Serbia: gli europeisti vincono le elezioni parlamentari

Pubblicato il 27 Aprile 2016 alle 10:06 Autore: Gabrielis Bedris

Serbia: maggioranza assoluta per il premier Vučić, liberista e pro-UE

I risultati elettorali serbi, oltre ad essere in contrasto con l’ondata di euroscetticismo che circola nel continente – in particolare in Ungheria, Polonia e Francia, con il contrappunto del voto presidenziale austriaco in cui ha prevalso l’estrema destra – sono apparsi come un clamoroso appoggio all’UE al di fuori dei suoi confini: nelle elezioni parlamentari oltre l’85 per cento degli elettori ha sostenuto i partiti pro-Europa.

Il premier Aleksandar Vučić del partito Progressista Serbo è emerso dal voto del 24 aprile 2016, grazie a oltre il 48% dei suffragi, con una maggioranza parlamentare assoluta di 131 posti sui 250 disponibili. Con questi numeri il premier dovrà, entro un mese, formare una nuova coalizione che prosegua la dolorosa revisione economica imposta dal FMI. I progressisti terranno un convegno il 28 maggio e “ci aspettiamo che subito dopo venga formato un nuovo governo, ha dichiarato ai giornalisti accorsi a Belgrado un premier sorridente.

Aleksandar Vucic celebrating the elections victory 640. Photo Beta

L’occhialuto 46enne, un tempo stretto alleato del leader di guerra Slobodan Milošević, ha promesso al paese di 7,2 milioni di abitanti che lo Stato porrà fine al sostegno alle imprese non redditizie, che ridurrà la pubblica amministrazione e che liberalizzerà i mercati. Nella tornata elettorale Vučić ha superato il Partito Socialista di Ivica Dačić  (11%) e i rinascenti nazionalisti del Partito Radicale Serbo (8%) guidato da Vojislav Šešelj, che sostiene maggiori legami con la Russia e che a marzo è stato assolto dalle accuse di crimini di guerra dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia de L’Aia.

La Serbia e le prospettive europee

Gli elettori serbi hanno riposto in Vučić le speranze dell’adesione all’Unione Europea entro il 2020, ma questa ambizione potrebbe essere minacciata sia dalla riluttanza dell’UE ad espandersi dopo anni di crisi economica e politica, sia dalla lentezza delle riforme serbe. Theresa May, il ministro degli interni britannico, lunedì ha menzionato la Serbia parlando dei paesi afflitti da criminalità organizzata, corruzione e terrorismo. “È davvero giusto che l’UE debba semplicemente continuare ad espandersi conferendo ai nuovi Stati membri tutti i diritti d’appartenenza?”, ha chiesto la May.

Anche se molti serbi sono convinti che l’UE abbia già dato una risposta negativa alla domanda, il voto di domenica potrebbe aver dissipato i timori di una virata verso Mosca, ma ora spetta al premier l’arduo compito di convincere tutti quanti che l’adesione dall’Unione Europea è ancora un obiettivo realistico. Quasi due decenni dopo le sanguinose guerre che hanno lacerato parte dell’ex Jugoslavia, la Serbia è una delle ultime nazioni ex-comuniste europee ad aver intrapreso una revisione su vasta scala dell’economia. Tuttavia è significativo il ritardo anche rispetto ai “nuovi” membri dell’Unione Europea, come ad esempio gli ex vicini jugoslavi Slovenia e Croazia, che sono entrati a farne parte, rispettivamente, nel 2004 e nel 2013.

Kosovo Serbia Elections

Le opposizioni denunciano le irregolarità del voto

Dovremmo attendere giorni o addirittura settimane per avere le dimensioni definitive del successo di Vučić, dal momento che i conteggi finali saranno completati entro giovedì. Inoltre i leader dell’opposizione hanno lamentato anomalie di voto e hanno sostenuto che avrebbero controllato tutte le liste e le schede elettorali; l’ex presidente socialdemocratico Boris Tadić ha segnalato che potrebbero nascere delle proteste. Alle critiche sono seguite delle denunce da parte dei gruppi di difesa civica, i quali hanno accusato Vučić di aver soppresso i media e di aver attivato misure che limitano la democrazia.

Gli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa hanno reso noto che i serbi hanno votato liberamente, ma c’è stato “un abuso di risorse amministrative” da parte dei partiti di governo che hanno impedito ai concorrenti un’effettiva parità di condizioni. “Le libertà fondamentali sono state rispettate e i candidati hanno impostato le loro campagne elettorali liberamente” – hanno scritto nel rapporto l’OSCE e l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa – “ma il risultato del Partito Progressista Serbo e, in misura minore, quello del Partito socialista, hanno avuto un indebito vantaggio“.

L'autore: Gabrielis Bedris

Nato a Vilnius in Lituania, ho esercitato la professione di avvocato per 25 anni, ora opero come consulente giuridico in Ucraina, Kiev. Iscritto all’ordine dei giornalisti in Ucraina, collaboro in Italia con Termometropolitico e altre riviste, scrivo giornalmente sul mio blog: bedrisga.worldpress.com
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