profughi che hanno cercato di valicarlo sono stati uccisi. Circa 5mila rifugiati che si trovavano in un campo al confine stanno cercando di fuggire verso la città di Azaz, un centro rimasto chiuso per diverso tempo, difeso strenuamente dalle truppe turche.

Ad Azaz ci sono già circa 30mila rifugiati arrivati dall’inizio dell’anno ma i funzionari turchi negano il permesso di ingresso e hanno dichiarato che lasceranno entrare solo persone in grave necessità di assistenza medico-sanitaria.

Solo il 13 aprile sono ricominciati i negoziati di Ginevra per la Siria. O almeno sulla carta, dato che Bashar al Assad dovrà trattenersi tutta la settimana a Damasco per le elezioni legislative. Gli schieramenti in gioco sono sostanzialmente due: da un lato i ribelli che sperano di ottenere un governo formato dal vecchio regime e che escluda completamente Assad, dall’altro il presidente siriano cercherà con tutte le sue forze di trattenere il potere accumulato finora aprendo però le porte a membri dell’opposizione disposti a non ostacolarlo.

La Russia nel frattempo continua a giocare un ruolo molto importante sulle sorti del conflitto e del futuro governo. Un ruolo però criptico, poco chiaro, dovuto sicuramente all’impossibilità di voltare le spalle ad Assad.

Continuare l’alleanza con Assad sarebbe un messaggio assai forte: la Russia è un alleato stabile, sicuro, affidabile. Ma vorrebbe anche dire prolungare il conflitto, coinvolgere le milizie in una guerra che sta costando molto sia in termini economici che sociali e che ha puntati addosso gli occhi di tutto il mondo. Appoggiare Assad vuol dire continuare a combattere in Siria, spostare ulteriormente avanti nel tempo la fine della guerra. Senza contare l’ascesa della coalizione sunnita che potrebbe dare del filo da torcere all’esercito russo.

Federica Albano

L'autore: Redazione

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