Pubblicato il 27/04/2016

Rassegnatevi, in ufficio i robot prenderanno il vostro posto

autore: Antonio Scafati
I robot prenderanno il nostro posto in ufficio

Rassegnatevi, in ufficio i robot prenderanno il vostro posto

Robot, macchine, computer: sono gli avversari con cui dovremo combattere in futuro per tenerci il nostro posto di lavoro? Forse. I numeri suggeriscono che la direzione è questa. E molta gente in giro per il mondo non ha dubbi al riguardo. Del resto le macchine costano all’inizio ma alla lunga rappresentano un investimento vantaggioso per le aziende. E ormai sono in grado di fare molte cose, non solo lavori manuali. Tra qualche anno in ufficio il vostro vicino di scrivania potrebbe essere un robot? Non è escluso. Parafrasando Humphrey Bogart, si potrebbe dire: “È la tecnologia, bellezza! E tu non ci puoi far niente!”

In India e non solo le macchine stanno progressivamente prendendo il posto degli operai. Nel marzo 2014, il Los Angeles Times ha pubblicato una notizia scritta interamente da un computer. A Kinshasa, capitale del Congo, in alcuni incroci a gestire il traffico hanno messo dei robot. Nella città giapponese di Nagasaki è stato aperto un hotel dove lo staff è composto da un mix di esseri umani e robot. Nel 2014, a Hong Kong, una società d’investimento ha scelto di mettere a capo del proprio Consiglio di Amministrazione un algoritmo, col compito di decidere dove investire.

Secondo i dati della International Federation of Robotics, il numero di robot industriali è cresciuto del 72 per cento negli ultimi dieci anni. Nello stesso periodo, la manodopera negli Stati Uniti si contraeva del 16 per cento. Entro il 2020, circa 7 milioni di posti di lavoro nel mondo potrebbero sparire per essere sostituiti dalle macchine. Secondo un report della Banca Mondiale, sono soprattutto i paesi in via di sviluppo che potrebbero scegliere i robot. La ragione? Molti dei lavori da affidare alle macchine sono spariti nei paesi avanzati.

Le macchine prenderanno il nostro posto in ufficio

Credits – Steve Juvertson (CC BY 2.0)

Robot sul posto di lavoro: cosa ne pensa la gente

Eppure non c’è un nesso tra progresso tecnologico e aumento della disoccupazione. C’è invece un processo di selezione naturale all’interno di un quadro in mutamento. Secondo una ricerca condotta dall’ADP Research Institute, nel complesso la gente non vede male l’idea di affidare ai robot i compiti più ripetitivi: la pensa così il 55 per cento degli intervistati.

In Germania i lavoratori sono meno inclini a vedere un futuro fatto di fabbriche piene solo di macchine che avvitano bulloni. Anche in Francia, Regno Unito e Singapore la percezione non è così netta.

I cinesi al contrario ritengono che in futuro le attività ripetitive saranno roba per robot. Anche Stati Uniti e India la pensano allo stesso modo: due terzi degli intervistati sono dell’idea che saranno le macchine a sostituire la mani dell’uomo. I dati raccolti dal Pew Research Center raccontano una storia simile: il 65 per cento degli americani pensa che nel giro di 50 anni i robot avranno rimpiazzato gli esseri umani in molte attività lavorative. Ma l’80 per cento pensa però che il proprio lavoro non sparirà a causa dei progressi tecnologici.

Secondo uno studio condotto dalla Citibank e dall’Università di Oxford, le città americane dove è più alta la possibilità di vedere robot sostituirsi all’uomo in molte mansioni sono Huston (Texas), Sacramento (California), Dayton (Ohio) e Los Angeles (di nuovo California).

Come evidenziano i numeri dell’ADP Research Institute, l’approccio nei confronti di questo scenario cambia a seconda dell’età: sono i giovani lavoratori e quelli senza ruoli dirigenziali ad essere più spaventati per la concorrenza di macchine e robot. Quelli più anziani e con posizioni dirigenziali guardano al progresso tecnologico con maggior favore.

Immagine in evidenza – Credits: Spephen Chin (CC BY 2.0)

Autore: Antonio Scafati

Antonio Scafati è nato a Roma nel 1984. Dopo la gavetta presso alcune testate locali è approdato alla redazione Tg di RomaUno tv, la più importante emittente televisiva privata del Lazio, dove è rimasto per due anni e mezzo. Si è occupato per anni di paesi scandinavi: ha firmato articoli su diverse testate tra cui Area, L’Occidentale, Lettera43. È autore di “Rugby per non frequentanti”, guida multimediale edita da Il Menocchio. Ha coordinato la redazione Esteri di TermometroPolitico fino al dicembre 2014. Follow @antonio_scafati
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