28/02/2019

Case chiuse, la mappa dei luoghi dove sono permesse

autore: Gianni Balduzzi
case chiuse

Case chiuse, la mappa dei luoghi dove sono permesse

E’ un vecchio, vecchissimo tema. D’altronde si parla di quello che un detto popolare chiama il mestiere più vecchio del mondo.

La prostituzione e la sua legalizzazione occupano il dibattito dei Paesi in varie forme, unendo permissivismo e tolleranza, a restrizioni e condanne e tanta, tanta ipocrisia.

Da quanto nel 1958 le case chiuse furono chiuse in Italia non si è fermato il dibattito tra chi le vorrebbe riaperte e legali (con tanto di fiscalità relativa) e chi invece pensa che debbano rimanere chiuse. Vuoi per questioni di pubblica morale, vuoi per motivi legati al femminismo.

Le mappe di Vivid Maps hanno raccolto informazioni anche su questo argomento, mostrandoci quanta diversità ci sia nel mondo su questo tema.

Si va da un divieto totale solo che per prostituta, però risolvibile con una multa relativamente bassa, al contrario a uno solo per il cliente

Vi sono poi vari livelli di tolleranza. Da una legalizzazione completa con il permesso di istituire bordelli, a una che consente solo l’esercizio autonomo da parte delle prostitute, con tanto di tassazione. Alla deregulation di fatto con la punizione dello sfruttamento della prostituzione

In parte le differenze ripercorrono le divisioni culturali dell’Europa, ma ve ne sono anche alcune interessanti tra i Paesi che da sempre sono considerati ugualmente progressisti

Case chiuse, il Sud America il più permissivo

Per esempio Paesi tradizionalmente più liberal nell’immaginario collettivo come Svezia e Norvegia, e dal 2017 la Francia, vietano completamente la prostituzione, in nome dei diritti delle donne, mentre altri più conservatori, come la Turchia e la Tunisia, o alcuni del centro e Sudamerica la permettono.

Tra i permissivi l’Est Australiano, il Messico, il Perù, la Germania, la Svizzera, l’Austria. Il Nevada negli USA è l’unico Stato permissivo, mentre tutti gli altri vietano di pagare per il sesso.

Vi sono poi quei Paesi che come l’Italia e la gran parte dei Paesi europei che vietano lo sfruttamento organizzato della prostituzione e l’induzione. Così anche in Argentina, Cile e Brasile. Qui però non vi è un divieto esplicito, se non quello appunto di sfruttamento economico della prostituzione. E quindi della creazione di case chiuse. Non c’è alcuna regolazione, ma speso un’area grigia a metà tra permissivismo e divieto.

Si noti poi come i Paesi che più spesso sono destinazione di chi cerca sesso facile e a poco prezzo, come il Sud-Est asiatico o Ucraina e Russia vietino completamente la prostituzione. Almeno sulla carta, visto che nella realtà, anche con la complicità della polizia vengono mossi milioni di euro proprio in quei luoghi

Case Chiuse, le multe per clienti e prostitute

Laddove vi è la criminalizzazione solo della prostituta, per esempio in Russia, Ucraina, Lituania, Romania e in tutta l’ex Jugoslavia la multa è veramente lieve, per esempio di 30€ in Russia, di 8€ in Moldova. Non un grande disincentivo quindi.

Si arriva a 330€ in Romania e Serbia, con la possibilità di finire in carcere per alcuni giorni.

E poi vi sono i Paesi in cui si colpisce solo il cliente. Sono quelli in cui è prevalsa la visione femminista, per esempio in Svezia, in Norvegia, in Irlanda, Islanda, e dal 2017 anche in Francia.

In quest’ultimo Paese la multa per il cliente è di 1500€, e di 3500€ se c’è recidiva. In Svezia la multa è basata sul reddito, ma come in Norvegia c’è il rischio anche di 6 mesi di carcere.

 

 

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Autore: Gianni Balduzzi

Editorialista di Termometro Politico, esperto e appassionato di economia, cattolico- liberale, da sempre appassionato di politica ma senza mai prenderla troppo seriamente. "Mai troppo zelo", diceva il grande Talleyrand. Su Twitter è @Iannis2003
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